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Elezioni 2018, appello di Fish alle forze politiche

Bandire la segregazione, combattere l’abbandono, dare concretezza all’uguaglianza delle opportunità e all’inclusione sociale: in 16 punti, Fish segnala alle forze politiche in campagna elettorale i “temi” caldi per la disabilità

18 gennaio 2018

ROMA – Le leggi e i riferimenti teorici ci sono, ma la realtà è tutta diversa: la disabilità è tutelata solo a parole, perché la politica non sa concretamente sostenerla. E non si impegna a farlo, come dimostra anche l'attuale campagna elettorale in cui, fino a questo momento, il tema non è proprio entrato. Per questo, Fish ha elaborato un documento, che oggi indirizza alle forze politiche, a partire da un “impianto valoriale” già dettato dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e dalle indicazioni operative contenute nel Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. “Nonostante questi strumenti normativi ed impegni politici, nonostante alcune buone norme e altrettanti pronunciamenti della Corte Costituzionale, le persone con disabilità continuano a incontrare ostacoli nella loro partecipazione nella società e a subire violazioni dei loro diritti umani in ogni parte d’Italia e in diversi momenti della loro vita”, scrive Fish nella premessa del documento, che si articola in 16 punti.
 
Riconoscimento della condizione di disabilità. E' urgente, innanzitutto, rivedere le modalità di accertamento dell’invalidità, che Fish definisce “vetuste” e che “producono esiti assolutamente inadeguati alla costruzione di progetti personalizzati, alla attivazione di sostegni adeguati, alla predisposizione di politiche coerenti e di servizi inclusivi”. Occorre quindi “adottare nuovi modelli che sappiano riconoscere le differenze, che accomunano ma distinguono ogni essere umano, delineare e supportare progetti di vita, contrastare la discriminazione, favorire l’accrescimento della consapevolezza, l’autodeterminazione e l’autorappresentanza”.
 
Politiche e servizi per la vita indipendente e l’inclusione nella società. Lo Stato, le regioni, gli enti locali devono sostenere i progetti per la vita indipendente delle persone con disabilità. In particolare, “vanno previsti stanziamenti strutturali, giacché non si tratta di spese, ma di investimenti. In questa prospettiva è anche necessario giungere all’abrogazione delle tutele legali coercitive (inabilitazione e interdizione) ed il rafforzamento di quelle più prestazionali come l’amministratore di sostegno”.
 
Non autosufficienza e servizi di supporto intensivo. Occorre poi “attribuire forza di legge ad un piano sulla non autosufficienza e vita indipendente, che comprenda la “definizione di livelli essenziali delle prestazioni ed interventi sociali”, la “ricomposizione della correlata spesa socio-assistenziale e socio-sanitaria”, al fine di assicurare che la globalità di tali interventi disponga di adeguate risorse e sia pertanto resa pienamente esigibile, con “un incremento graduale e strutturale delle risorse fino a 7 miliardi”. Occorre inoltre una “ridefinizione delle modalità di compartecipazione (Isee) e agevolazioni fiscali e tributarie, superando inique interpretazioni comunali e regionali”.
 
Riconoscimento del ruolo del caregiver familiare. Fish chiede poi di “giungere ad una norma che riconosca e valorizzi il ruolo del caregiver familiare, ma unitamente a concrete misure di tutela previdenziale, di malattia, di tecnopatie e di riconoscimento di contributi utili al pensionamento con ciò che comporta in termini di copertura finanziaria. Tali misure – aggiunge - vanno affiancate a solide misure per la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro, per lo sviluppo del welfare aziendale, per contrastare l’abbandono del mondo del lavoro da parte dei familiari delle persone con disabilità, con particolare attenzione alle donne e al loro maggiore rischio di marginalizzazione o di delega esclusiva del lavoro di cura”.
 
Diritto alla salute. Per garantire il diritto alla salute, occorre “attribuire un ruolo centrale alle persone con disabilità nei programmi di abilitazione e riabilitazione affinché esse stesse siano protagoniste di rafforzamento delle attitudini e potenzialità individuali”. A tal fine, “è centrale la reale disponibilità di ausili e tecnologie adeguate, attuando realmente il nomenclatore tariffario approvato nei LEA e nuove linee guida sulla riabilitazione”. E' necessario anche “considerare la prospettiva delle donne e delle ragazze con disabilità nei servizi sanitari (informazione, prevenzione diagnosi, cura) di ostetricia, ginecologia e per la salute riproduttiva”.
 
