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Roma, nasce il Manifesto interreligioso dei diritti nei percorsi di fine vita

Arriva nel Lazio un documento che definisce i diritti della persona morente e garantisce, oltre alle cure, il rispetto della dignità e il supporto religioso e spirituale. Tra i firmatari le principali comunità religiose presenti nella Capitale. Angelo Tanese, direttore generale dell'Asl Roma 1: "È il risultato di un lavoro condiviso. C'è un aspetto centrale: il rispetto della persona"

6 febbraio 2019

ROMA - Arriva nel Lazio un documento che definisce i diritti della persona morente e garantisce, oltre alle cure, il rispetto della dignità e il supporto religioso e spirituale. Si chiama 'Manifesto Interreligioso dei diritti nei percorsi di fine vita' ed è stato presentato oggi nel Salone del Commendatore del Complesso monumentale del Santo Spirito a Roma, dal gruppo promotore, costituito dall'Asl Roma 1, dal Gmc - Università Cattolica del Sacro Cuore e dal Tavolo interreligioso di Roma. Il Manifesto consta di nove punti: diritto di disporre del tempo residuo, diritto al rispetto della propria religione, diritto a servizi orientati al rispetto della sfera religiosa, diritto alla presenza del referente religioso o assistente spirituale, diritto all'assistenza di un mediatore interculturale, diritto a ricevere assistenza anche da parte di referenti di altre fedi, diritto al sostegno spirituale e al supporto relazionale per sé e i propri familiari, diritto al rispetto delle pratiche pre e post mortem, diritto al rispetto reciproco.
 
"Questo Manifesto è il risultato di un lavoro condiviso - ha spiegato il direttore generale dell'Asl Roma 1, Angelo Tanese -. C'è un aspetto centrale: il rispetto della persona. È un tema su cui noi da sempre lavoriamo. Ma questo documento, che sensibilizza sul rispetto e i diritti delle persone, è anche un impegno a mettere in pratica questi diritti con delle iniziative che possono migliorare i nostri servizi. È questo il servizio pubblico". "L'intenzione è di tradurre questo manifesto in procedure attive - ha sottolineato Pier Francesco Meneghini, presidente Gmc - Universita' Cattolica del Sacro Cuore (hospice Villa Speranza) -. Il Manifesto incarna la buona amministrazione".
 
Per la presidente del Tavolo Interreligioso, Maria Angela Falà, "il fatto che oggi siamo qui è perché siamo accomunati dalla morte e della necessità di porre la fede al centro di questo momento. Per questo già oggi pomeriggio lavoreremo per rendere il Manifesto un atto vivo, concreto". Alla sigla del Manifesto presente anche l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato, secondo il quale "da Roma oggi parte un segnale importante. C'è una crescita, un salto di qualità culturale e di umanizzazione delle cure. È molto importante seguire ciò che verrà fuori dal tavolo operativo per capire come si possono diffondere delle procedure all'interno della nostra rete di cure palliative".
 
Tra i firmatari del Manifesto il Centro islamico culturale d'Italia, la Federazione delle Chiese evangeliche, la Diocesi ortodossa romena d'Italia, l'istituto Buddista italiano, l'Unione delle Comunità ebraiche italiane, l'Unione Induista italiana, l'Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, il Vicariato di Roma, Cittadinanza attiva e l'Associazione volontari ospedalieri.

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