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“L’ascensore è libertà”, a Bologna il 30% dei palazzi con oltre 3 piani ne è privo

Parificare le detrazioni per le spese per installare l’ascensore a quelle per l’efficientamento energetico e creare un fondo di rotazione pubblico per anticipare l’investimento. Sono alcune delle proposte emerse nel convegno promosso da Auser sulla campagna per garantire la mobilità verticale nelle case

11 ottobre 2017

BOLOGNA – Aggiornare le normative per favorire la dotazione di impianti per la mobilità verticale nelle case. Rendere strutturali le detrazioni fiscali per le spese di installazione di ascensori e impianti assimilati (pari al 50% del costo fino a un massimo di 96 mila euro) e parificarle a quelle per le spese di efficientamento energetico che sono al 65%. Creare un fondo pubblico di rotazione per anticipare l’intera quota dell’intervento ovviando così al problema degli incapienti e di chi non ha i soldi per l’investimento iniziale. Rifinanziare il fondo nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche previsto dalla legge 13/1989 e non rifinanziato dal 2004. Sono alcune delle proposte emerse al convegno “L’ascensore è libertà” promosso da Auser Emilia-Romagna per fare il punto sull’omonima campagna lanciata lo scorso luglio per garantire la mobilità delle persone anziane (e non solo). “L’ascensore è utile per tutti, a prescindere da età e condizione, è l’anello di connessione tra la propria casa e il territorio – ha detto Magda Babini, vicepresidente Auser Emilia-Romagna – Obiettivo di Auser è trasformare un problema di difficoltà motoria, temporanea o cronica, da individuale a coscienza collettiva che interroga le parti sociali, economiche e politiche per non lasciare le persone da sole ad affrontare il problema quando capita, rimanendo prigioniere in casa propria”. Il convegno si è aperto con l’intervento di Stefano Bonaccini, presidente della Regione, che ha definito la campagna di Auser, “giusta e positiva perché l’ascensore non è solo una miglioria per chi ha bisogno di utilizzarlo ma è anche importante per il lavoro, visto che l’edilizia è stato uno dei settori più colpiti dalla crisi” e il rifinanziamento della legge 13 “una proposta di civiltà”.
 
La sfida della longevità. Nei prossimi 30 anni gli over65 in Emilia-Romagna saranno il 34% della popolazione totale (oggi sono il 24%), gli over80 passeranno dal 4% al 10%. Aumenterà anche l’età media: per le donne da 85 a 90 e per gli uomini da 80 a 85. “La longevità è un fatto di massa ed è necessario cambiare, in modo lungimirante, i comportamenti collettivi e individuali – ha detto Gianluigi Bovini, demografo – Arrivare al 2046 con solo il 30% degli edifici con più di 3 piani dotati di ascensore significa chiudere in casa migliaia di anziani. L’assistenza domiciliare non può diventare arresti domiciliari”. A Bologna il 72,5% degli edifici con più di 3 piani è senza ascensore, in Emilia-Romagna sono l’89,9%, in Italia il dato è simile (89,6%). “A Bologna sono 7 mila i palazzi con 4 piani senza ascensore – ha proseguito Bovini – Siamo capaci di fare un piano con incentivi pubblici per riuscire a installarne almeno 100 all’anno? Nel 2030 ci ritroveremmo con la metà dei palazzi dotati di ascensore, mi sembra il traguardo minimo per garantire alle persone anziane una vita dignitosa”. Per quanto riguarda la tipologia di impianti, esistono ascensori elettrici, oleodinamici o cabine elevatrici. “La differenza è nella velocità – ha spiegato Stefania Irti, ingegnere – Tutti possono essere fatti su misura e adattarsi alle singole esigenze all’interno di edifici, ad esempio, sfruttando il vano scale, oppure all’esterno”.
 
