SuperAbile






In Normativa e Diritti

Notizie


Legge Basaglia, le cooperative? “Veicolo per promuovere la deistituzionalizzazione”

L'analisi di Franca Guglielmetti, attuale presidente di Cadiai che, negli anni successivi alla riforma psichiatrica, lavorava come pedagogista nei servizi. "Assistiamo a un ritorno alla medicalizzazione e il loro impegno è tutelare quanto conquistato allora"

5 marzo 2019

BOLOGNA - Le cooperative sociali hanno avuto un ruolo importante negli anni successivi all'entrata in vigore della Legge Basaglia (legge 180/1978). “Quelle di tipo B hanno dato opportunità di reinserimento sociale attraverso il lavoro, mentre quelle di tipo A hanno contribuito a costruire servizi territoriali più diffusi, più elastici e con una buona dose di sperimentazione e innovazione”, dice Franca Guglielmetti, oggi presidente della cooperativa Cadiai che, in quegli anni, lavorava come pedagogista nei servizi. “In Emilia-Romagna questo ruolo delle cooperative è stato favorito anche da una forte collaborazione con l'ente pubblico che ha capito la loro potenzialità come veicolo per promuovere la deistituzionalizzazione”, aggiunge. Il tema è stato messo al centro del convegno “Tu prova ad avere un mondo nel cuore. La cooperazione bolognese oltre i 40 anni di salute mentale”, svoltosi a Bologna in cui è stato presentato anche un video sul ruolo delle cooperative nell'attuazione della legge 180.
 
Oltre al lavoro, le cooperative hanno dato vita anche ad esperienze abitative per chi usciva dagli istituti. “Oggi lavoro e reinserimento sociale sono l'antidoto alla istituzionalizzazione, allora c'era anche la necessità di tirare fuori le persone dagli ospedali - spiega Guglielmetti -. Quelle esperienze sono state la base per i nuovi servizi psichiatrici. È stata una sperimentazione importante per tutti perché si trattava di reinserire persone totalmente disabituate alla vita sociale e il rapporto con la cooperazione sociale è stato vincente, non soltanto in Emilia-Romagna”.
 
E oggi qual è il ruolo della cooperazione nei servizi di salute mentale? Guglielmetti lo definisce “militante”. Il motivo? “Da alcuni anni a questa parte, purtroppo, c'è un forte ritorno alla medicalizzazione, che fa il paio con l'individualizzazione e specializzazione delle cure, che preoccupa gli operatori e che ha come conseguenza quella di tirare fuori dal sociale le persone e isolarle in contesti altamente specializzati – conclude –. Per questo dico che hanno un ruolo militante, perché le cooperative sono radicate nel territorio e il loro impegno è quello di tutelare ciò che è stato conquistato con la lotta alla istituzionalizzazione cioè mantenere le persone nel sociale”. (lp)

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati