SuperAbile


SuperAbile regionale

Benvenuto nella comunità di SuperAbile. Accedi alle tue aree personalizzabili:


SUPERABILE MULTIMEDIA

COMMUNITY

Per saperne di più

Inail per l'integrazione delle persone straniere

Call Center

Contatta Superabile


News

Manovra economica: il risparmio sarà irrisorio

In un articolo sul Sole 24 ore l'esperto di Politiche sociali, Cristiano Gori, ripercorre le tappe fondamentali di quella campagna mediatica e politica contro i "falsi invalidi" che ha portato all'abbassamento della soglia minima di invalidità per accedere alla pensione. Ma i risparmi economici saranno deludenti: meno di 33 milioni all'anno sui 12 miliardi previsti. La soluzione? Utilizzare meglio le risorse senza diminuire la spesa

salvadanaio

ROMA - Il mese di maggio è stato il "mese del falso di invalido". Una triste considerazione quella alla base dell'articolo di Cristiano Gori, comparso sul Sole 24 Ore di domenica 6 giugno. Nell'articolo pubblicato sul quotidiano milanese, il professore di Politiche sociali dell'Università Cattolica di Milano e consulente dell'Istituto ricerche sociali segnala come il clamore sui falsi invalidi da parte di stampa e tv abbia, di fatto, portato a una "stretta sulle invalidità". Nello stesso articolo Gori ripercorre le tappe fondamentali di quel percorso sfociato, infine, nell'innalzamento della soglia di invalidità che dà diritto alla pensione. A fine aprile - scrive il docente - l'Inps presenta il Rapporto annuale: tra il 2005 e il 2009 si è registrato un incremento delle prestazioni di invalidità civile del 26%, mentre la spesa è balzata dai 13 ai 16 miliardi di euro. Da qui una serie di inchieste giornalistiche e dichiarazioni politiche sullo scandalo dei falsi invalidi, fino all'affermazione del ministro dell'Economia Giulio Tremonti che, lo scorso 18 maggio, ha annunciato che bersaglio della finanziaria saranno "i veri evasori e i falsi invalidi".

A questo punto i tecnici del governo cominciano a studiare come tradurre le dichiarazioni di intenti in misure concrete. La crescita della spesa, però, non si concentra sulle pensioni di invalidità rivolte ai disabili sotto ai 65 anni, bensì sull'indennità di accompagnamento che, pur essendo destinata a persone con disabilità massima di tutte le classi di età, nella pratica vede una forte presenza di beneficiari anziani, pari a un rapporto di tre su quattro. "L'assistenza pubblica agli anziani in Italia è tra le più deboli d'Europa - scrive Gori - e l'accompagnamento è l'unica misura nazionale a loro sostegno".

Se si vogliono ottenere risparmi rilevanti, quindi, è necessario intervenire proprio sulle indennità di accompagnamento. Ma dopo aver preso in considerazione per qualche giorno l'idea di introdurre una soglia di reddito per ricevere il beneficio, il governo fa marcia indietro: i 480 euro dell'accompagnamento vengono usati soprattutto per pagare le badanti e le altre spese legate alla non autosufficienza. Il problema, precisa il docente, è che "intervenire sugli anziani (a differenza che sui disabili) provocherebbe uno scontento diffuso". Tuttavia, le aspettative sollevate non possono essere lasciate senza seguito e allora si decide di innalzare la soglia dell'invalidità necessaria per ottenere la pensione dal 74 all'85%, potenziando al tempo stesso la campagna di controlli già in atto.

In realtà, nota Gori, quella che è stata definita come la "stretta sulle invalidità" non produrrà risparmi degni di nota: da una parte, infatti, ci sono i controlli straordinari che non hanno mai portato risparmi "significativi", dall'altra l'innalzamento della soglia minima all'85%, stando "all'autorevole sito di www.handylex.org", produrrà un recupero annuo inferiore a 33 milioni di euro, irrilevante rispetto ai 12 miliardi annui previsti dalla manovra. Che fare allora? Se per Gori i falsi invalidi (che realmente esistono) non verranno direttamente colpiti dalla manovra, esistono comunque degli strumenti per ridurne il numero. "Bisognerebbe intervenire con una strategia pluriennale di revisione complessiva delle prestazioni di invalidità civile", affrontando "le tensioni che inevitabilmente sorgerebbero se si scegliesse di affrontare i veri nodi che tengono fermo il sistema: l'eccessiva diffusione delle prestazioni nel Meridione e alcune differenze negli importi, non legate ai bisogni, tra i diversi gruppi di utenti".

Nello stesso tempo, commenta il docente, non appare realistico "pensare di diminuire la spesa pubblica per l'assistenza ai non autosufficienti", in quanto l'invecchiamento della popolazione e la "tradizionale debolezza del welfare italiano" ne fanno uno di quei settori su cui il paese deve puntare con più forza. La vera sfida, dunque, è quella di "utilizzare meglio le risorse". Basti pensare all'indennità di accompagnamento, che risulta troppo bassa per le situazioni più gravi, viene erogata senza fornire alle famiglie le informazioni e i suggerimenti di cui hanno bisogno e non "contempla alcun controllo su come vengono effettivamente impiegati ei 480 euro". (ap)

(8 giugno 2010)