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Scuola e disabilità, anno nuovo, decreto nuovo, “paradigma vecchio”

Dario Ianes, docente universitario ed esperto d'inclusione scolastica, prevede che “in materia d'inclusione poco cambierà: nuovi insegnanti di sostegno specializzati non ci sono, 14 mila si stanno formando. Ma l'inclusione vera non si fa con gli insegnanti di sostegno, ma con sperimentazioni e supporti che il decreto non introduce”

11 settembre 2019

ROMA – Anno nuovo, decreto nuovo, ma “di nuovo ci sarà davvero poco, in termini di inclusione”: lo prevede Dario Ianes, docente di Pedagogia e didattica speciale all'università di Bolzano e fondatore delle Edizioni Centro Studi Erickson. “In questo momento, la più grande novità è che si stanno formando e specializzando, nei vari atenei, circa 14 mila insegnanti di sostegno. Ma concluderanno il loro percorso in primavera, quindi non li troveremo in cattedra nei prossimi mesi”. Sopratutto, però, quello che rimane vecchio è quello che Ianes definisce “il paradigma dello speciale/speciale, fatto di due elementi: la certificazione e l'insegnante di sostegno. Finché la disabilità a scuola ruoterà intorno a questi due cardini, resteremo in un contesto d'integrazione, ma non d'inclusione”.
 
In che senso? “Il decreto ci offriva la possibilità di aprire la strada a innovazioni e speriemtnazioni, di farci uscire dalla logica, fatta propria e rivendicata anche da tante associazioni di familiari, in base a cui la qualità dell'inclusione la facciano il numero e la specializzazione dell'insegnante di sostegno. Anche questo senso, peraltro, non andiamo bene: secondo le ultime stime dell'ex ministro Bussetti, mancano all'appello oltre 40 mila insegnanti di sostegno, che ancora oggi vengono reclutati attingendo all'elenco dei precari senza alcuna specializzazione”. Significa che, con la riapertura delle scuole, gli insegnanti di sostegno saranno, ancora una volta, troppo pochi e per nulla formati. D'altra parte, per Ianes, “questo problema non ha soluzione, se non cambiamo prospettiva e, appunto, paradigma: con i pensionamenti, i cambi di insegnanti che passano sulla cattedra comune, ogni anno c'è un turnover così intenso che le nostre università dovrebbero 'sfornare' 30 mila docenti l'anno, per fornire alle scuole un numero sufficiente di insegnanti di sostegno specializzati”.
 
La soluzione c'è e la lasciava intravedere, per Ianes, “l'articolo 1 del decreto, che considero eccezionale, meraviglioso per la definizione perfetta che dà di inclusione. Poi però non arriva all'obiettivo, perché – ripeto – l'unica risorsa che offre è l'insegnante di sostegno”.  Sempre il decreto ha portato però almeno una grande novità, importante e positiva secondo Ianes: “la Icf (classificazione internazionale del funzionamento, ndr) diventa la base per costruire il profilo di funzionamento: è quello per cui ci battevamo da 20 ani e che ora il decreto promette di realizzare: una visione multidimensionale della persona e della sua disabilità. Per vederne i frutti, però, bisognerà aspettare forse a lungo”.
 
Quello che manca nel decreto e che quindi ancora non si vedrà tra i banchi di scuola è “la sperimentazione di forme nuove di inclusione, che pure l'aunomia scolastica consente: non si riesce a concepire che chi ha una disabilità certificata possa avere presidi e supporti che non siano soltanto insegnanti di sostegno”.

Intanto, l'anno è partito e partirà senza nuovi insegnanti di sostegno specializzati e “si gratterà il fondo del barile per assegnare i posti a persone prive di qualsiasi competenza specifica”. Un male, per Ianes, ma non il peggiore, proprio perché “non credo che un corpo speciali di insegnanti speciali super specializzati riuscirebbe a fare inclusione. Temo anche che si tornerebbe, tacitamente e mai ufficialmente, alle classi speciali, con gli alunni disabili assegnati a quei docenti di sostegno che hanno studiato tanto e sono molto competenti. Perché le scuole speciali in Italia si dice siano superate, ma sono molto più vive di quanto non si creda e prendono a volte la forma di laboratori o stanzette varie, in cui di fatto i compagni non disabili non mettono piede. Io temo che la specializzazione degli insegnanti di sostegno e l'aumento delle ore, che sono cavallo di battaglia anche di tante associazioni e che pure il decreto mira a realizzare, rischino di rafforzare questo meccanismo di delega e di separazione, che con l'inclusione ha poco a che fare. Ora vedremo il nuovo governo che novità porterà – conclude Ianes – Con particolare attenzione aspettiamo l'indicazione del sottosegretario che avrà la delega su questa materia, perché un buon sottosegretario può fare molto per cambiare la scuola in profondità”. (cl)

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