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Sostegno, 70 mila docenti da nominare: in Veneto alunni rimandati a casa. Anief: scandalo annunciato

“Mancano all’appello quasi il 40% dei docenti, supplenze ancora in alto mare, i contratti si faranno in 8 casi su 10 a docenti non specializzati, i presidi non sanno come fare e si arriva, in casi limite, a chiedere alle famiglie di non mandare i figli a scuola”

16 settembre 2019

ROMA - Sul sostegno agli alunni disabili si sta verificando esattamente quello che il sindacato aveva previsto da tempo: mancano all’appello quasi il 40% dei docenti, le supplenze sono ancora in alto mare, i contratti si faranno in 8 casi su 10 a docenti non specializzati, i presidi non sanno come fare e si arriva, in casi limite, a chiedere alle famiglie di non mandare a scuola i propri figli con disabilità, ma di tenerli a casa. La denuncia è arrivata dall’assessore regionale all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan, che si è in questo modo fatta interprete della preoccupazione e dell’allarme delle famiglie (e delle scuole) di fronte ai primi effetti della cronica carenza di insegnanti di sostegno. Anief ritiene più che lecita la sortita dell’assessore, ricordando che purtroppo il fenomeno non è confinato al Veneto: in tutta Italia ci sono oltre 60 mila posti in deroga, più almeno altri 10-15 mila di diritto, ma non assegnati per la mancanza di volontà ad immettere in ruolo e ad assumere gli specializzati, mentre in autunno il Tar si pronuncerà sul numero chiuso determinato dal ministro Bussetti sull'ultimo Tfa sostegno per non aver preso atto delle effettive esigenze. Se soltanto si riaprissero le GaE o si assumesse in ruolo dalle graduatorie di istituto provinciale, almeno la metà dei posti su sostegno sarebbe subito coperto a condizione di trasformare molti dei posti in deroga in organico di diritto”. 
“La venalità dello Stato con l’inizio dell’anno si traduce in disservizio, che va oltre la mancata continuità didattica: qui è in ballo il diritto allo studio degli alunni - queste le parole di Marcello Pacifico referente di Anief - :. in casi estremi, oggi purtroppo sempre meno rari, vengono addirittura invitati i ragazzi a non venire a scuola. Eppure, per accogliere uno studente con disabilità in classe c’è tutto un iter da affrontare: si parte da una diagnosi, realizzata da un pool di specialisti delle strutture mediche pubbliche; si passa poi all’inquadramento previsto dalla Legge 104/92; si realizza quindi una diagnosi funzionale ed una programmazione educativa individualizzata. Anche con l’apporto delle famiglie, come stabilito con l’ultima riforma approdata a fine agosto in Gazzetta Ufficiale. Dopo che ciò è stato portato a termine, però, tutto viene vanificato perché manca uno dei due ‘attori’ principali: il docente di sostegno. E così anche l’altro, l’attore ‘protagonista’, l’alunno con disabilità, nemmeno si accoglie: si manda direttamente a casa”. 
 
Quello del mancato sostegno sta diventando uno scandalo nazionale. “Sto verificando con l’Ufficio scolastico regionale la portata del problema che pure avevo evidenziato già da qualche mese”, ha detto l’assessore regionale all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan. Ma il fatto più grave, oltre all’assenza di insegnanti nell’organico di diritto, ha aggiunto, “è la soluzione prospettata: indurre le famiglie a tenere i loro figli a casa. Trovo grave che il Ministero non comprenda l’importanza di avere un organico ottimale sin del primo giorno di avvio dell’anno scolastico. Suggerirei al ministero di partire in ogni caso dagli insegnanti di sostegno, perché se la scuola deve essere inclusiva e un diritto costituzionalmente sancito, e se il nostro grado di civiltà ci impone di pensare innanzitutto ai più fragile, allora questa scelta e questa cattiva programmazione denotano una vera e propria incapacità da parte dello Stato di ottemperare ai propri doveri”. 

“Da parte mia, ho coinvolto il presidente del Veneto – ha annunciato Donazzan - perché ritengo che questo sia un problema da affrontare ai massimi livelli istituzionali. E chiedo alle famiglie e a tutte le realtà interessate di segnalare al mio assessorato ulteriori casi di mancato accoglimento nelle scuole del Veneto di alunni certificati – ha concluso - al fine di poter rappresentare agli organi competenti la portata del problema, in tutta la sua drammatica consistenza”. 

Allo Stato, evidentemente, conviene troppo mantenere un insegnante nello status di precario. Magari a vita. Perché risparmia almeno un paio di stipendi l’anno, evita di adeguargli lo stipendio dopo l’immissione in ruolo, non deve assegnargli arretrati. E a nessuno sembra importare se in un lustro solo in Sicilia abbiamo assistito ad un incremento di 5 mila alunni disabili certificati. Dopo che, leggendo i rapporti Istat, l’incremento complessivo nazionale supera, costantemente, i 10 mila alunni l’anno e con quello corrente si è arrivati alla quota mai raggiunta di 300 mila allievi disabili iscritti. Anziché potenziare il personale, si sta agendo al contrario. Ed ecco perché negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’impennata dei ricorsi in tribunale. 

Anief, di fronte a questo scempio, non può rimanere indifferente. Continua a chiedere al Parlamento di cancellare la Legge Carrozza 128/2013, che ha introdotto l’assurdità dell’assegnazione del 40 per cento dei posti in deroga, con supplenze decretate fino al 30 giugno, non utili per le immissioni in ruolo né per i trasferimenti: ricorda che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80/2010, ha dichiarato inammissibile fissare un limite numerico ai docenti di sostegno e che le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza n. 25011 del 2014, hanno definitivamente chiarito come “il diritto all’istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l’inclusione della persona umana con disabilità”. 
Il giovane sindacato, infine, si sofferma sulla recente sentenza del Tar Sicilia 140/19, la quale impone di rivedere la consistenza dell’organico di sostegno dell’isola, e di conseguenza di tutte le altre regioni. Sulla base di questa chiara espressione del tribunale, ancora inapplicata, Anief ha presentato un ricorso conto lo schema di decreto ministeriale sugli organici sul sostegno agli alunni disabili. Nel contempo, con l’avvio del nuovo anno, Anief riattiva l’iniziativa gratuita ‘Sostegno, non un’ora in meno!’: il sindacato fornirà alle famiglie, che prenderanno contatto con i suoi referenti, le istanze di accesso agli atti da richiedere all'indirizzo e-mail sostegno@anief.net; dallo stesso indirizzo riceveranno, inoltre, tutte le istruzioni necessarie per presentare alla scuola le richieste necessarie.

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