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Inchieste e Dossier

Aerei, disabili rifiutati a bordo. Anglat: "Uniformare le regole delle compagnie"

Anche questa estate casi di rifiuto all'imbarco di persone disabili non accompagnate e di problemi con il trasporto delle carrozzine elettriche: le ultime vicende "targate" EasyJet. Romeo: "Procedure da chiarire a livello europeo"

aereo con il sole sullo sfondo

ROMA - Bagaglio pesante e obbligo di avere un accompagnatore: sono le maggiori cause di disguido tra viaggiatori con disabilità e compagnie aeree. Almeno questo ci dicono le cronache di questi mesi, da ultima una turista non imbarcata a Londra perché la sua sedia a ruote elettrica aveva un peso complessivo superiore ai sessanta chili. Discriminazione o osservanza di regole per la sicurezza? Nell'ultimo caso la vicenda è accaduta con EasyJet, la compagnia low cost inglese che non imbarca sedie a ruote elettriche dal peso complessivo superiore ai sessanta chili (a meno che non siano smontabili in più pezzi che, separatamente, pesino meno di sessanta chili), e che è stata altre volte criticata per non aver accettato a bordo persone con mobilità ridotta o parzialmente autonome che non avessero un accompagnatore. Ma cosa prevedono le regole in vigore, ad iniziare dal regolamento europeo (1107/2006) che regola il settore?
 
Sul primo versante, quello dei bagagli, le regole europee non concedono nè limiti né deroghe alle compagnie aeree: al di là della tratta, che può essere di breve, medio o lungo raggio, i bagagli - quali anche le sedie a ruote elettriche - devono essere imbarcati.: viene chiesto ai passeggeri di informare la compagnia aerea almeno 48 ore prima dell'imbarco e si affida all'azienda il servizio di "assistenza" dovuta. Limitatamente allo spazio disponibile nella stiva e alle procedure di sicurezza per il loro imbarco, ogni compagnia decide come e in che misura farsene carico: nel caso di EasyJet si chiede alle persone munite di sedia a ruote elettriche (e dunque particolarmente pesanti) di smontarla in pezzi che, singolarmente, non pesino più di sessanta chili. "Portatevi dietro il libretto di istruzioni", consiglia la compagnia low cost: non sia mai che non si riesca a smontarla o a rimontarla una volta arrivati a destinazione. Alla base della politica EasyJet sui bagagli c'è, secondo la compagnia, la sicurezza degli addetti al trasporto bagagli: non possono esserci singoli pezzi che pesino più di 60 chilogrammi. 
 
Sul versante numero due, quello dell'accompagnamento delle persone parzialmente sufficienti, esiste in Italia una circolare Enac (8/07/2008) in cui si demanda alle compagnie aeree l'obbligo di definire "in base a specifiche norme e alla configurazione dei propri aeromobili" le politiche di sicurezza sul trasporto dei passeggeri con ridotta mobilità, specificando - anche in questo caso - procedure e eventuali restrizioni. Ogni compagnia insomma può fare da sé, e Easyjet ha scelto di farlo, non imbarcando persone con disabilità senza accompagnatore. Il motivo è la necessità di poter evacuare l'aereo, in caso di emergenza, nei 90 secondi previsti dalle procedure. "EasyJet non metterà mai in pericolo la sicurezza dei propri passeggeri", dice la compagnia. Ma - obiettano molti passeggeri - se il motivo è quello, quante altre persone potrebbero non essere capaci di evacuare l'aereo in 90 secondi, ad iniziare dalle persone anziane? Le regole comunitarie prevedono comunque che le informazioni riguardo alle scelte delle singola compagnia siano chiare e accessibili al pubblico, di modo che il consumatore possa essere tutelato conoscendo esattamente, ancor prima di acquistare il biglietto, la prassi in vigore presso quel vettore.
 
Di fronte alla sostanziale libertà concessa alle compagnie aeree su alcuni aspetti relativi al trasporto delle persone con disabilità, per l'Anglat (Associazione nazionale guida, legislazione handicappati e trasporti), una delle associazioni più specializzate e competenti nel campo della mobilità delle persone disabili, è giunto il tempo di procedere ad uniformare legislazioni nazionali e regolamenti aziendali, prevedendo forme di controllo più severe sull'applicazione negli stati membri del regolamento europeo per il trasporto aereo: Sarebbero opportune - afferma Roberto Romeo, consigliere nazionale Anglat e rappresentante del Consiglio italiano disabili dell'Unione europea (Cidue) e della Federazione tra le Associazioni nazionali disabili (Fand) presso i tavoli di lavoro Enac (Ente nazionale aviazione civile) - delle verifiche e controlli periodici approfonditi da parte dell'Unione europea presso gli stati membri, i gestori aeroportuali e i vettori aerei, in merito alla corretta applicazione dello regolamento; così come sarebbe opportuno l'aggiornamento e l'uniformità delle normative internazionali sulla sicurezza aerea, per meglio chiarire sia le procedure in materia di evacuazione, sia l'accesso a bordo di ausili ed apparecchi medici, poiché tutto ciò ad oggi è causa di rifiuto di imbarco da parte delle compagnie, per lo più low-cost, nei confronti dei passeggeri con disabilità". (eb)

(29 agosto 2010)

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