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Infanzia, la garante: “Rafforzare i controlli sulle comunità per minorenni”

Carla Garlatti ascoltata dalla Commissione parlamentare di inchiesta: "I pm minorili dovrebbero poter accertare la qualità dell’accoglienza". Necessario adottare linee di indirizzo per il tariffario nazionale e individuare una nomenclatura comune

7 ottobre 2021

ROMA - “È necessario rafforzare i controlli sulle comunità di accoglienza dei minori”. Ad affermarlo è Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ascoltata oggi dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori presieduta dall’onorevole Laura Cavandoli.  “ pm minorili - dice Garlatti - dovrebbero poter condurre ispezioni non circoscritte alle sole verifiche finalizzate alla dichiarazione di adottabilità, ma accertare pure le condizioni di vita e il benessere dei ragazzi, il funzionamento delle strutture, la qualità dell’accoglienza, la dotazione e le competenze del personale e la validità del progetto educativo, come anche auspicato dal Csm. Tale attività dovrebbe essere interconnessa con quelle di regioni e comuni. Il personale delle procure dovrebbe essere potenziato. Per quanto riguarda l’Autorità garante, va precisato che quando vuole effettuare dei sopralluoghi è tenuta a darne preavviso ai gestori delle strutture. È evidente che questa modalità fa perdere efficacia alla verifica”. 
Per assicurare uniformità nel funzionamento delle comunità in Italia e rendere più facili i controlli, secondo l’Autorità garante, le regioni devono dare esecuzione alle “Linee di indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per i minorenni” approvate sin dal 2017 in seno alla Conferenza Stato-Regioni. Inoltre è "necessario adottare linee di indirizzo per il tariffario nazionale relativo ai costi dei minorenni in comunità e ai costi di gestione delle strutture: attualmente sono presenti solo macro-voci e mancano indicazioni sulla quantificazione della spesa o sui costi medi dell’accoglienza".  
Risulta indispensabile individuare una nomenclatura comune, secondo Garlatti. “Si parla in generale di comunità per minorenni - osserva - ma in realtà le categorie e le denominazioni sono tra loro difformi e questo rende difficile il monitoraggio”. Un monitoraggio che l’Autorità garante, negli scorsi anni, ha realizzato attraversi tre raccolte sperimentali, in collaborazione con le procure minorili. Una quarta è in corso e avrà come novità anche il censimento dei bambini e ragazzi allontanati d’urgenza e ospiti delle comunità. Resta il fatto che "occorre dare attuazione a quanto richiesto dal Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza rispetto all’esigenza per l’Italia di istituire un registro nazionale dei minorenni privi di un ambiente familiare".

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