Violenza di genere e disabilità. Per tutelare le ragazze e le donne con disabilità, occorre “incentivare l’adozione della prospettiva della disabilità nei servizi di prevenzione o di protezione dalla violenza di genere”.
 
Diritto allo studio. Per quanto riguarda la scuola, bisogna rafforzare la sua “capacità di includere anche gli alunni con disabilità anche grave che necessitano di percorsi di qualità con maggiori sostegni, di carattere organizzativo, tecnico/didattico ed educativo; bandire le 'classi pollaio' ma prima ancora le segreganti 'aule di sostegno', novelle forme delle classi e scuole differenziali”, nonché “assicurare una maggiore qualificazione del personale coinvolto”.
 
Inclusione lavorativa. In ambito di diritto al lavoro, Fish chiede di “contrastare la disoccupazione, compreso quella delle persone con disabilità, vittime dello stigma dell’improduttività, attraverso strumenti concreti che garantiscano alla persona di ambire ad un
lavoro confacente alle proprie abilità residue e necessità e senza discriminazioni legate alla disabilità o al genere”.
 
Diritto alla mobilità. Deve essere poi “rilanciato” il diritto alla mobilità, integrando anche “i rinnovati principi di diritto internazionale (CRPD) attraverso il coordinamento della normativa esistente nella direzione della non discriminazione e dell’universal design, e la costruzione di un piano nazionale (in analogia al piano sulle ciclabilità) che promuova, rafforzi e renda effettivi quelli territoriali con adeguati e progressivi stanziamenti che migliorino la qualità dell’abitare e qualifichino lo spazio costruito di destinazione pubblica”. Fish ricorda poi che “va adottata la Disability Card europea per garantire l’accesso agevolato a musei, cinema, teatri, trasporti, nonché il turismo per tutti” deve essere “resa obbligatoria l’accessibilità dei veicoli, dei natanti e dei sistemi di trasporto urbano e suburbano”.
 
Accessibilità alle nuove tecnologie e diritto all'informazione e alla cultura. E' necessario poi “garantire il diritto all’accessibilità anche delle Ict (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), come pure “garantire un migliore accesso all’informazione, incentivando e controllando gli standard di accessibilità del web anche vincolando l’erogazione di contributi pubblici all’editoria”. Occorre poi “garantire l’accessibilità all’informazione anche alle persone con disabilità intellettive e disturbi del neuro-sviluppo attraverso il linguaggio facile da leggere e da capire”, come pure “incentivare e garantire l’accesso alla cultura.
 
Protezione civile e Cooperazione internazionale. Fish chiede poi di “promuovere l'adeguata protezione delle persone con disabilità nelle catastrofi naturali attraverso l’emanazione di un piano ad hoc nei progetti della Protezione Civile” e di “promuovere la cooperazione internazionale fondata sull’inclusione sociale delle persone con disabilità al fine di disseminare il nuovo paradigma sulla disabilità oltre i confini dell’Italia e dell’Unione”.
 
Sistemi statistici e monitoraggio sui diritti umani. Fish denuncia l’assenza della disabilità nell’Annuario Statistico dell’Istat 2017, nonché il perdurante ritardo della presentazione della relazione al parlamento della legge 104/92 e sulla legge 68/99. E' necessario colmare queste lacune e “dotare l’Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità (OND) di strumenti e di risorse sufficienti per una più concreta capacità di indirizzo e di orientamento delle istituzioni di ogni livello, e giungere rapidamente alla costituzione dell’organismo indipendente di monitoraggio dei diritti umani così come più volte richiesto dalle istituzioni internazionali”.
 
Partecipazione politica e civile. Infine, occorre “riconoscere il ruolo della rappresentanza delle persone con disabilità e dei loro familiari rafforzandone la partecipazione ad ogni livello istituzionale nell’ottica dell’amministrazione condivisa poiché la partecipazione è bene comune oltre che libertà”. A tal fine, Fish chiede di “ripristinare la parte di sostegno alla struttura delle associazioni prevista dalla legge 438/98 ed abrogata con il decreto legislativo 117/2017 (Terzo Settore)”. (cl)

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