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“Vite straordinarie”: al Salone del Libro le novità Inail e SuperAbile

Presentate questa mattina nel capoluogo piemontese due nuove pubblicazioni: la biografia di Antonio Maglio e l’albo illustrato dedicato a 22 personaggi con disabilità provenienti da tutto il mondo.

14 maggio 2018

TORINO – La disabilità come crocevia di ordinarietà e straordinarietà. Questo il filo conduttore dell’incontro, promosso da Inail e SuperAbile, che si è svolto questa mattina al Salone internazionale del libro di Torino con il titolo: “Vite straordinarie. Storie di uomini e donne che non hanno visto barriere. Dal padre del movimento paralimpico italiano Antonio Maglio a Stephen Hawking, due volumi Inail raccontano l’impegno di chi non ha smesso di credere nella vita e in se stesso”. Nel corso dell’incontro sono stati, infatti, presentati due libri diretti a un largo pubblico di lettori e non solo agli addetti ai lavori.
 
Senza barriere. Antonio Maglio e il sogno delle Paralimpiadi” di Luca Saitta, racconta la vicenda umana del padre del movimento paralimpico italiano e fondatore nel 1957 del Centro Paraplegici di Ostia, dove diffuse la sport terapia tra i giovani infortunati sul lavoro provenienti da tutta Italia. “Vite straordinarie. Storie di undici donne e undici uomini che hanno fatto la differenza” è invece un albo illustrato realizzato come numero speciale 2018 della nostra rivista SuperAbile Inail, impreziosito dai ritratti di Corrado Virgili.
 
“Quella del Salone internazionale del libro è una bellissima vetrina, un importante evento a livello nazionale e internazionale – ha detto la responsabile della direzione Piemonte Alessandra Lanza, che ha aperto l’incontro –. Il comune denominatore dei due volumi sono le persone straordinarie che hanno dedicato la propria vita ad abbattere le barriere della disabilità per loro stessi e anche per gli altri”. Sul tema della straordinarietà ha insistito anche il dirigente Inail, Mario Recupero, che ha moderato l’incontro. “Il filo conduttore dei due libri è la straordinarietà – ha ribadito –. ‘Vite straordinarie’ presenta le biografie di persone che hanno saputo mettere in luce il valore che la disabilità può avere, trasmettendo un messaggio di positività al mondo. La straordinarietà di Antonio Maglio, invece, è quella di un uomo che con tecniche innovative ha riportato l’ordinarietà nella vita di persone che l’avevano smarrita”.
 
“Antonio Maglio è stato davvero un uomo straordinario – ha detto l’autore del libro, Luca Saitta, giornalista esperto di salute e sicurezza –. Portò avanti una grande sfida: in un’epoca caratterizzata da fortissime pregiudizi verso le persone disabili seppe dimostrare che anche la disabilità era una realtà viva, intensa, piena di energia e bellezza”. Ma il grande merito del padre del movimento paralimpico italiano è stato quello di puntare sullo sport come strumento di riabilitazione: “A Villa Marina, dove ebbe sede il Centro paraplegici di Ostia, Maglio creò una realtà d’eccellenza che salvò centinaia di persone disabili, diversamente condannate a morire ai margini della società”. Il Centro, inaugurato il 1 maggio 1957, fu teatro di un’opera straordinaria, in grado di dare vita in soli tre anni a quella che tempo dopo venne riconosciuta come la prima Paralimpiade della storia. “A Villa Marina Maglio realizzò il grande progetto delle Paralimpiadi, le prime ufficiali della storia, un grande evento sportivo a ridosso dei XVII Giochi Olimpici che si tennero a Roma nel 1960”.
 
“Maglio non è stato un personaggio, ma una persona dotata di grande passione, coraggio e moralità ineccepibile”, ha raccontato la moglie Maria Stella Maglio Calà, che ancora ne custodisce vivissimo il ricordo a 30 anni dalla sua scomparsa. “La svolta della sua vita è avvenuta a Palestrina, in provincia di Roma, dove fu condotto a visitare alcuni giovanissimi paraplegici. Quando li vide distesi sui letti e senza alcuna prospettiva, comprese che bisognava fare assolutamente qualcosa per loro”. Allievo di Ludwig Guttmann che nell’Inghilterra post bellica aveva avuto la grande intuizione di curare le ferite fisiche e psichiche dei reduci di guerra con lo sport, Maglio importò quel metodo in Italia, riuscendo in soli tre anni a formare una vera e propria squadra di atleti e a dare vita a una manifestazione che, quasi 25 anni dopo, sarebbe stata riconosciuta come la prima Paralimpiade della storia. «È stato davvero un rivoluzionario: – ha concluso la signora Maglio – si è speso con tutte le proprie forze per riportare i giovani infortunati verso la vita, la rinascita e la normalità”.
 
“Il filo conduttore tra la figura di Antonio Maglio e i 22 personaggi del volume ‘Vite straordinarie’ è il fatto di voler fare qualcosa a partire dalla situazione data, la disabilità – ha sottolineato la giornalista Antonella Patete, coordinatrice della rivista SuperAbile Inail e curatrice del volume –. Una volta le narrazioni riguardanti le persone disabili seguivano quasi sempre lo stesso percorso: qualcuno diventava cieco o paraplegico, la sua vita sembrava finire, fino a che riemergeva dalle tenebre grazie a un’insperabile e insperata guarigione. Ma come Antonio Maglio ci ha insegnato, la rinascita deve partire da quel che si è, cioè dall’espressione delle potenzialità che esistono nella vita di ognuno, anche quando si trova a convivere con una disabilità sopraggiunta o, in taluni casi, presente dalla nascita”. È questo il caso delle 11 undici donne e degli 11 uomini con vari tipi di disabilità e provenienti da tutto il mondo di cui tratta il volume: scienziati, artisti, sportivi, attivisti, che hanno raggiunto risultati di eccellenza nei rispettivi campi a prescindere e in alcuni casi a partire proprio dalla loro disabilità. Tra loro molti nomi noti come gli sportivi Beatrice Vio e Alex Zanardi o come lo scienziato Stephen Hawking, ma anche tanti volti poco conosciuti, almeno in Italia, come le modella americana Melanie Gayds o l’artista Stephen Wiltshire. “Ma attenzione – ha concluso la curatrice del volume –: questo non vuol dire che tutte le persone con disabilità debbano essere straordinarie. La maggior parte di esse sono persone normali che ambiscono a una vita il più normale possibile, esattamente come tutti. Ed è giusto che sia così”.

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