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La campanella non suona per tutti: ad alcuni alunni disabili si chiede di aspettare

Non tutte le scuole sono pronte per ripartire. E molte non sono preparate ad accogliere chi ha bisogno di maggiore attenzione. E' quanto denuncia il Coordinamento degli insegnanti di sostegno, al quale risulta che “ad alcuni genitori di alunni con disabilità arrivano richieste o comunicazioni di rinvio dell'inizio o riduzione dell'orario”

14 settembre 2020

ROMA – Rimandare di almeno una settimana il ritorno a scuola, oppure ridurre l'orario scolastico: se tante e diverse sono le richieste che in questo momento tutti i genitori d'Italia ricevono dalle rispettive scuole, queste due in particolare pare siano dedicate specificatamente agli alunni con disabilità. E' quanto denuncia il Coordinamento italiano insegnanti di sostegno: “Ai genitori degli alunni con disabilità arrivano richieste o comunicazioni per il rinvio dell'inizio della scuola. Qualcuno propone orario ridotto, o di tenere il figlio a casa”, oppure, ancora, “suggerisce di portare il figlio dopo una settimana”, o semplicemente comunica  che “il figlio con disabilità sarà in un'aula con un insegnante (di sostegno)”. Insomma, “le ipotesi sono mille e molte di più” e per questo il Ciis sta raccogliendo racconti ed esperienze: “Raccontate che cosa sta succedendo e le motivazioni che vi vengono date (Se potete, indicate la regione o la città, a vostra discrezione)”.
Le segnalazioni possono avvenire su Facebook, oppure via mail a scuolaCIIS@gmail.com.
Ed ecco alcuni dei primi racconti che sono stati condivisi: racconti di disagi differenti, che riguardano in molti casi non solo gli studenti disabili, ma anche i loro compagni: “A Trezzano sul Naviglio prima elementare (classe con 2 comma 3) ad oggi ancora nessuna assegnazione per il sostegno, manca anche docente di matematica. Stiamo lottando anche per aumentare le ore di educativa (solo 6 ore su 10)”. “A noi, Its di Arezzo, è stato proposto di entrare fra una settimana, forse. E questa è inclusione?”. “Non ci sono insegnanti, non ci sono assistenti, 'non possiamo garantire la sicurezza e l'autonomia': questo ci viene detto tutti gli anni. Risultato: io lavoro al mattino e dunque è mio marito ad accompagnare mio figlio a scuola, a ritornare alle 10.30 per portarlo in bagno. Poi aspetta in giro fino alle 11.30 per riportarlo a casa, perché da quell'ora non c'è nessuno che si possa occupare di lui. Mio marito arriva a fine anno stravolto perché lavora la sera”.
C'è infatti la questione, tutt'altro che irrilevante, degli assistenti: “A Palermo non hanno stanziato fondi per gli assistenti igienico sanitari, affidando i compiti ai collaboratori scolastici non formati ed in preda al delirio per gli impegni anti-Covid”.
Non mancano, per fortuna, le buone prassi: “Da noi è il contrario: i ragazzi con disabilità da noi non turnano, seguiranno l'orario settimanale con i compagni, regolarmente, sempre nella loro classe”. Il problema è complesso ma non così difficile da risolvere: “Non si tratta tanto di dare continuità all'insegnante di sostegno, come che se fosse esclusivamente lui a seguire lo studente con disabilità – ci spiega Evelina Chiocca - La questione continuità riguarda invece tutti gli alunni della scuola italiana. Quest'anno, per esempio, avrebbero potuto (e dovuto) lasciare i docenti dello scorso anno, considerata la particolare situazione, semplicemente rinnovando il contratto. Invece si è preferito operare come sempre: e il 14 le classi registreranno l'assenza dei docenti, sia di posto comune e disciplinare che di sostegno. Mancano i docenti specializzati: figure professionali indispensabili non solo per i posti di sostegno, ma anche per i posti disciplinari (perché l'alunno con disabilità è alunno di tutti i docenti e non, come cercano di farci credere, di un solo  insegnante). Che cosa fare?”. Per Chiocca, la soluzione esiste, non è complessa, non è difficile. La politica dovrebbe fare scelte coerenti: i docenti specializzati, già abilitati all'insegnamento, devono essere assunti senza alcuna prova ulteriore”.

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