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Stati generali della disabilità: le richieste delle associazioni

Inserimento lavorativo, ratifica della Convenzione Onu, aumento delle pensioni d'invalidità e partecipazione delle associazioni alle decisioni politiche in materia di disabilità: sono queste le richieste principali che saranno presentate alle istituzioni dalle cinque associazioni storiche che fanno parte della Fand. Il presidente Pagano: "Abbiamo chiesto un incontro al presidente Berlusconi, ma non abbiamo ricevuto risposta. Se non saremo soddisfatti, siamo pronti a scendere in piazza"

mano sulla ruota di una sedia a ruote

ROMA - Ratifica della Convenzione Onu, inserimento lavorativo, pensioni per gli invalidi e maggior coinvolgimento delle associazioni nelle decisioni politiche in materia di disabilità: sono queste, in sintesi, le questioni che saranno al centro degli Stati generali della disabilità, convocati dalla Fand e in corso oggi a Roma (Teatro Valle - Via del Teatro Valle, 23 - Ore 9.00). Circa cinquecento i partecipanti, tra dirigenti e rappresentanti territoriali della Federazione, che riunisce al suo interno le cinque associazioni storiche che in Italia si occupano di disabilità: Anmic, Anmil, Uic, Unms ed Ens.

A indicare le priorità sul tavolo della discussione è Giovanni Pagano, presidente dell'Anmic e della Fand. Per quanto riguarda la ratifica della Convenzione, spiega, "l'Italia ancora non ha provveduto. Va chiarito che la Convenzione non implica nulla sul piano normativo, visto che la legislazione italiana è più che soddisfacente in materia di disabilità. La ratifica ci darebbe però la possibilità di far parte della commissione che vigilerà sull'applicazione della normativa. Una commissione che oggi è composta da 11 membri, Italia esclusa, e che ora può allargarsi con altri 7 o 8 rappresentanti".

Per quanto riguarda il secondo punto, "sollecitiamo un impegno serio del governo per l'avviamento al lavoro dei disabili, sia nel settore privato che in quello pubblico. La situazione in Italia è del tutto insoddisfacente e la tendenza degli ultimi anni è al peggioramento - riferisce Pagano - Nelle aziende private accade molto spesso che lavoratori disabili avviati al lavoro siano giudicati non idonei dopo il periodo di prova e quindi allontanati dopo 15-20 giorni dall'azienda. Le amministrazioni pubbliche, dal canto loro, spesso non coprono la percentuale di inserimenti lavorativi di disabili richiesta dalla legge. E ora non sono neanche più tenute a certificare il rispetto di questa legge, quindi nessuno saprà più nulla".

C'è poi un tema che, soprattutto all'Anmic, sta particolarmente a cuore e che non mancherà nell'ordine del giorno di domattina: quello delle pensioni d'invalidità: "Oggi si ripete che chi guadagna 1.200 euro al mese rischia la povertà. Figuriamoci chi percepisce 246 al mese di pensione, come la maggior parte degli invalidi! - commenta Pagano - Abbiamo presentato la nostra proposta di legge di iniziativa popolare, che è stata portata in Parlamento dal presidente del Consiglio ed è stata registrata con il numero 1.539. Ora è in fase di assegnazione a una commissione, per poi passare alle Camere. Finora non sappiamo niente di più".

Le associazioni chiedono infine un maggior coinvolgimento delle loro rappresentanze nelle decisioni politiche relative alla disabilità: "Abbiamo inviato un lettera al presidente Berlusconi, in cui chiediamo di incontrarlo per illustrargli le nostre impellenti necessità. Sono trascorsi circa 25 giorni e non abbiamo ricevuto risposta. Siamo molto insoddisfatti e scenderemo in piazza se ancora una volta non saremo ascoltati". Pagano denuncia, tra l'altro, la "presunzione con cui il governo si accinge ad avviare, a partire dal prossimo gennaio, 200.000 visite di accertamento d'invalidità, secondo quanto previsto da un decreto del ministro Brunetta inserito in Finanziaria. Tra queste persone, un'altissima percentuale ha subito già almeno 3 accertamenti. E poi c'è il problema delle commissioni: 110 in tutta Italia, il che significa che alcune province avranno una sola commissione. Questo comporterà gravosi spostamenti per gli invalidi, costretti a sottoporsi a visite che spesso si risolvono con uno sguardo, visto che tanti di loro si presentano in barella. La nostra voce, anche in questo caso, non è stata ascoltata".

Desta preoccupazione, infine, l'intenzione manifestata da Brunetta di metter mano alla legge 104 del 1992: "Il ministro sostiene che tanti abbiano il requisito del congedo non suffragato dal diritto. Noi vogliamo che chi abusa sia punito, ma non può essere coinvolto anche chi questo diritto invece lo ha. Per questo chiediamo che, anche con il nostro coinvolgimento, sia fatta un'attenta selezione per non privare di un diritto anche chi di questo diritto ha bisogno per vivere". (cl)

(23 ottobre 2008)

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