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Una storia d’amore e distrofia

Alla fine dell’estate due adolescenti si innamorano su un’isola in Sicilia, ma la malattia si mette di mezzo come un terzo incomodo. Il regista Camaini: “Prendendo la malattia in una fase non ancora acuta, avevo la possibilità di concentrare le mie attenzioni sulle ricadute psicologiche più che sui problemi fisici”. Su Netflix

12 giugno 2021

ROMA - Lorenzo e Sara sono due adolescenti che s’innamorano alla fine dell’estate su un’isola in Sicilia; galeotto è un corso di vela, che lei frequenta e di cui lui è aiuto-istruttore. A un primo approccio sembrerebbe un film per teenager “Sulla stessa onda”, diretto da Massimiliano Camaini e disponibile su Netflix. Invece in questa passione ancora acerba e a tratti incerta, la prima per entrambi, irrompe un terzo incomodo ingombrante: la distrofia muscolare, scoperta da bambina ma con i primi sintomi manifestati a 13 anni, e tenuta nascosta a Lorenzo. Sara, infatti, cerca di derubricare il loro rapporto a un flirt estivo, perché non vuole rivelare il suo segreto, temendo la commiserazione. La malattia si aggrava nei mesi successivi, tutto sembra precipitare, ma a reggere sono proprio le relazioni, pur malferme nella loro perenne e strutturale precarietà.

“Prendendo la malattia in una fase non ancora acuta, avevo la possibilità di concentrare le mie attenzioni sulle ricadute psicologiche più che sui problemi fisici. Avevo più spazio per raccontare la relazione fra i due ragazzi. Esiste qualcosa emozionalmente più forte dell’amore? L’emotività del film doveva venire dalla risposta a questa domanda”, spiega il regista. Tornati nella realtà quotidiana di Palermo, i due adolescenti si trovano ad affrontare non solo il problema della malattia, ma cuori ammaccati per varie ragioni: lei per i genitori separati che vogliono tornare a vivere insieme proprio a motivo delle sue condizioni, lui per la morte della madre da elaborare.

Apparentemente è la distrofia a dettare i tempi della storia d’amore fra i ragazzi, in realtà è parallela alle altre difficoltà che ognuno vive. A questo proposito è evocativo il titolo della pellicola, prodotta da Cinemaundici: il fatto di essere sulla stessa onda richiama l’instabilità delle situazioni, i rapporti con alti e bassi, la variabilità delle circostanze che però, alla fine, hanno la capacità di collante, perché insieme si torna sempre a galla. Grazie alla corrente silenziosa e invisibile che muove le acque in profondità: il comune denominatore dell’amore fra genitori e figli, tra fidanzati, tra amici e compagni di malattia, pur nell’inevitabile degenerazione fisica che comporta. Un aspetto, quest’ultimo, poco visibile nel film, se non durante una terapia in piscina con altri pazienti distrofici, ma resta comunque il pregio di affrontare un tema spinoso lanciando il messaggio che vale la pena amare senza sconti, sofferenza inclusa.

(La recensione è tratta dal numero di maggio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

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