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Trauma cranico, Gntc: possibile trattare anche casi impossibili

“Anatomia di un ritorno alla vita dopo un grave trauma cranico” è il convegno organizzato dall'Associazione Amici di Samuel, nell'ambito della XXI Giornata nazionale del Trauma cranico sulle sfide da affrontare e su come trattare i casi, anche quelli definiti “impossibili”

13 novembre 2019

ROMA - Un'occasione di confronto tra scienziati, professionisti e familiari di persone colpite da traumi cranici encefalici per parlare delle riabilitazioni più difficili. Grazie alla multidisciplinarietà della riabilitazione, al miglioramento organizzativo, alla maggiore preparazione delle equipe con il contributo della tecnologia, la possibilità di recuperare al meglio è ora possibile.  'Anatomia di un ritorno alla vita dopo un grave trauma cranico’ è il convegno organizzato dall'Associazione Amici di Samuel, nell'ambito della XXI Giornata Nazionale del Trauma Cranico (GNTC) e promossa dalla FNATC, che rappresenta oltre10.000 famiglie, sulle sfide da affrontare e su come trattare i casi, anche quelli definiti 'impossibili’, di persone colpite da una grave cerebrolesione acquisita per accompagnarli nella ricerca di nuove identità.
 
Se ne parlerà a Bergamo il 16 novembre 2019 (Auditorium Casa del Giovane, via Gavazzeni, 13), con la presenza di relatori, sia istituzionali sia professionisti del settore, e di familiari di persone colpite da un trauma cranico encefalico.
 
"La Giornata Nazionale del Trauma Cranico è un importante momento di incontro e confronto tra tutti i rappresentanti delle Associazioni" commenta Sandro Feller, Presidente della 21esimo GNTC "Emerge una chiara fotografia dell'assistenza e della riabilitazione della Grave cerebrolesione acquisita (GCA)in Italia. Pur con disomogeneità nei vari territori e aspetti da migliorare, il percorso sanitario ospedaliero presenta un buon livello di efficienza e organizzazione. Le criticità emergono nel momento successivo all'emergenza, ovvero il ritorno a casa e il successivo reinserimento lavorativo e sociale. Ad eccezione di poche realtà isolate, si fatica a proseguire e completare il percorso iniziato durante la fase acuta".
 
La GCA è un problema non solo sanitario ma anche sociale e familiare. Per questo motivo, la terapia deve essere multidisciplinare: il paziente va ristabilito fisicamente, mentalmente e soprattutto, nella fase post acuta, a livello sociale e comportamentale. L'obiettivo è rendere possibile il loro reintegro totale nella società, anche nei casi più complessi.
 
Anche se il caso si presenta difficile, bisogna sempre dare la miglior risposta possibile e spesso si ottiene di più di quanto si potesse sperare in partenza dice la dottoressa e relatrice del convegno Marina Zettin, direttrice del Centro Puzzle di Torino, Centro che si occupa esclusivamente dei traumatizzati cranici e delle gravi cerebro lezioni acquisite: "Dopo la riabilitazione ospedaliera, il percorso di chi ha subito un grave trauma cranico non è concluso, ma anzi entra nella sua fase più prolifica, cioè la parte socio-sanitaria: il paziente deve essere guarito a livello globale. Per questo noi del Centro Puzzle di Torino adottiamo un approccio olistico dove, a prescindere dalle condizioni del traumatizzato, partendo da una base teorica ricerchiamo nuove vie per una riabilitazione ad hoc, che coinvolga anche la famiglia e il lavoro. Alle terapie come la logopedia e la fisioterapia vengono affiancati dei trattamenti appositi per risolvere i problemi neuro-comportamentali; qui ci viene in soccorso la tecnologia: utilizziamo dei software per stimolare l'apprendimento della comunicazione verbale, gestuale e visiva, e un robot per l'equilibrio per gli esercizi di natura motoria e attentiva. La multidisciplinarietà dell'intervento è fondamentale, poiché tante funzioni del cervello corrispondono a tanti ingranaggi da dover solleticare".

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