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Applausi per Zebra!

Trasformazione e disabilità, sfighe che diventano sfide… La disabilità ci obbliga a cambiare prospettiva, a cambiare punto di vista: il mondo dipende da come lo guardi, la disabilità dipende da come la guardi, o no?

13 ottobre 2020

È da qualche giorno che non posso fare a meno di canticchiare questo ritornello: “Una zebra a pois/Me l'ha data tempo fa/Uno strano Maragià/Vecchio amico di papà/Una zebra a pois/
Beh, che c'è?/A pois, a pois, a pois...”. La riconoscete, vero? È il famoso successo cantato da Mina negli anni Sessanta! Ma in realtà, quella che ho in mente è la sua rivisitazione in chiave rap “C’è bisogno di Zebra” dello stravagante gruppo musicale-teatrale “Oblivion” e degli attori con e senza disabilità del Teatro Camelot di Bologna.

L’esibizione, che propone in maniera del tutto ironica e colorita un ideale di bellezza non conforme agli standard, è stata realizzata nell’ambito di “Artemente – V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare”, tenutasi gli scorsi 2, 3 e 4 ottobre presso la Biblioteca Sala Borsa di Bologna.

Il progetto nasce nel 2014 dalla collaborazione tra Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e il Nuovo Comitato Il Nobel per i disabili Onlus, di cui è presidente Jacopo Fo - figlio dei fondatori e pluripremiati attori Dario Fo e Franca Rame - che nel suo intervento di benvenuto online, parte da un’ interessante riflessione, ovvero l’arte come “cura”, come “medicina sociale”, che aiuta ciascuno a entrare in contatto con sé stessi, a comunicare con gli altri, rappresentando i propri vissuti e tutto ciò che è di difficile espressione.

Da questo concetto si sviluppa, tra spettacoli, mostre e webinar, il punto focale dell’evento, ossia il binomio arte-salute mentale. Infatti, come si legge dal sito, Artemente è: “Un progetto innovativo [...]nato per far conoscere e apprezzare artisti che operano al di fuori delle norme estetiche convenzionali. […] Una manifestazione che celebra gli artisti dalla creatività “differente” che non trovano spazio nei normali canali espositivi [...]”.

L’intento è quindi quello di far sì che l’arte degli “outsider”, di coloro che (purtroppo ancora oggi) vengono considerati invisibili, non rimanga autoreferenziale, ma si trasformi in bene collettivo con la sua capacità di “macchiare”, di ribaltare il punto di vista di tutte e tutti.

In merito si esprime Cinzia Lenzi, una delle ideatrici del festival: “Il progetto Arte irregolare vuole essere uno stimolo per produrre un reale cambiamento nella vita della persona e più in generale un cambiamento culturale che riguarda tutti noi quando parliamo di salute e in particolare della salute mentale. Conosciamo il potere dell’arte, della bellezza e delle passioni, perché lo abbiamo vissuto anche personalmente, soprattutto nei momenti di difficoltà”.

Prendendo spunto dall’idea di cambiamento culturale, Alberto Canepa ed Elisa Caldironi, fondatori del Teatro di Camelot - che colgo l’occasione per ringraziare – mi hanno dato l’opportunità di offrire un importante contributo nell’introduzione allo spettacolo Primo Miracolo Outsider, sulle tracce di Dario Fo, per parlare di trasformazione e disabilità, di sfighe che diventano sfide, e così ho detto la mia: “Trasformazione, una formazione! Tutti siamo chiamati a formarci sulla disabilità che è una trasformazione, o no? La disabilità ci obbliga a cambiare prospettiva, a cambiare punto di vista: il mondo dipende da come lo guardi, la disabilità dipende da come la guardi, o no? Di per sé la disabilità è una sfiga: basta cambiare consonante e diventa una sfida! È una sfiga ma dipende da te, o no?”

Che dire, e voi, tra sfide e cambiamenti, avete mai incontrato una zebra a pois?

Scrivete a claudio@accaparlante.it oppure sulla mia pagina Facebook e Instagram.

di Claudio Imprudente

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