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Rsa, aperture ancora “con il contagocce”. Le richieste dei familiari

Monitoraggio del comitato Orsan: “Entrare in una Rsa è come entrare in un videogame, con protocolli inutili tra persone in possesso di green pass. Solo poche decine di visite al giorno, con chiusura il sabato e la domenica. Serve coinvolgere il volontariato”. E le proposte di Felicita: meno limiti alle visite, un garante degli anziani e il Muro della memoria

8 giugno 2021

ROMA – Nelle Rsa, poco o nulla è cambiato: le visite dei familiari sono riprese solo sulla carta, mentre nella realtà le strutture restano per lo più blindate, con regole rigide e severe limitazioni agli ingressi dei parenti. A denunciarlo è il comitato ORSAN – Open RSA Now, che con il suo Osservatorio ha svolto un monitoraggio su un campione di oltre 5 mila familiari con ospiti ricoverati. “Le 7.372 Rsa italiane continuano ad applicare in modo restrittivo il testo dell’ordinanza ministeriale dell’8 maggio 2021 sulla riapertura delle visite nelle strutture – riferisce il comitato - imponendo ai 350 mila ospiti e agli oltre 2 milioni di familiari incontri con il contagocce”.

Ad oggi, ci fa sapere Dario Francolino, presidente del comitato, “la situazione resta grave: in Piemonte, Veneto, Lombardia e parte della Toscana sta lentamente migliorando, ma restano anche qui pesanti limitazioni alle visite. Solo una volta a settimana, esclusi sabato e domenica e per non più di 15 minuti, sempre su appuntamento e con tampone, che solo in Lombardia e Piemonte è a carico delle Regioni. Nel resto d’Italia, da Roma in giù, è l’inferno, come se non fosse cambiato nulla. L’applicazione dell’ordinanza nazionale è un calvario – continua - un vero e proprio percorso a ostacoli. Entrare in una Rsa italiana oggi è come entrare in un videogame con un campo minato. Noi e i nostri cari non abbiamo intimità e dobbiamo rispettare protocolli inutili tra persone in possesso di green pass che ritardano le visite e ne rendono possibili solo poche decine al giorno, con chiusura il sabato e la domenica. Serve coinvolgere le associazioni di volontariato, la Croce Rossa, la Protezione Civile e chiunque possa aiutare a 'smistare il traffico' all’ingresso, accelerando il triage pre visita”.

Non solo: “Va cancellata la vergogna della firma del patto di condivisione del rischio unilaterale – aggiunge Francolino – e occorre lo stop alle quarantene per gli ospiti dopo l’uscita dalla struttura per una visita medica. Inoltre occorre garantire tamponi gratis a tutti i famigliari, da poter fare in ogni farmacia italiana”. Di qui la richiesta al presidente di Federfarma Marco Cossolo, alla presidente di Federfarma Lombardia Annarosa Racca, al vicepresidente della Camera dei Deputati Andrea Mandelli, “di adoperarsi per aiutarci a gestire questa difficile fase attraverso le farmacie dei servizi. Auspichiamo – conclude Francolino - che il tema delle Rsa non cada nuovamente nel dimenticatoio, dopo tutta la fatica fatta per riaprire alle visite dei familiari e ci aspettiamo risposte urgenti dal Ministero della Salute, dalla Conferenza Stato-Regioni e dalle direzioni sanitarie delle Rsa”.

Dal Patto di corresponsabilità al Garante degli anziani

Mantiene alta l'attenzione anche l'associazione Felicita, che nei giorni scorsi ha scritto ai prefetti di diverse città lombarde e non solo (Milano, Cuneo, Varese, Pavia, Treviso, Brescia, Genova, Terni, Vicenza, Mantova, Firenze, Bologna, Como, Bergamo, Monza Brianza, Cremona, Roma, Teramo), segnalando il “mancato rispetto dell’ordinanza ministeriale da gran parte delle strutture, che attualmente si dichiarano in attesa di indicazioni da parte delle Regioni e/o delle Aziende Sanitarie Territoriali”. L'associazione chiede “misure di intervento rapido in nome dell’osservanza del principio di prevalenza della potestà statale in materia di salute. L’osservanza di tale criterio – precisa - va imposta, mediante un’azione di controllo dalle autorità territoriali competenti (Prefetti, Sindaci, Regione), nei confronti delle Rsa a partecipazione pubblica e di quelle accreditate”.

