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Povertà e disabilità, nel rapporto Istat mancano dati specifici

Denuncia della Fish: “Istat non ha adottato i principi della Concenzione Onu né il Programma d'azione: occasione mancata per indagare correlazione e avviare politiche contro l'esclusione”

20 giugno 2019

ROMA – La correlazione tra povertà e disabilità è un dato ormai certo e acquisito: l'Istat, però, non ne tiene conto e non la prende in esame. La denuncia arriva dalla Fish, dopo la pubblicazione, da parte dell'Istituto, del report annuale sulla povertà in Italia. “Istat non ha ancora adottato i principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, né gli impegni del Programma d’azione biennale sulla disabilità (decreto del Presidente della Repubblica 12 ottobre 2017). All’interno del report non troviamo, infatti, dati specifici sulla condizione delle persone con disabilità o confronti col resto della popolazione. Un’occasione mancata per indagare correlazioni e darne contezza come base di serie politiche contro l’esclusione”.
 
Altri studi, risalenti ormai a diversi anni fa, hanno evidenziato come la disabilità sia uno dei primi elementi di impoverimento delle persone e delle famiglie: tra questi, il Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale, pubblicato nel 2012 dalla Commissione d’Indagine sull’Esclusione Sociale (CIES) del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La Commissione nel frattempo è stata soppressa. “Quel rapporto – ricorda Fish - illustrava come la presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare possa essere una delle principali cause di deprivazione. Assenza di lavoro, sovraccarico assistenziale per la famiglia, costi sociosanitari, riflessi negativi sulla carriera lavorativa dei familiari sono, infatti, alcuni dei fattori che possono limitare l’accesso ai beni e ai servizi di cui dispone la maggior parte della popolazione”. In particolare, secondo quandto riportava l'indagine della Cies, vivono la condizione di “deprivazione materiale” (intesa come difficoltà a sostenere una serie di spese o al possesso di alcuni beni durevoli) il 24,7% degli individui con limitazioni gravi e il 19,7% dei non gravi, a fronte del 14,2% delle persone senza limitazioni.
 
“Un quadro di povertà e deprivazione che si combina spesso con altri elementi di discriminazione – ricorda Fish -: essere minori con disabilità (povertà minorile), essere donne con disabilità (disparità di genere), essere migranti con disabilità, vivere in territori con servizi e sostegni limitati. Il risultato è quello su cui Fish attira l’attenzione: la discriminazione multipla ancora oggi così sottovalutata in termini di rilevazione, di consapevolezza e, quindi, di politiche e servizi, siano essi mirati alla disabilità o al contrasto della povertà”.

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