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Salute mentale e covid, "servono linee guida"

Ad un mese dal sit-in l'associazione "Si può fare" chiede di alleggerire le misure restrittive per le persone accolte nelle Cta e nelle comunità alloggio. Sgarlata: "Manderemo un nuovo documento all'assessore per chiedere le linee guida sulla salute mentale"

1 settembre 2020

PALERMO - A distanza di un mese da quando familiari, associazioni e operatori della salute mentale, guidati dall'associazione regionale "Si può fare - Per il lavoro di Comunità”, avevano protestato davanti all'assessorato regionale alla sanità, ancora non si sono avute risposte. Tra le richieste più urgenti c'è quella di alleggerire le misure restrittive per le persone con patologie psichiatriche che si trovano in strutture sanitarie (Comunità terapeutiche Assistite) e comunità alloggio. Per queste, a causa del Covid 19, è avvenuta una pesante penalizzazione di tutta l'organizzazione di vita. Gli utenti, infatti, per uscire per soli due giorni, magari per andare a trovare i familiari o partecipare ad alcune attività, devono dopo sottoporsi sempre al tampone e alla quarantena di 15 giorni. Tutto questo scoraggia inevitabilmente le persone tanto da rinunciare a volte ad uscire.

In particolare occorre che l'assessorato alla sanità lavori concretamente alle linee guida per la questione Covid, al budget di salute dedicato al tema non ancora applicato pienamente, alle carenti piante organiche dei DSM, alla mancata attivazione della Consulta regionale dei familiari e degli utenti, alla mancata attuazione del Piano Socio Sanitario del 31.07.2017 e di molti altri punti del Piano Strategico per la Salute mentale del 2012.

Nella lettera, inviata all'assessore regionale alla sanità Ruggero Razza, dopo il sit-in dello scorso 29 luglio, si chiede: "che, si intervenga con linee guida per permettere che le persone ricoverate presso le CTA possano riprendere a svolgere il proprio PTRP (progetto terapeutico riabilitativo personalizzato) nel rispetto di tutte le disposizioni nazionali e regionali che permettono di svolgere tutte le attività in sicurezza. In particolare all’interno delle strutture occorre privilegiare il lavoro in piccoli gruppi in spazi ampi e ben areati o all'aperto, all'esterno della comunità uscite per attività individuali o in piccoli gruppi, in autonomia o accompagnati da un operatore o un familiare, secondo le previsioni del PTRI.". E' necessario, pure, tra le altre cose, che "vengano ripristinati i permessi brevi (uscite con i familiari e/o congiunti) e rientro a casa per un periodo concordato, al fine di costruire la giusta alleanza tra famiglie, utenti ed operatori della struttura, in un percorso di reciproca consapevolezza delle norme di sicurezza da adottare per il contenimento del contagio".

"La prima cosa da fare è sicuramente l'emanazione delle linee guida - sottolinea pure il presidente dell'associazione 'Si può fare - Per il lavoro di comunità' Gaetano Sgarlata - per alleggerire la situazione  pesante di 'reclusione' che vivono i pazienti ricoverati nelle CTA e comunità alloggio a causa delle misure adottate dal Covid 19. Uno dei problemi principali è che queste misure hanno di fatto accomunato le CTA alle RSA che sono di gran lunga ben diverse. Ricordiamoci che una cosa sono i bisogni di un anziano che riceve periodicamente le visite dei parenti e un'altra sono le comunità terapeutiche dove si trovano temporaneamente dei giovani, da 30 a 40 anni, per portare avanti un progetto riabilitativo che valorizzi tutte le loro potenzialità. Sono persone che facevano prima del Covid diverse attività e che ora sono bloccate in ciò che li aiutava. Per loro, purtroppo non c'è mai stata la fase 2 e la fase 3 dopo il lockdown. Consapevoli della situazione, stiamo, quindi, preparando un altro documento in cui proponiamo di prendere a modello le linee guida dell'Emilia Romagna che ha elaborato un protocollo secondo cui le persone possono continuare a fare attività esterne adottando questionari specifici e responsabilità da parte di utenti, familiari ed operatori sugli ambienti. Il concetto di responsabilità in questo caso diventa terapeutico e riabilitativo. In questo modo si eviterebbe di fare pagare sempre il prezzo più alto a tutte le persone più indifese. Siamo consapevoli delle difficoltà che troveremo ma siamo pronti ad andare avanti in maniera energica e costante nel raggiungimento degli obiettivi in cui crediamo".

"Il 12 settembre è previsto un incontro a Enna - continua Gaetano Sgarlata - in cui oltre a fare il punto su questa situazione, affronteremo tutta la problematica che investe il tema in misura più ampia per quanto concerne budget di salute, le piante organiche dei Dsm, la consulta regionale ed il coordinamento regionale della salute mentale. Certamente, sappiamo che, ci sono alcune esperienze virtuose di progetti individuali andati a buon fine che sono, purtroppo, ancora 'mosche bianche' rispetto al panorama di forte regressione di attenzione sul tema. Pertanto, lavoreremo in questa direzione con tutte le forze che abbiamo  per fare sì che si possano investire risorse adeguate su progetti di vita che prevedono casa, occupazione lavorativa e gestione del tempo libero. Nel quadro di una redistribuzione delle risorse, per esempio piuttosto che ai ricoveri nelle comunità terapeutiche pensiamo ai gruppi appartamento nell'ottica dell'accompagnamento all'autonomia. In questo modo auspichiamo anche un uso dei farmaci e dei ricoveri più saggio e misurato rispetto ai diversi casi".

di Serena Termini

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