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Residenze per anziani e disabili, “a rischio continuità dei servizi”. Associazioni chiedono intervento urgente

Sono Anffas, Agespi, Anaste, Ansdipp, Aris, Uneba: scrivono a Parlamento e ministri, a Regioni e Comuni per chiedere di “intervenire sulle norme di decretazione di urgenza, prevedendo un adeguato spazio per le tematiche sociosanitarie, uno degli assi prioritari da finanziare con il Recovery Fund o con altri interventi europei”

8 ottobre 2020

ROMA – Impatto sulla tenuta economico-gestionale, maggiori oneri per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, maggiore copertura assistenziale e messa in campo di altre professionalità, mancata possibilità di volontari. E ancora innalzamento a “rischio specifico” di contrarre il Covid per operatori che lavorano nelle strutture, rimodulazione dell’organizzazione e degli spazi, sanificazione, gestione dei casi sospetti o positivi e rapporti con istituzioni sanitarie. Sono le criticità più urgenti – dunque a livello di gestione, di organizzazione ed economiche- riguardo le strutture per persone disabili e anziani non autosufficienti, criticità messe in evidenza da una serie di organizzazioni che hanno redatto un documento per chiedere a Governo e Parlamento di “intervenire in maniera puntuale, ma anche complessiva ed importante, sui servizi residenziali”. A redigere il documento sono Anffas, Agespi, Anaste, Ansdipp, Aris, Uneba, che spiegano: “Occorre intervenire sulle norme di decretazione di urgenza di questo periodo prevedendo un adeguato spazio per le tematiche sociosanitarie nell’ambito delle politiche sanitarie che, ci pare di aver compreso, costituiranno uno degli assi prioritari di intervento da finanziare con il Recovery Fund o con altri interventi europei”. La lettera congiunta, con il dettaglio delle tante criticità che stanno vivendo le strutture residenziali per persone con disabilità e persone anziane non autosufficienti, è stata inviata a Parlamento, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, delle Regioni e Conferenza Unificata ed Anci.

Alla base del documento vi sono “i fondati timori che la continuità di tali servizi sia assolutamente a rischio, con l’alta evenienza che, da qui a pochi mesi, in assenza di interventi di sistema, possa sorgere un problema sociale ancor più grave inerente il venir meno, per centinaia di migliaia di persone con disabilità ed anziane, del solo servizio che oggi costituisce il loro unico punto di riferimento, di protezione e di assistenza e garantisce la prosecuzione della loro vita con adeguati livelli di dignità e di attenzione”.

Tra le criticità evidenziate c’è anche il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, con un rischio di  “depauperamento delle risorse disponibili (umane, organizzative, economiche), in un contesto ormai sempre più fiaccato dal prolungarsi di una situazione, che, seppur meno emergenziale, in realtà non presenta condizioni analoghe a quelle precedenti la crisi. Una situazione prolungata – dicono i firmatari -che continua ad erodere livelli economici, e conseguentemente la presenza di operatori, andando ad incidere sulla qualità dell’assistenza e, fatto ancor più grave, sulla qualità di vita delle persone beneficiarie dei servizi, già provate anche dall’essere state per mesi prive di relazioni sociali a cominciare da quelle dei familiari”.

“Questo sacrificio, però, oggi rischia di risultare inutile – scrivono le associazioni - se non si comprende che ancora per mesi (se non di più) le strutture residenziali continueranno a vivere situazioni che richiedono da un lato un adeguato investimento, nella cura delle persone assistite, degli standard di assistenza e di cura cui si accompagna un investimento significativo in interventi volti a prevenire il diffondersi, al loro interno, del COVID-19 e dall’altro lato non vedono riconosciuto tale sforzo".

Da qui richiesta alle istituzioni: “Occorre intervenire con una forte cabina regia di livello centrale che garantisca l’intervento specifico per ciascuna delle criticità sopra dette, sia in termini organizzativi e di supporto sia in termini economici, partendo dalla decretazione d’urgenza del periodo e dal Recovery Fund, evitando quindi che tutti gli sforzi sviluppati naufraghino per l’incapacità di traghettare le varie strutture oltre la fine della fase dell’emergenza”. I firmatari auspicano l’apertura di un tavolo di lavoro tramite il quale arrivare ad ottenere “risposte chiare”. Già ad agosto scorso Anffas, Uneba, Anteas, Uildm e Cdo avevano realizzato una sintesi di tutte le vicende giuridiche succedutesi nel periodo dell’emergenza sanitaria lungo tutto il territorio nazionale.

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