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Rsa aperte? 8 su 10 ancora chiuse. “Aprano tutte. O siano multate”

Dario Francolino (comitato Orsan), ha potuto riabbracciare la mamma dopo 15 mesi. “Ma mi sono presentato con le telecamere dei Tg nazionali. Non tutti possono farlo”. Alessandro Azzoni (comitato Felicita) non è potuto entrare. “Rsa impreparate, ampia discrezionalità ai direttori sanitari e i rigidi vincoli per i parenti”

13 maggio 2021

ROMA – Le rsa hanno riaperto. La notizia ufficiale circola da sabato, giorno in cui il ministro Speranza ha firmato l'ordinanza nazionale, dando seguito e operatività alla circolare del 30 novembre, che già allora annunciava la riapertura delle strutture alle visite dall'esterno. Le richieste accorate di familiari, soprattutto figli, che da tanti mesi non vedevano li loro anziani sono state quindi ufficialmente accolte. Ma tra l'”ufficiale” e il “reale” a volte c'è di mezzo il mare. Così, mentre alcuni già domenica hanno potuto riabbracciare i propri cari, in un giorno significativo come la festa della mamma, tanti sono ancora in attesa di istruzioni da Rsa tuttora blindate e silenti. E si teme che l'attesa possa durare ancora a lungo. Dario Francolino (presidente del comitato Orsan) è riuscito ad entrare nella Rsa in cui si trova sua mamma; Alessandro Azzoni (presidente dell'associazione Felicita) invece no, come pure Giuseppe Panero (associazione Felicita): tutti aspettano e temono che l'attesa possa, per molti, possa essere ancora lunga. 

Il “sogno” di chi entra, le paure di chi resta fuori

“Il mio incontro è stato un sogno, perché si sono scongelati 15 mesi di lontananza in un abbraccio – ci assicura Dario Francolino, che proprio venerdì scorso ci aveva raccontato questa distanza durata più di un anno - Mia madre si è stretta al petto le rose e non le ha lasciate più. Ha detto: “'Era ora che arrivassi', perché lei dimentica sempre che non potessi entrare”.
Se però Francolino si dice “felice per la mia vicenda”, al tempo stesso sente la “tristezza per i tanti che mi scrivono: 'Beato lei'. Non abbiamo ovviamente dati precisi, ma penso che solo il 10% delle rsa, forse anche meno, abbiano riaperto. La maggior parte resta chiusa, i direttori sanitari non ci sono o non rispondono. Io mi sono presentato con le telecamere dei tg nazionali e regionali, con oltre dieci giornalisti e due carabinieri. Ma è chiaro che non possano fare tutti così. Per questo la nostra battaglia continuerà, su tutto il territorio nazionale, fin quando l'ultima struttura non sarà aperta”.
Non è potuto entrare Alessandro Azzoni, presidente dell'associazione Felicita, perché il Pio Albergo Trivulzio, in cui vive sua mamma, non ha riaperto: “Le strutture non sono ancora preparate, viene data ampia discrezionalità ai direttori sanitari e i vincoli richiesti ai parenti non rendono la procedure veloce”, commenta. E ancora attende anche Giuseppe Panero, che ha la mamma in una rsa della provincia di Cuneo: “ Non è pervenuto nulla dalla struttura”, ci riferisce.

Zampa: “8 strutture su 10 non hanno aperto”

Preoccupazione è  stata espressa anche dalla consulente ed ex sottosegretaria del ministero della Salute, Sandra Zampa: “Ho lavorato molto sul tema delle Rsa e sono molto preoccupata perché in realtà la questione è lontana dall'essere risolta. Tanto che risulta che ci sono ancora sette o otto Rsa su 10 che ieri non non hanno affatto aperto. Problema che ci dobbiamo porre - ha detto, intervenendo alla trasmissione Agorà, su Rai 3 - Per la riapertura delle Rsa erano state fatte due circolari ministeriali, una a dicembre e una a novembre 2020. Ma non era successo nulla. Sono le regioni che devono far rispettare le circolari ministeriali. Ora è stata fatta un'ordinanza del ministro che invia alle regioni un protocollo messo a punto dalle regioni insieme al ministero. Forse ieri - ha concluso - non erano ancora pronte, ma ci dobbiamo attendere che ora si riapra".

“La nuova normalità è la partecipazione di familiari e volontari”

Attendono e non si arrendono, infatti, i familiari, che a questo punto si aspettano provvedimenti in caso di inadempienza: “Chiediamo a governo e regioni, se sono dalla parte dei familiari, di sanzionare anche con la perdita dell'accreditamento le strutture che non applicheranno l'ordinanza nazionale – afferma Francolino – La discrezionalità del direttore sanitario non è più ammessa, se non nel caso in cui si verifichino situazioni epidemiologiche complesse. Anche il fatto che non ci sia ancora il Green Pass è solo un alibi: basta presentare la certificazione vaccinale, o di guarigione, o l'esito negativo di un tampone rapido. Poi, è chiaro, ogni rsa ha la discrezionalità di disporre le proprie modalità organizzative. Quella che ha grande giardino, organizzerà gli incontri all'esterno, le altre predisporranno percorsi covid interni, altre chiederanno la prenotazione. Ma da questo a tenerle chiuse, c'è un abisso – Non si può dire che le strutture non siano pronte: dovevano già esserlo, dopo la circolare di novembre. E sapevano bene come fosse imminente l'ordinanza. Ora le rsa sono ufficialmente aperte. Se non riaprono, è perché hanno qualcosa da nascondere. E questo ci preoccupa. Noi non siamo contro le rsa – precisa Francolino - ma vogliamo incontrare i direttori delle strutture e con loro pianificare il modo migliore per rivedere in sicurezza, ora e per sempre, i nostri familiari”.

Proprio questo coinvolgimento di familiari e associazioni è il passo necessario che le strutture devono compiere: “Basta con i familiari esclusi dalle decisioni – continua Francolino - trattati come cittadini a cui non dare spiegazioni. Noi vogliamo e dobbiamo esserci. Intanto, monitoreremo la riapertura delle rsa nei prossimi due mesi. Il covid ci ha insegnato che la nuova normalità dovrà passare per il coinvolgimento dei familiari e delle associazioni di volontariato all'interno delle rsa, le quali con il personale che hanno, insufficiente, stanco, rubato dagli ospedali, non potranno fare tutto. Vogliamo che il tema delle riaperture e degli incontri tra familiari e persone ricoverate in struttura diventi una costante e non esca più dai decreti riaperture. Le rsa sono gli unici luoghi covid free al 100%: riaprire queste è molto meno rischioso che riaprire l'Italia ai turisti da tutto il mondo”.

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