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Màt, al via a Modena la nona edizione del Festival della salute mentale

Oltre 40 appuntamenti per offrire un panorama completo sul tema della salute mentale: dallo stigma all’empowerment, dall’accoglienza alle dipendenze. Dal 19 al 26 ottobre, dibattiti, conferenze, eventi artistici e culturali aperti a tutta la cittadinanza per sensibilizzare il territorio

19 ottobre 2019

MODENA - “In questi nove anni ho visto crescere la consapevolezza sul tema della salute mentale a Modena e provincia, mentre a livello nazionale c’è stato un ritorno solo nell’ultimo anno”. Fabrizio Starace è il direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl di Modena nonché ideatore di Màt, manifestazione organizzata a Modena con cadenza annuale. Dal 19 al 26 ottobre, una settimana di dibattiti, conferenze, eventi artistici e culturali aperti a tutta la cittadinanza dislocati in diverse aree della provincia per sensibilizzare il territorio sui temi della salute mentale, implementare la lotta al pregiudizio e allo stigma che gravano su chi soffre di disagio psichico per favorirne, invece, l’empowerment. Come sempre, anche quest’anno l’evento si svolge sulla base di un percorso di progettazione partecipata, in collaborazione con le associazioni locali e con il coinvolgimento di partner istituzionali e di un’ampia rete di utenti, familiari, operatori dei servizi di salute mentale, di volontariato e privato sociale e imprenditoriale, della scuola, delle università e delle fondazioni. “Con oltre 40 appuntamenti, Màt offre un panorama completo sulla salute mentale”.
 
Ad aprire la manifestazione, il Màt Pride, marcia per l’inclusione contro tutti i pregiudizi, in programma sabato 19 ottobre da Largo di Porta Bologna. “Il Màt Pride è la marcia per l’inclusione, contro tutti i pregiudizi – spiega Starace –: noi riteniamo il pregiudizio nei confronti delle persone con un disagio psichico esattamente come l’omofobia o la xenofobia. Ma è anche la marcia di chi si prende cura della salute mentale, a partire da quella personale. Non ci sono distinzioni tra utenti, familiari ed operatori, ma solo persone in cammino. Non ci sono etichette, solo volti e voci che vogliono ritrovare il diritto a una cittadinanza attiva e al benessere, in un percorso condiviso e consapevole”.
 
Altro appuntamento di spicco, il convegno “Quale psichiatria per una comunità che cambia’” a cura della Scuola di specializzazione in psichiatria, Dipartimento di scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze Unimore (lunedì 21 dalle 9). “Lo psichiatra del terzo millennio non può essere lo stesso di 20 anni fa – spiega Starace –. Deve sapere sintetizzare discipline e modi di elaborare la realtà in maniera complessa”. Il convegno sarà l’occasione per affrontare alcuni problemi della psichiatria: la carenza di operatori, le aspettative in mutamento circa la relazione di cura, il mandato sociale sul controllo del comportamento, i limiti del modello medico di malattia, le difficoltà nella lotta allo stigma.
 
Mercoledì 23 ottobre si parlerà di “Autismo in età adulta: dall’analisi dei bisogni al dovere delle competenze”, convegno a cura del Settore neuropsichiatria infanzia e adolescenza del Dsmdp di Modena: “Come dice Gianluca Nicoletti, la persona con autismo, compiuti 18 anni, diventa un fantasma. L’evento vuole portare l’attenzione proprio sui disturbi dello spettro autistico in età adulta, in particolare nel giovane adulto”. Nella presentazione del festival, Starace cita Greta Thunberg, la giovane attivista a cui è stata diagnosticata la sindrome di Asperger: “Ascoltiamo le persone che ci offrono risposte non standardizzate. La diversità è un valore: sfruttiamo le possibilità offerte da punti di vista differenti”.
 
Dibattito centrale di giovedì 24, “Conoscere i disturbi del comportamento alimentare: in-formati su anoressia e bulimia. Speed-date con gli operatori del Programma Dca”. “L’Oms ha incluso i disturbi dell’alimentazione tra le priorità per la tutela della salute mentale di bambini, adolescenti e giovani adulti. Solo una minoranza delle persone affette da questi disturbi riceve una diagnosi e un trattamento adeguato mentre l’identificazione precoce e l’inizio immediato della cura ne migliorano sensibilmente la prognosi”. Utilizzando la formula speed-date, che consente di scambiare rapidamente ed efficacemente informazioni e contenuti salienti, ogni partecipante avrà 10 minuti di tempo per incontrare a rotazione ogni ‘esperto’ nella sua postazione.

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