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Disabilità intellettive, “i nodi al pettine”. Le sette richieste di Anffas al premier Conte

L'assemblea nazionale di rivolge al premier per chiedere il rispetto dei diritti umani, civili e sociali. “Modello dei servizi inadeguato, strutture associative sole. Tra le richiesta, emanazione e finanziamento dei Lep con almeno 5 miliardi e innalzamento delle pensioni

29 luglio 2020

ROMA – La pandemia ha messo in evidenza criticità e problemi nella presa in carico delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo: i servizi si sono rivelati inadeguati, le associazioni e le famiglie sono state lasciate sole. E' il momento di correre ai ripari e fare ciò che finora non è stato fatto. Torna a chiederlo con forza Anffas, che tramite la sua assemblea nazionale ha presentato al premier Conte una mozione, per “ribadire che non è più possibile attendere oltre rispetto alle tante criticità, aggravate dalla pandemia in atto, che si trascinano irrisolte ormai da troppo tempo”.
 
Le famiglie sono “allo stremo – dichiara il presidente nazionale Roberto Speziale - e le persone con disabilità stanno perfino rischiando di regredire, vanificando anni ed anni di duro lavoro”, per via di tutto quello che hanno dovuto sopportare a causa della pandemia. “Non sono più accettabili ritardi nel dare concreta attuazione alle tante leggi che Anffas ha contribuito a far emanare – continua Speziale - e non si può consentire che, ai vari livelli, ci sia addirittura un minimo parziale utilizzo, se non addirittura cattivo utilizzo, delle risorse (poche) che con grande impegno e fatica si riesce comunque a far allocare sui vari fondi e capitoli di spesa: le persone con disabilità ed i loro familiari, anche nel momento di massima emergenza sanitaria, sono stati completamente abbandonati. Per questo l’Assemblea Nazionale Anffas ha lanciato un forte appello affinché questa situazione non abbia mai più a ripetersi, tenendo conto anche della situazione di imprevedibilità ed incertezza dovuta all’andamento del virus”.

Le sette richieste

Queste le richieste contenute nella mozione inviata a Conte: primo, “si metta finalmente mano all’emanazione dei LEP (Livelli essenziali degli interventi e delle prestazioni sociali), con un apposito finanziamento statale di almeno 5 miliardi a cui si aggiunge altrettanta somma già in atto messa a disposizione da Regioni ed Enti Locali”; secondo, “si provveda all’innalzamento delle indennità e delle pensioni per le tutte le persone con disabilità, tali da superare almeno la soglia di povertà”; terzo, “si adotti urgentemente una legge che riconosca e sostenga il ruolo dei caregiver familiari”; quarto, “si predisponga un’apposita legge che abroghi gli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, previo rafforzamento della legge sull’amministrazione di sostegno”; quinto, “si adotti un nuovo sistema di riconoscimento e valutazione e definizione di disabilità e di persona con disabilità (abrogando ogni altra obsoleta dicitura)”; sesto, “si provveda a realizzare un'idonea rete di infrastrutturazione sociale e norme atte a sostenere il diritto delle persone con disabilità ad ottenere il proprio progetto individuale e personalizzato di vita ed il proprio 'budget di progetto/salute'”; settimo, “si provveda a garantire anche alle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo il diritto al voto supportato in cabina ed i giusti sostegni nei processi decisionali, anche supportati, nonché informazioni accessibili in formato facile da leggere e da capire”.
 
L’auspicio di Anffas è che le “richieste non cadano nel vuoto o restino su carta perché le leggi a cui fanno riferimento sono reali e perché reali sono le persone con disabilità, le loro famiglie, gli operatori, le associazioni. Siamo fiduciosi, auspichiamo che il nostro appello venga ascoltato e siamo sempre pronti e disponibili, come abbiamo sempre fatto nei nostri ormai 62 anni di vita associativa, a fornire in tutte le sedi ed a tutti i livelli la nostra massima collaborazione”.
 
E Speziale annuncia: “Siamo pronti a lottare in caso non vedessimo cambiamenti, perché delle parole e delle promesse non ce ne facciamo più nulla, non siamo più disposti ad aspettare e a vedere soffrire le nostre persone e le nostre famiglie e perché è necessario fare 'prove di futuro' di un futuro che non si limiti a ripristinare la situazione ante-pandemia ma che contribuisca a costruire un nuovo welfare partendo da un modello di sviluppo equo, inclusivo e sostenibile, così come indicato anche dalle Nazioni Unite negli Obiettivi 2030 e dove finalmente i diritti delle persone con disabilità ed i connessi servizi siano resi, a tutti i livelli, concretamente esigibili e considerati a tutti gli effetti livelli di intervento e servizi essenziali inderogabili da garantire in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale”.

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