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Appello in ricordo di Elena, morta carbonizzata nel letto di contenzione

Un gruppo di associazioni e personalità chiede che si creino "città libere da contenzione". Appuntamento nazionale a Bergamo il 13 febbraio, a sei mesi dalla morte della giovane

12 gennaio 2020

MILANO - "Dalla morte di Elena prenda avvio un cambiamento" e "Bergamo diventi città libera da contenzione". A sei mesi dalla morte di Elena Casetto, 19 anni, ricoverata nel reparto di Psichiatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, legata al letto e trovata carbonizzata a seguito di un incendio nel reparto forse partito dalla sua stanza, la Conferenza nazionale Salute Mentale, la campagna ….E tu slegalo subito, l’Unione Regionale Associazioni per la Salute Mentale Lombardia e il Forum delle Associazioni per la Salute Mentale di Bergamo, lanciano un appello perché ci sia una svolta "nella presa in carico delle persone con problemi di salute mentale" non solo a Bergamo ma anche nel resto del Paese. E per questo organizzano un incontro nella città lombarda il prossimo 13 febbraio 2020 al quale sono stati invitati il Ministero della Salute, il Comune di Bergamo, l’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l’Asst Bergamo Est, l’Asst Bergamo Ovest, l’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, l’assessorato al Welfare della Regione Lombardia, la Conferenza delle Regioni e l’Anci.
 
Della morte di Elena Casetto si sta occupando la magistratura per accertare eventuali responsabilità. Ma rimane il problema dell'uso frequente, non solo a Bergamo, della contenzione nei reparti psichiatrici. E le associazioni organizzano l'incontro del 13 febbraio per cercare di far emergere il problema. "Obiettivo dell’incontro è promuovere l’impegno delle istituzioni - si legge nell'appello - affinché dalla morte di Elena prenda avvio un cambiamento nella presa in carico delle persone con problemi di salute mentale. Perché la pratica della contenzione, atto inumano e degradante per chi lo subisce ma anche per chi lo attua, sia abolita nei servizi socio-sanitari, dove è pratica diffusa come denunciato dal Comitato Nazionale per la Bioetica. Perché Bergamo diventi città libera da contenzione, come è successo in altre realtà in Italia dove la contenzione è stata superata. Nostro impegno è che da Bergamo prendano avvio iniziative in tutto il Paese per costruire città libere da contenzione: per il superamento della contenzione e di ogni pratica lesiva della dignità e dei diritti delle persone nei luoghi della cura". Le adesioni all'appello, da tutta Italia, sono già oltre cento ed è stato sottoscritto, per esempio, da don Virginio Colmegna (presidente della Casa della Carità), don Luigi Ciotti (Libera), Francesca Chiavacci (Arci nazionale) e Patrizio Gonnella (Antigone), Chi vuole aderire può scrivere a bergamoliberadacontenzione@gmail.com.

di Dario Paladini

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