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Più lavoro per le persone disabili: dopo il crollo l’Italia riprende quota

Pubblicata in clamoroso ritardo rispetto alla tabella di marcia l’ottava Relazione al Parlamento sul diritto al lavoro delle persone disabili: nel 2014 e 2015 migliorano i numeri sugli avviamenti e le assunzioni. E c’è il primo impatto della riforma del Jobs Act

3 aprile 2018

ROMA – Il buio è ancora tanto, ma qua e là si scorgono alcuni luci che autorizzano un carico di ottimismo sugli anni che stiamo vivendo e su quelli futuri: trovare un lavoro, per la gran parte delle persone con disabilità, è ancora una scommessa molto difficile, ma rispetto agli anni terribili seguiti all’avvio della crisi economica (il 2012 e il 2013) i numeri del biennio successivo (2014-15) raccontano una situazione meno critica. Aumenta il numero di persone che si iscrivono al collocamento (e dunque che cercano lavoro), ma aumenta anche il numero degli avviamenti effettivi al lavoro con una crescita, fra i contratti stipulati, della quota di quelli a tempo indeterminato. Dati positivi messi nero su bianco nell’ottava Relazione sullo stato di attuazione della legge per il diritto al lavoro dei disabili, che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha trasmesso al Parlamento il 28 febbraio scorso e che Camera e Senato hanno pubblicato nei giorni scorsi.
 
CLAMOROSO RITARDO. Una relazione, basata sui dati del 2014 e del 2015, che arriva in clamoroso ritardo rispetto ai tempi previsti: se quella relativa agli anni 2012/13 era stata trasmessa alle Camere il 4 agosto 2014, cioè sette mesi dopo la chiusura del periodo di riferimento, quella sul 2014/15 è rimasta latitante per tutto il 2016 e per tutto il 2017, arrivando solamente a 2018 inoltrato, con i titoli di coda della legislatura ormai partiti da tempo. Con il paradosso che ci troviamo ora a raccontare i dati di una Relazione biennale (2014/15) quando già si è concluso anche il biennio successivo, quel 2016/17 che saranno raccontati nella nona relazione. Nonostante il ritardo, il documento – oltre 230 pagine – è molto interessante, soprattutto perché illustra i primissimi risultati della riforma del collocamento inserita nel Jobs Act: la data spartiacque è il 23 settembre 2015, data di entrata in vigore del decreto legislativo 14 settembre 2015, n° 151. E il primissimo bilancio, secondo il Ministero del Lavoro (che con Inapp ha curato il testo) è positivo.
 
CRESCONO GLI AVVIAMENTI. E’ in particolare un dato quello che viene messo in risalto: il numero degli avviamenti a lavoro, che nel 2012 e nel 2013 avevano toccato il minimo storico, scendendo sotto quota 19 mila. Nel 2014 il dato è arrivato a toccare le 28mila unità, con un incremento superiore al 50% rispetto ai dodici mesi precedenti, e nel 2015 – a quota 29 mila – si è aggiunto un ulteriore incremento del 5%. Ma l’aspetto più interessante è che nel 2015 si passa da una media di oltre 2 mila avviamenti al mese nei primi otto/nove mesi dell’anno ad una di 3 mila avviamenti mensili nell’ultimo trimestre, quello successivo all’entrata in vigore del Decreto n° 151. L’incremento fra il prima e il dopo Jobs Act è del 44,6%. “E’ quindi probabile – si legge nella Relazione - che alcune delle previsioni della normativa modificata dal D.lgs 151/2015 abbiano potuto giocare un ruolo positivo, con particolare riferimento all’ampliamento della possibilità del ricorso alla richiesta nominativa. Ciò sembra ulteriormente avvalorato dal fatto che, se nel 2012 si registrava il ricorso all’avviamento da graduatoria nell’8,5% dei casi, nel 2014 è stato il 5,6% degli avviamenti a rispondere a questa modalità; percentuale che nel 2015 si è abbassata al 5% prima dell’entrata in vigore del D.lgs 151/2015 e al 3,3% subito dopo”.
 
PIU’ NUOVI ISCRITTI. Sono state 78mila nel 2014 e 92mila nel 2015 le persone con disabilità che si sono iscritte al collocamento obbligatorio: un aumento considerevole, che arriva fino al +35% se si rapportano i dati del 2015 rispetto a quelli del 2013. In media più uomini (57%) che donne (43%). Considerando le cancellazioni (nel 2015 ce ne è stata una ogni 3,6 nuove iscrizioni), il numero complessivo di persone presenti negli elenchi sono state 789mila nel 2014 e 775mila nel 2015. Una cifra di cui la Relazione tende a minimizzare la portata, evidenziando che a causa del ritardo con cui vengono aggiornati gli elenchi unici siamo di fronte ad una “non corrispondenza” fra quanti vengono “dichiarati come iscritti” e quanti, fra le persone con disabilità, sono effettivamente “disponibili al lavoro”.
 
LE ASSUNZIONI. Numeri molto variabili sulle assunzioni presso datori di lavoro pubblici e privati: sono stati 54mila nel 2014 e 36mila nel 2015: la maggioranza sono contratti a tempo determinato, anche se rispetto al 2014 (quando lo erano sette su dieci), nel 2015 (percentuale al 63%) si è fatto un maggiore ricorso al tempo indeterminato. Probabilmente, dice la stessa Relazione, a seguito degli incentivi fiscali rimasti in vigore per tutto il 2015.
 
LE MODALITA’. La Relazione mette in evidenza che nel 2015 il 40% degli avviamenti è avvenuto tramite convenzione, sia presso datori di lavoro pubblici che privati. Considerando la totalità degli avviamenti, la stragrande maggioranza avviene per richiesta nominativa (87%) e un 5% circa con chiamata numerica (avviamenti dalla graduatoria). Una modalità, quest’ultima, ancora meno usata dopo l’introduzione del Jobs Act. Ancora limitato (4%) l’utilizzo di convenzioni quadro con cooperative e del tutto marginale (0,6%) la possibilità di inserire temporaneamente in cooperative sociali persone con disabilità assunte da altri datori di lavoro.

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