La prevenzione. “Nel 1993 sapevano già che la tendenza all’invecchiamento era quella che stiamo vedendo oggi, ma ancora adesso ci stupiamo”, ha detto Maria Lia Lunardelli, geriatra del Sant’Orsola-Malpighi, che ha sottolineato come i dati da tenere presente sono l’aspettativa di vita a 65 anni, pari a 23 anni per le donne e 19 per gli uomini, e gli anni di vita in salute dopo i 65 anni che sono 7 per le donne e 8 per gli uomini. “È questo il vero tema – ha aggiunto – La questione quindi è come prevenire la fragilità ovvero la perdita delle capacità funzionali e dell’autonomia. Oltre al benessere psicofisico, che si mantiene con attività fisica e allenamento cognitivo, è fondamentale la partecipazione sociale”. E quindi poter uscire di casa e vivere la comunità, socializzare, coltivare relazioni.
 
Città a misura di anziano. “Siamo stati abituati a considerare le barriere architettoniche solo in relazione alle persone disabili o al massimo per le mamme con i passeggini, ma non siamo mai andati oltre – ha detto Lella Brambilla, presidente Auser nazionale – L’aumento della percentuale di persone anziane ci impone l’impegno a sostenere l’iniziativa: servono scelte politiche e mirate per evitare che il problema di oggi diventi un’emergenza tra 20 anni”. L’obiettivo di Auser è mantenere le persone al proprio domicilio. Ma non solo nel senso di bisogno di servizi o prestazioni da offrire ma per vivere pienamente l’ambiente urbano e comunitario – ha continuato Brambilla – Le persone vivono in un contesto, costruiscono legami con i luoghi, sono legate al paesaggio e per vivere in quel contesto devono avere la possibilità di uscire di casa. Dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare per costruire città a misura di anziano”.
 
La campagna di Auser Emilia-Romagna è stata lanciata a luglio e ha suscitato grande interesse da parte di interlocutori istituzionali, sociali ed economici. Cna, ad esempio, ha partecipato fin da subito alla campagna e si è posta l’obiettivo di coinvolgere Cna nazionale: “Stiamo parlando di un problema di massa”, ha detto Cinzia Barbieri, direttore generale di Cna Bologna, che ha ricordato anche i progetti per “recuperare la socialità nei quartieri, per rivitalizzare le periferie e costruire relazioni perché fuori casa le persone devono trovare una comunità accogliente”. Luigi Giove, segretario generale della Cgil Emilia-Romagna, ha detto che, “la proposta di Auser ne contiene altre” e ha sottolineato l’importanza di intervenire per recuperare gli edifici esistenti, anche con l’installazione di ascensori, per la crescita edilizia. “Il settore è uno di quelli che ha sofferto di più con la crisi – ha aggiunto – e interventi adeguati di efficientamento energetico, messa in sicurezza sismica e accessibilità potrebbero assorbire l’occupazione in eccesso”. Tra gli interventi al convegno anche quello di Bruno Pizzica dello Spi Cgil, David Pierinelli di Asppi, Mauro Colombarini del Sunia e Simone Gamberini di Legacoop.
 
Alessandro Alberani, presidente di Acer, ha sottolineato l’intenzione di Acer di dedicare una particolare attenzione al tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche, “nel contesto di una generale penuria di risorse dedicate alle politiche per la casa”. Acer Bologna gestisce circa 650 ascensori sul territorio provinciale che richiedono una costante manutenzione, installa impianti in occasione di nuove costruzioni e nelle riqualificazioni. Dal 2003 ne sono stati realizzati 49 in diversi quartieri della città con un investimento di 6 milioni di euro. Alberani ha ricordato anche che “il Comune e Acer non erogano contributi per l’installazione di ausili per cui solitamente la strada preferenziale per superare la problematica è il cambio di alloggio”. Va tenuto conto del fatto che “molte persone scelgono gli alloggi senza ascensore perché hanno un canone inferiore e altrimenti non arriverebbero a fine mese. Il problema dunque è sociale”. (lp)

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