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Dispositivi di protezione, un problema per chi legge il labiale e tocca per vedere

Se la prossima “convivenza con il virus” imporrà il rispetto delle distanze e l'uso di guanti e mascherine, come faranno le persone che hanno una disabilità visiva o uditiva a comunicare con gli altri e a conoscere l'ambiente? Abbiamo chiesto all'Ens e all'Uici di indicarci criticità e possibili soluzioni per la prossima “fase 2”

21 aprile 2020

ROMA – C'è chi tocca per vedere e chi guarda per sentire: per gli uni l'obbligo delle distanze e l'uso dei guanti, per gli altri le mascherine sulla bocca  potrebbero rappresentare un problema serio, che rischia di compromettere la possibilità stessa di comprendere e comunicare. Come si prospetta allora il futuro prossimo per queste persone? Quali le criticità, le preoccupazioni e le possibili accortezze, per quella “fase 2” che pare stia per avviarsi? Lo abbiamo chiesto a Mario Barbuto, presidente dell'Uici, e a Giuseppe Petrucci, presidente dell'Ens.

Stare vicino è necessario per chi non vede. Ma deve farlo in sicurezza

La distanza imposta dal virus non può impedire l'accompagnamento e l'assistenza di cui chi ha una disabilità ha bisogno. E questo è tanto più vero quando la disabilità è visiva e l'accompagnamento presuppone quindi un contatto fisico. “In relazione alla prossima fase, la questione principale che riguarda sopratutto la disabilità visiva è quella del distanziamento sociale – spiega Barbuto - Distanziare significa non avere un contatto fisico: questo in alcuni contesti, sopratutto in relazione al servizio di assistenza per la mobilità autonoma, alla didattica, crea davvero grandissimi problemi. Occorre che vengano definire in maniera chiara le modalità con le quali queste distanze devono mantenersi, senza però umiliare, penalizzare o addirittura ledere il diritto delle persone con disabilità a fruire dei servizi”. Se accompagnare è necessario, farlo in sicurezza è obbligatorio. Barbuto denuncia però un problema grave, rispetto alla fornitura dei dispositivi di protezione individuale: “Nonostante le nostre ripetute richieste alla Protezione Civile, non abbiamo ottenuto nulla per le nostre 130 sezioni sul territorio, che stanno continuando a lavorare con operatori e volontari. Abbiamo dovuto fare ricorso al mercato parallelo con le nostre risorse. I dpi sono la base e il presupposto perché si possa riprendere l'attività associativa e quella nuova normalità fatta di accompagnamento e servizi domiciliari: siamo di fronte a un problema enorme, di fronte al quale, mi dispiace dirlo, ma il governo non sta mostrando la necessaria attenzione”.

Le mascherine impediscono di leggere il labiale

E' sopratutto la diffusione della mascherina a rappresentare un problema per le persone sorde che, “in questi giorni di emergenza stanno incontrando notevoli difficoltà – riferisce Petrucci – In questo contesto, infatti, le barriere della comunicazione, mai davvero superate, sono particolarmente alte, perché l’uso delle mascherine o di altre protezioni davanti al viso impedisce la lettura labiale, che rappresenta l’unico canale possibile di comprensione per chi non usi la lingua dei segni. Peraltro anche lingua dei segni è complicata dalla stessa mascherina, perché l’espressione facciale e certi articolatori grammaticali sono eseguiti sul volto e con le labbra. Lo scenario della fase due – immagina Petruci - sarà dunque ugualmente e forse ancora più problematico, per la crescente diffusione di questo dispositivo. Come Ens, siamo in contatto costante con il ministero della Salute e con la Protezione Civile, non solo perché le informazioni quali bollettini e conferenze stampa siano sempre accessibili alle persone sorde, ma anche per richiedere la produzione e distribuzione di mascherine trasparenti. Ci sono iniziative private in tal senso, lodevoli, ma occorre che le stesse siano omologate, quindi serve una verifica istituzionale. Siamo pronti a intervenire in tutte quelle situazioni, a livello nazionale e sul territorio, in cui ci siano segnalati disagi e problemi e per facilitare al massimo la comunicazione e l’accesso all’informazione. È fondamentale inoltre che l’informazione sia mantenuta accessibile a tutti anche nella cosiddetta fase 2, siano chiare le norme di comportamento, siano applicate sempre le norme previste dai decreti emanati per l’emergenza a tutela delle persone con disabilità e siano assicurati maggiori servizi per l’accesso alla comunicazione per tutti i cittadini sordi. Ci auguriamo di poter tornare presto a una qualche normalità perché le persone sorde in questa emergenza sono fortemente isolate e penalizzate”. (cl)

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