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Zigulì si fa film

Nel cortometraggio - realizzato da Rai Cinema - Massimiliano racconta in prima persona la sua esperienza di paternità

19 novembre 2020

Qualche sera fa, mentre facevo zapping alla tv, mi è capitato di assistere alla performance strampalata di un ragazzino che cantava a squarciagola questo grande successo degli anni Settanta: “Mentre attraversavo London Bridge/ Un giorno senza sole/ Vidi una donna pianger d'amore/ Piangeva per il suo Geordie/ Impiccheranno Geordie con una corda d'oro/ È un privilegio raro/ Rubò sei cervi nel parco del re/ Vendendoli per denaro”. Lo avrete capito... Si tratta proprio di Geordie del grande maestro “Faber” De Andrè! Oltre alla singolarità dello show canoro, mi ha incuriosito un altro personaggio rimasto sullo sfondo della scena: un bambino che si dimenava sul letto, probabilmente il fratello dell'aspirante cantante!

Dopo qualche minuto, mi son reso conto che in realtà guardavo una puntata speciale del Tg1 dedicata a un papà e a suo figlio con disabilità (tanto per intenderci quest'ultimo era proprio il ragazzino rimasto in secondo piano durante la cover del fratello).

Dunque, lo speciale presentava “Zigulì”, documentario di Francesco Lagi, ispirato al racconto autobiografico, Ziguli. La mia vita dolce amara con un figlio disabile (Mondadori, 2012), dello scrittore e docente universitario Massimiliano Verga, padre di Moreno affetto da cecità e da una forma di autismo complessa.

Tra me e Massimiliano c’è un’amicizia di lunga data, segnata da sfide calcistiche e dalla condivisione di un dialogo aperto sui temi dell’inclusione. Ricordo ancora con piacere l’incontro che abbiamo condotto insieme al Centro Documentazione Handicap di Bologna, dal titolo “Il Derby dell’Inclusione” dove abbiamo affrontato in chiave ironica aspetti importanti dell’inclusione scolastica.

Nel cortometraggio - realizzato da Rai Cinema e andato in onda lo scorso 1 novembre in seconda serata su Rai 1 - Massimiliano racconta in prima persona la sua esperienza di paternità, dove emerge - come si legge su RAI Ufficio Stampa - “la fragilità di un padre di fronte alla disabilità del figlio […] Il bisogno intimo di sparire. La pallina dolce di una caramella e l’amaro di una lingua che lecca per terra. E poi le testate, le spinte, i morsi, i graffi tra gli abbracci e le esplosioni di risate. E, qualche volta, i baci. Perché in questa storia, che è soprattutto una storia d’amore, tutto accade disordinatamente, senza nessun galateo sentimentale”. 

Ebbene si, la storia procede senza il tentativo di edulcorare l’esperienza reale, difatti, la rappresentazione sembra quella di una storia d’amore complessa in cui possiamo vedere chiaramente gli elementi di sofferenza. Verga infatti quando ci spiega perchè ha scelto il nome “Zigulì” racconta, sia nel libro che nel documentario, che il simpatico nomignolo si riferisce alla grandezza del cervello del figlio. Quella di Massimiliano e Moreno è quindi una storia priva di buonismo e di pietismo; è un rapporto intriso di vissuti emotivi che giorno dopo giorno diventano veri e propri paradossi, perché, come dice Verga nel film, “Moreno ti costringe a coltivare il dubbio, a non dare nulla per scontato, a improvvisare”.

Proprio alcuni anni fa, Igor Salomone - autore del libro Con occhi di padre. Viaggio intorno a quel che resta del mondo (Erickson, 2011) - in un articolo su Superando.it poneva alcune domande (come ad esempio: “Si può esporre la propria paternità senza chiedersi dove finisce il ruolo paterno e dove inizia la propria condizione di uomo? E come tra loro si parlino?”) invitandoci a riflettere su un argomento attualmente al centro di studi e ricerche nel mondo della disabilità e dell'educazione in generale, ossia il ruolo dei padri oggi, o meglio, la figura dei padri con figli con disabilità.

Zigulì ci vuole riproporre in maniera cruda e veritiera tale questione, senza avere la presunzione di trovare soluzioni, dando quelle che mi piace definire “non risposte”. Queste infatti molto spesso hanno un potere più grande: trovano senso, solo se diamo voce ai tanti Massimiliano e Igor, affinché quello dei padri nella genitorialità non sia più un ruolo solo “marginale”.

E voi, di quali esperienze vi fate portavoce?

Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulla mia pagina Facebook e Instagram.

di Claudio Imprudente

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