L'associazione chiede, in particolare, “l’accesso giornaliero alle visite da lunedì a domenica, anche per consentire gli incontri a chi lavora e abita lontano, per un periodo superiore ai 20 minuti della media attuale prevista, insufficiente sia nei casi degli anziani con deficit cognitivi e/o fisici, sia finanche agli stessi familiari per verificare lo stato psicofisico del proprio caro”; “l’organizzazione delle visite in spazi che permettano l’incontro in sicurezza anche in caso di maltempo. Il contatto fisico deve essere consentito sempre senza divisori (nonostante l'ordinanza nulla è cambiato sulle modalità delle visite che in diversi casi avvengono ancora all'interno della struttura, distanziati e con barriere)”. Precisando che “le visite all’aperto sono sicuramente da consigliare, ma non possono essere l’unica opportunità di incontro”, chiede anche “la possibilità di portare all’esterno il familiare per uscite giornaliere, come indicato nell’ordinanza” e “l’accesso gratuito ai tamponi richiesti per essere autorizzati agli incontri, in modo da evitare che ai familiari impossibilitati a sostenere i costi sia impedito di vedere i propri parenti”.

In merito alle “gravi limitazioni dovute alla mancanza di personale “, si chiedono “interventi volti a prevedere l’impiego del personale necessario per le visite quotidiane, attualmente consentite per difficoltà organizzative in media 1 volta alla settimana (in certe strutture 1 volta ogni 2/3 settimane)”. E di “ripristinare la normalità dell’assistenza e dei servizi, anche attraverso il rientro dei volontari all'interno della struttura, con la ripresa di servizi importanti come fisioterapia, logopedia, assistenza psicologica (attualmente ridotti anche per l’impiego degli operatori preposti con mansioni non proprie, come l’assistenza alle videochiamate e il controllo degli incontri), di servizi di aiuto nei pasti, accompagnamento nelle uscite giornaliere all’aperto, dei servizi di confort come parrucchiere, lavanderia, animazione, attività ludiche”.

Per “ripristinare il rapporto fiduciario tra utenza e aziende fornitrici del servizio, anche alla luce della flessione della domanda lamentata dalle Rsa in quest’ultimo anno”, si chiede l'istituzione di un Comitato Familiari” e “il blocco dell’aumento diffuso delle rette, che in media raggiunge 30 euro al mese, che appare poco giustificato in particolare a fronte della riduzione dei servizi forniti nel corso dell’anno e dei ristori ricevuti dalle Rsa per affrontare l’emergenza Covid”. Felicita chiede inoltre che sia annullato l'obbligo di firmare il “Patto di Corresponsabilità del Rischio (una sorta di liberatoria che declina le responsabilità della struttura per i rischi infettivi da Sars-cov-2 derivanti dalle visite) -: un obbligo non esplicitato nel testo dell’ordinanza ma previsto nell’allegato “Modalità di accesso/uscita di ospiti e visitatori presso le strutture residenziali della rete territoriale”, e quindi lasciato alla discrezione delle singole strutture – esso si prefigura come un patto che condiziona il diritto dei familiari a vedere il proprio parente imponendo condizioni che travalicano quelle delle regole di sicurezza sanitaria”.

L'associazione nei giorni scorsi ha incontrato il sindaco Sala, in occasione delle presentazione della proposta, già approvata un anno fa in Consiglio Comunale, di istituire il Garante degli anziani. In questo modo, riferisce l'associazione, “si doterebbe Milano (e poi altri comuni della Lombardia e non solo) di uno strumento normativo che faciliti il monitoraggio dei casi di disservizio, vigili sull’assistenza prestata agli anziani ricoverati in strutture residenziali, promuova iniziative per interventi di natura sociale e culturale, e in generale favorisca il benessere dell’anziano in ogni fase della sua vita, a beneficio di tutta la cittadinanza”.

Come spiega il presidente di Felicita Alessandro Azzoni, “questo lungo anno di confronto con i parenti, le parti sociali e le istituzioni - in primis quello avviato con i prefetti e i sindaci - ci consente di portare il nostro contributo ad un tavolo di lavoro comune, al fine di rafforzare il ruolo del pubblico nel garantire la riapertura degli incontri coi parenti e costruire una maggior trasparenza nel rapporto fiduciario tra strutture e famiglie”. Con l'occasione, Felicita ha presentato al Sindaco anche la proposta di istituire il Muro della Memoria, “un luogo fisico e virtuale per ricordare ai milanesi gli anziani deceduti nelle Rsa durante la pandemia”.

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