La denuncia dello Spi: i nuovi requisiti per il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento escluderebbero una buona fetta di over 65 con problemi motori o parzialmente non autosufficienti. Cantone: "Si toglie il diritto agli assegni per puntare sui servizi integrati sul territorio, ma oggi questi servizi coprono solo il 14% dell'intera platea degli interessati"

ROMA - I nuovi "falsi invalidi" sono gli anziani. Non tutti almeno: solo quella fetta che ha problemi a camminare o è parzialmente non autosufficiente. Secondo lo Spi, il Sindacato dei pensionati italiani di Cgil, l'emendamento alla manovra correttiva presentato due giorni fa dal governo - che cambia il testo dell'articolo 10 del decreto legge 78/2010 sul tema dell'invalidità e ridefinisce anche i requisiti per il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento - "taglierebbe fuori una buona parte di ultra 65enni con difficoltà motorie o parzialmente non autosufficienti", commenta Carla Cantone, segretario generale dello Spi-Cgil. "Se una persona anziana - spiega - riesce a camminare a fatica solo con il supporto del deambulatore, non avrà più il diritto all'assegno". E non è l'unica a pensarla così: ne è convinto anche Carlo Giacobini, direttore responsabile di Handylex.org, secondo cui l'emendamento presentato dal relatore di maggioranza Antonio Azzolini (Pdl) "escluderebbe dall'indennità di accompagnamento le persone anziane che si muovono a fatica con l'aiuto di un tripode".
L'emendamento presentato in commissione Bilancio al Senato, infatti, oltre a innalzare la soglia d'invalidità dal 74% all'85% tranne per chi una percentuale fissa o massima superiore al 74% - per cui solo nei casi di patologia unica il limite rimarrebbe quello attuale, mentre alle persone colpite da più patologie che singolarmente valutate non raggiungono il 74% si applicherebbe la nuova soglia dell'85% - ridefinisce anche i requisiti per il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento. La nuova definizione medico legale, più restrittiva, prevede che "il deficit della deambulazione debba essere permanente e assoluto in modo che la persona non sia in grado di compiere il complesso degli atti elementari della vita senza l'aiuto di un accompagnatore", si legge nella relazione all'emendamento. I deficit motori compensabili con ausili, mezzi di appoggio, protesi o ortesi, non costituiscono requisito.
"La rigorosa precisazione medico legale - continua la relazione all'emendamento - serve per ovviare a interpretazioni estensive della norma che andrebbero a tutelare anche quei soggetti in grado di svolgere in accettabile autonomia la quasi totalità degli atti della vita quotidiana e a cui basterebbe invece un solo intervento al giorno espletabile da servizi integrati". Come dire: niente indennità di accompagnamento per chi è in grado di muoversi un po', tanto ci sono i servizi sociali comunali a dare una mano. Ma "si tratta di una definizione pericolosa perché, in assenza di linee guida di valutazione dell'autonomia personale e di criteri omogenei di valutazione della non autosufficienza, tutto è lasciato alla discrezionalità delle commissioni mediche", dicono dallo Spi. "Ci pare - afferma ancora il segretario generale Carla Cantone - una presa in giro: si doveva risparmiare sui falsi invalidi, e invece si colpiscono i veri invalidi e le persone fragili. Si toglie il diritto agli assegni, affermando che chi non ne godrà più potrà avvalersi dei servizi integrati sul territorio. Ma- puntualizza - ad oggi questi servizi coprono solo il 14% dell'intera platea degli interessati". "E infine - conclude - un paese civile dovrebbe saper leggere i bisogni veri delle persone con disabilità, dovrebbe dotarsi di regole che valgano per tutti, operando con gli opportuni controlli, all'insegna della giustizia e dell'equità".
Che il governo puntasse ad un risparmio della spesa e che le indennità di accompagnamento potessero rientrare nei provvedimenti assunti è stato ipotizzabile fin dal principio. A fronte di una popolazione italiana che tende a invecchiare sempre più, infatti, le indennità di accompagnamento sono la voce che incide maggiormente sulla spesa per l'invalidità: tra il 2002 e il 2009 il costo globale per le prestazioni di invalidità civile è aumentato di oltre 5 miliardi di euro, arrivando così a 16 miliardi di euro (pari a poco più di un punto percentuale di Pil). Secondo alcune elaborazioni Inps realizzate per Il Sole-24 Ore, l'incremento di questi ultimi otto anni è dipeso soprattutto dalle indennità di accompagnamento: 4.605 milioni di euro a fronte dei 484 milioni spesi per le pensioni d'invalidità. Prima del varo della manovra, fra le ipotesi era circolata insistentemente quella che prevedeva un legame fra l'importo dell'indennità di accompagnamento e il reddito del soggetto. Nel testo definitivo, però, non se ne faceva menzione e il rischio di veder colpito l'istituto dell'accompagno sembrava scongiurato. Fino alla presentazione degli ultimi emendamenti. (Michela Trigari)
(1 luglio 2010)






