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Stefano Benni: "Ridere non è un crimine"

"Non bisogna avere paura dell'ironia, alle persone disabili piace. Il vero dramma è la solitudine, la malattia degli anni Duemila che la tecnologia non riesce a combattere". Parola dello scrittore bolognese che ha fatto della satira visionaria il suo credo, da "Bar sport" all'ultima fatica letteraria "Pane e tempesta". L'intervista è sul numero zero di Superabile Magazine

Stefano Benni

ROMA - Anziani, malati di morbo dolce, ragazzi di periferia, orfani impegnati in scalmanate partite di pallastrada. Sono tanti i personaggi che Stefano Benni ha creato in questi anni per raccontare quello che alcuni chiamano l'universo sociale e altri semplicemente la vita. Ma la struggente vicenda di Achille piè veloce, che vive le tristezze dell'oggi con la passione ardente degli eroi omerici, è valsa allo scrittore bolognese l'elezione a moderno cantore della disabilità. E infatti quando si parla della necessità di promuovere una rappresentazione delle persone disabili nella letteratura senza né stucchevolezza né pietismo si pensa subito a lui, a Stefano Benni, che ha saputo regalarci un carattere difficile e complesso che non è facile amare ed è impossibile dimenticare. Ma l'impegno dello scrittore a favore dei diritti è più ampio. Infatti, associando il suo nome alla parola "disabilità" sui motori di ricerca internet saltano fuori "Fashionable", una sfilata di moda con modelle disabili promossa dall'Aias di Bologna, e la "Pallastrada", l'iniziativa organizzata dal Centro documentazione handicap di Bologna prendendo spunto dal gioco praticato dai protagonisti del suo romanzo "La compagnia dei Celestini". L'intervista si trova sul numero zero di Superabile Magazine, la nuova rivista dell'Inail dedicata alla disabilità.

Stefano Benni perché ha deciso di parlare di disabilità in uno dei suoi libri e da dove nasce il personaggio di Achille?
"L'ho conosciuto veramente e, quando è morto, mi è mancato e ho voluto raccontare la nostra amicizia, anche se trasfigurandola letterariamente. E così, anche se molte cose sono inventate e ricreate nel libro, al centro c'è il ricordo di una persona vera".

Achille rischia di finire i suoi giorni in una clinica privata, Elianto, il protagonista di un altro suo libro, è ammalato del misterioso "morbo dolce" ed è recluso a Villa Bacilla. Come mai tanto isolamento e segregazione nella vita dei suoi personaggi?
"La solitudine è un problema di questi anni Duemila proprio perché, nel tempo della ‘globalità', della tecnologia ‘comunicativa' di internet e dei cellulari, se ne parla come di una malattia debellata. Invece, vedo ancora tanta solitudine intorno a me. Quanto alla solitudine nella malattia è una condizione dolorosa, ma c'è chi combatte e c'è chi è pronto ad aiutarti. È un viaggio nel coraggio, nei mille modi in cui si riesce a vivere il dolore insieme agli altri e a non accontentarsi solo di compassione".

In generale i libri sull'handicap sono quasi sempre crudi, realistici, autobiografici, solo raramente umoristici e quasi mai visionari. È possibile ridere della disabilità?
"Sì, credo che alle persone disabili piaccia l'ironia. Hanno voglia di ridere, di prendersi in giro e di prendere in giro. Questo almeno è quanto ho vissuto io personalmente. L'Achille del mio libro amava sopratutto scherzare e ridere. Ovviamente tutto questo va fatto con rispetto. Alcuni genitori di ragazzi disabili, ad esempio, sono in difficoltà di fronte all'allegria sfrenata e all'eros che talvolta erompe dai loro figli. Capisco e rispetto la loro difficoltà. Ma la risata e la sessualità fanno parte del desiderio di una vita intera".

Dall'Aias al Centro documentazione handicap di Bologna, come mai questo impegno a fianco delle organizzazioni che si occupano di disabilità?
"Non lo so. Forse nei miei romanzi parlo spesso di chi è in difficoltà, di quelli che non hanno potere. Perciò mi capita di venir chiamato a partecipare al lavoro di persone che si battono a favore dei deboli, dagli immigrati ai minori abbandonati, dai disabili ai cosiddetti malati mentali. Lo faccio sempre con faticosa gioia, anche se c'è chi fa molto più di me e se per vincere certe durissime ingiustizie non basta certo un libro".

Ci può raccontare qualcosa dei personaggi del suo ultimo libro "Pane e tempesta", uscito da poco per Feltrinelli?
"Parla molto di vecchi. E i vecchi, in una società dell'avidità e dell'efficienza, o sono vecchi politicanti potenti coi capelli finti, o vengono messi da parte. Molti di loro combattono la solitudine stando insieme, con filosofica allegria. Riescono a invecchiare senza isolarsi, senza diventare irosi o egoisti. E io adesso sto davanti alla mia vecchiaia, non solo a quella degli altri. Vorrei invecchiare come alcuni che ho conosciuto, non certo come i politici". Per leggere, scaricare o ricevere il magazine clicca qui. (ap)

(20 gennaio 2010)

Nasce Superabile Magazine, il nuovo mensile dell'Inail sulla disabilità

copertina del numero 0 di Superabile MagazineNotizie, inchieste, curiosità. Nel numero zero fari puntati sulla letteratura per ragazzi. Ma si parla anche di insegnati di sostegno, vacanze sulla neve, basket in carrozzina. E, per finire, un'intervista in esclusiva a Stefano Benni. Il direttore Carletti: "Vogliamo portare alla ribalta temi, esperienze, problemi e buone prassi di un mondo ricco di potenzialità"

Clara, Simple e gli altri: ecco i nuovi protagonisti delle fiabe

illustrazione di un libro per bambiniNon vogliono né impietosire né commuovere, ma semmai favorire l'incontro con la diversità. Sono gli eroi "speciali" della nuova letteratura per ragazzi, distanti mille miglia dai personaggi del libro "Cuore" e dai tanti gobbini dei racconti popolari. E i piccoli editori osano. L'inchiesta si trova sul numero zero di Superabile Magazine