Ancora due settimane, poi Ivano ritornerà in Ibm. Eppure, se potesse scegliere, direbbe addio alla scrivania, al computer e ai colleghi d?ufficio per lavorare come guida a tempo pieno alla mostra ?Dialogo nel buio?. ?Ma io non scelgo alla pari - spiega con un sorriso deciso -. Non posso rinunciare a un part time a tempo indeterminato per un contratto a progetto?. E Ivano di alternative non ne vede: difficile barattare un posto fisso per 12,50 euro lordi all?ora senza ferie, permessi né giorni di malattia retribuiti. Ancora una volta, dunque, la precarietà costringe i sogni a tornare in un cassetto. ?A 48 anni non si può vivere senza prospettive - prosegue -. E cosa sarà di questa mostra nessuno lo. Cosa accadrà tra tre, cinque, sette anni? Il rischio di rimanere a casa è troppo alto?.
Tra le 60 guide non vedenti di Dialogo nel buio, ci sono impiegati, centralinisti, laureati. Qualcuno lavora nei ritagli di tempo, per arrotondare stipendio e pensione di invalidità. Altri arrivano a coprire 30 ore alla settimana: un lavoro a tutti gli effetti. Per accompagnare adulti e scolaresche, Ivano ha chiesto un anno di aspettativa. Ha lasciato il suo posto come programmatore, dopo 18 anni di fedele servizio, e si è immerso nel buio, per la seconda volta. ?Mi sono innamorato di questo mestiere già a Palazzo Reale nel 2002 ? ricorda -. Anch?io, come molti visitatori, sono andato lì per curiosità. Mi piaceva l?dea di giocare a ruoli invertiti: io, cieco, potevo condurre gli altri?. Anche all?Istituto dei ciechi, dove la mostra è allestita dallo scorso dicembre, di persone ne ha viste passare tante e il gusto dell?esotico ha lasciato posto ad altro. ?Adesso vanno di moda le cene al buio o in tram, ma Dialogo nel buio è qualcosa di diverso ?precisa Ivano -: qui sperare di creare una maggior sensibilità nelle persone. Lo si fa nel buio certo, ma con le parole e l?esperienza. Solo così i visitatori capiscono che non siamo né eroi, né poveri disgraziati?.
Mentre racconta, Ivano non fa nulla per nascondere l?entusiasmo: sorride molto, scherza sul suo handicap, ti mette a tuo agio. Pochi indizi, ma questi bastano per capire che deve essere una brava guida, di cui ci si può fidare. ?Al buio, in un primo momento, ci si sente disorientati, ma presto si impara a usare tutti i sensi che si hanno a disposizione e ci si abitua anche a questa condizione ? prosegue -. E alla fine si impara a fidarsi semplicemente di una voce, senza poter giudicare dalle apparenze?. Un?esperienza faticosa, soprattutto a livello emotivo. Le guide vengono bersagliate da ogni genere di domande: ?Come fai a vivere da solo??, ?Sapresti descrivere il rosso??, ?Hai un?idea della bellezza?. Insistenti, mai banali. Ma ad Ivano di questi dodici mesi è rimasta in mente una mano stretta nella sua. E una diciassettenne con la paura del buio. ?Era qui con altri ragazzi di una comunità di accoglienza per adolescenti in difficoltà ? ricorda, soppesando le parole -. Durante il percorso mi ha raccontato di sé, dei suoi problemi familiari, di quello che ha vissuto. E ho capito da dove nasceva il suo disagio?. 15 giorni ancora e poi si torna a timbrare il cartellino. ?Sono contento di rivedere i colleghi, ma ho già un po? di nostalgia di Dialogo nel buio ? conclude- . Per questo ho deciso che almeno un giorno a settimana lavorerò qui, tra la gente. Per sentirmi vivo?. (Elena Parasiliti)
(21 novembre 2006)







