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In Accessibilità


2021 INU: il futuro delle città accessibili

Le iniziative dell’Istituto Nazionale di Urbanistica continuano ad essere diverse e sempre all’insegna della miglioramento della qualità della vita per i cittadini anche grazie al Progetto Città accessibili a tutti.

16 giugno 2021

Abbiamo ripreso la conversazione, già iniziata gli anni scorsi, con un “osservatore” qualificato delle nostre città: l’architetto Iginio Rossi, Consigliere di amministrazione di URBIT e Coordinatore del Programma INU “Città accessibili a tutti”, per chiedergli se vede concretizzarsi un maggiore interesse da parte delle istituzioni intorno ai temi della qualità dello spazio urbano, purtroppo anche come reazione all’esperienza scaturita dalla pandemia da Covid 19, che nostro malgrado ci ha portato a riflettere e a voler riguadagnare gli spazi della città.
Quali sono le criticità che continuano a sussistere intorno ai temi della accessibilità?
“La mancanza di integrazione, multiscalarità, condivisione dei saperi, interdisciplinarietà e attenzione alle prestazioni urbane sono le maggiori carenze che continuiamo a rilevare nelle politiche e azioni inerenti l’accessibilità che ancora non pone le persone (tutte) al centro.
Purtroppo sono ancora scarsi gli approcci che superano la logica del singolo intervento finalizzato all’eliminazione di qualche barriera, indubbiamente utile, senza però averlo inserito in un processo più esteso in grado di collocarlo nella strategia di cambiamento dell’impianto complessivo della città inclusiva. È invece diffusa la pratica di sviluppare piani e progetti per l’accessibilità adottando soluzioni coerenti con le prescrizioni di legge che spesso risultano prive di buon senso.
Il quadro nazionale però mostra anche “momenti” positivi che stanno incrementando la cultura dell’accessibilità a 360° e dell’inclusione sociale. Da più parti emerge la necessità di diffondere le buone pratiche attraverso il confronto e l’ascolto.
Il progetto INU ha raccolto questa richiesta costruendo un’iniziativa incentrata sulla sperimentazione di un Patto per l’urbanistica città accessibili a tutti alla quale hanno aderito 8 città: Ancona, Genova, Livorno, Mantova, Reggio Emilia, Spello, Taranto e Udine.
Per la realizzazione della sperimentazione si prevede di concordare con le città aderenti le disponibilità a sviluppare nei progetti in corso, per esempio nella redazione di uno strumento di pianificazione, nella realizzazione di un progetto urbano, nella riqualificazione sociale di un quartiere che mostra criticità e fragilità degli abitanti, delle sperimentazioni in cui definire e applicare quelle soluzioni integrate che possono essere ricondotte al Patto per l’urbanistica città accessibili a tutti a partire dalle Linee guida per politiche integrate pubblicate in http://atlantecittaccessibili.inu.it/le-linee-guida/ .
La sperimentazione proposta dal Patto, della durata di due anni, aiuta a costruire quel sistema dell’accessibilità che consente di raggiungere un traguardo più ampio della qualità complessiva e dà forma alle relazioni con le altre reti del benessere come quelle di mobilità dolce, abitare, lavoro, vitalità della città pubblica e ambiente.
La modalità ipotizzata individua azioni e/o interventi, realizzabili attraverso un protocollo agile, che nel primo anno riguardino un livello territoriale in grado di supportare strategie e disegni coerenti con lo sviluppo locale e nel secondo anno riguardino un livello generale, riconducibile alla visione Paese”.
 
Patto per urbanistica Riepilogo finalita

Patto per urbanistica Riepilogo finalita
 
Quale è l’aspetto di maggiore resistenza a un reale accoglimento degli elementi di inclusione per un numero sempre più ampio di cittadini nella progettazione e ri progettazione degli spazi urbani?
“La mancanza di entusiasmo delle amministrazioni urbane e territoriali verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU per lo Sviluppo Sostenibile non ci fa ben sperare di raggiungere quei caratteri inclusivi, richiamati nella domanda, riguardanti un numero sempre maggiore di persone che è purtroppo in crescita per gli effetti dei disastri prodotti dalla pandemia.
Il Progetto INU sceglie di agire per favorire il superamento delle disuguaglianze, per assicurare la salute e il benessere per tutti, per contribuire al raggiungimento dell’uguaglianza di genere, per operare affinché la vitalità di città e territori sia parte della rigenerazione, per porre le persone al centro dei traguardi inerenti il miglioramento della qualità della vita, e in particolare nel lavorare per “rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili” e orientare quell’accessibilità per tutti agli spazi verdi - pubblici sicuri e inclusivi che è più volte richiamata nell’Atlante”.
 
Ringraziamo l’architetto Iginio Rossi per averci dato questo quadro, purtroppo, positivo a “momenti”, evidenziando aspetti di particolare interesse. Tra questi riteniamo irrinunciabili, per un reale cambio di passo nella progettazione: l’interdisciplinarietà e l’acquisizione di un approccio culturale all’accessibilità. Per passare dalle esperienze sporadiche alla normalità nella pratica della progettazione.
 
Per ogni ulteriore dettaglio sulle attività dell’Istituto Nazionale di Urbanistica sul Progetto Città accessibili a tutti è possibile consultare la pagina web – http://atlantecittaccessibili.inu.it/le-linee-guida/

 
Le immagini pubblicate sono state fornite dall’arch. Rossi che le ha realizzate per presentare l’iniziativa: Patto per l’urbanistica città accessibili a tutti.
 
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Immagine tratta da pixabay.com

di Giuseppina Carella

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