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Coronavirus e demenze, “lockdown periodo tremendo. Attenzione alle conseguenze”

Persone con demenza regredite nelle loro capacità, caregiver stremati. A parlare è Monica Bacci, geriatra e presidente della onlus Non perdiamo la testa: “La convivenza forzata h24 ha creato attriti mostruosi, rischio depressione e aumento dei disturbi del comportamento”. Il 18 ripartono i colloqui individuali

17 maggio 2020

BOLOGNA – “La novità è che dal 18 maggio ripartiremo con i colloqui individuali a domicilio con la nostra educatrice e le nostre psicologhe, sia per il sostegno psicologico sia per la stimolazione cognitiva. Lo faremo nel pieno rispetto delle normative sulla sicurezza, prestando molta attenzione al distanziamento e all’uso di mascherine ffp2 e ffp3 senza valvola: sono importanti, perché spesso gli anziani che seguiamo si tolgono la loro”. A parlare è Monica Bacci, geriatra e presidente dell’associazione non profit bolognese Non perdiamo la testa, nata nel 2009 con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone con una demenza e dei loro familiari.
 
La fase del lockdown, per le persone con una demenza, è stata un periodo tremendo – spiega Bacci, anche direttrice sanitaria di un centro medico –. Dover restare sempre chiusi in casa, con i centri diurni chiusi, obbligati a restare h24 con il caregiver principale ha creato attriti mostruosi. Sinceramente, di fronte a certe situazioni che si erano venute a creare ho temuto il peggio. In generale posso dire che questa reclusione ha fatto molto male: le persone con una demenza hanno bisogno di aria e spazi aperti. Ora che è possibile consiglio ai caregiver due uscite quotidiane, per dare alle persone con demenza la possibilità di scaricarsi. Se non c’è una recrudescenza del virus, è giusto ricominciare. Ed è quello che noi faremo da lunedì”. Perché, come spiega Bucci, un isolamento prolungato potrebbe avere conseguenze molto negative: “Il rischio reale è che per le persone con demenza si registri una crescita di depressione e disturbi del comportamento. I caregiver, già ora, sono allo stremo delle forze. In molti mi chiamano per dirmi: ‘Non ce la faccio più’”.
 
“Non perdiamo la testa” organizza attività per tre tipologie di utenti: per gli anziani che vogliono tenere sveglia la mente; per le persone con un inizio di deficit cognitivo; per chi ha una diagnosi di demenza. Le attività rivolte alle prime due casistiche vanno sotto al nome “La palestra della mente”, un luogo dove allenare la memoria, l’attenzione, l’orientamento, il linguaggio e il ragionamento attraverso corsi di ginnastica mentale. Alle persone con una diagnosi, invece, è dedicato “Un invito fuori casa”, “i nostri caffè Alzheimer”, spiega Bacci. Incontri di stimolazione cognitiva, conversazione guidata, socializzazione, attività ricreative, lezioni di yoga. “L’isolamento e lo stop forzato a tutte le attività avrà ricadute sensibili. Dopo settimane ho rivisto un signore che seguiamo da tempo: aveva un inizio di deficit, oggi le sue condizioni sono decisamente peggiorate”.
 
In questi due mesi di lockdown l’associazione ha mantenuto i rapporti con i caregiver – più difficile mantenere quelli direttamente con i pazienti –, per offrire loro un sostegno psicologico; mentre per le persone anziane senza demenza della ginnastica mentale si sono organizzate – dove possibile – chat di gruppo con la condivisione, ogni settimana, di esercizi, attività e riflessioni. Unico tema vietato: il Covid-19. Tra gli spunti più apprezzati, le visite – e il successivo confronto – dei musei virtuali. Ma da lunedì si riparte: “Guardando all’immediato futuro, vorremmo privilegiare le attività all’aperto. In autunno, invece, speriamo di ripartire con tutte le attività. Gruppi piccoli e spazi ampi, sappiamo già che il problema principale per i corsisti sarà la mascherina”. A oggi Non perdiamo la testa organizza laboratori alla parrocchia degli Alemanni, dove ha la sede; alla parrocchia del Buon Pastore e presso l’associazione Amici di Tamara e Davide. “Utilizzeremo le stanze più grandi per garantire il distanziamento”.
 
Anche se tutto dovesse andare nel verso giusto, non sarà un ritorno alla normalità, quantomeno non come la conoscevano prima del 24 febbraio: “Certo le nostre attività servono per stimolare la mente, ma hanno anche una forte funzione socializzante. Per esempio, alla fine dei 10 incontri organizziamo sempre una pizza insieme. Ecco, questo nostro ruolo non potrà, almeno per il momento, essere centrale. Ma ce la metteremo tutta e faremo il possibile per tornare presto a vederci in faccia”.

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