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Il “modello tedesco” per disabili caregiver: proposta dell’associazione Coscioni

L’associazione propone di importare in Italia l’assicurazione obbligatoria tedesca “Pflegeversicherung”: finanziata con il metodo contributivo, interviene in caso di grave bisogno di cura e assistenza. Lorenzin: “Urgenti risorse aggiuntive”. Boldrini: “Condizione dolorosa e diffusa”

18 maggio 2017

ROMA – Si chiama “Pflegeversicherung” ed è un sistema di assicurazione che tutela le persone con disabilità e i loro caregiver in Germania, Tutele che esistono in tutta Europa, tranne che in Italia, dove questo lavoro di cura “inizia a diventare davvero insostenibile”, secondo l'associazione Luca Coscioni. E la proposta di prendere come modello il sistema tedesco, lanciata ieri a margine del seminario “Dalla non autosufficienza alla vita indipendente”, dovrebbe risolvere una volta per tutte la questione, cercando di venire incontro a quei tre milioni di persone che oggi in Italia non vivono in condizioni di autosufficienza. “C'è necessità di risorse aggiuntive - sottolinea il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - per affiancare quanto già previsto nei nuovi livelli essenziali di assistenza e nel piano nazionale per la cronicità, e di politiche di prevenzione delle malattie mentali”.
 
La proposta di predisporre in Italia un'assicurazione obbligatoria finanziata attraverso il metodo contributivo, interverrebbe in caso di grave bisogno, di cura e assistenza protratte nel tempo e darebbe soprattutto un aiuto nella conduzione domestica. In vista delle elezioni politiche imminenti, l'associazione si aspetta che i partiti esaminino a fondo la tematica, presentando in parlamento programmi di intervento, quantificando le risorse necessarie e indicando i mezzi di copertura finanziaria. L'ipotesi più probabile è che si possa attingere da una parte di quei 150 miliardi che dovrebbero essere recuperati dai controlli contro l'evasione fiscale. “Iniziative come la vostra – ha concluso la Presidente della Camera Laura Boldrini - sono rilevanti proprio perché pongono all’attenzione della collettività una condizione dolorosa e diffusa, che troppo spesso rimane invece confinata tra le mura domestiche”.
 

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