Su 200mila pratiche controllate dall'Inps, un pensionato su dieci era perfettamente sano. Stando ai trend statistici, nel 2010 ci saranno 12mila nuovi falsi invalidi. Boom di cartelle sospette al Centro-Sud, dove la scarsa trasparenza si intreccia a interessi politici. La questione al centro di un'inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano

ROMA - Boom di falsi invalidi. Le ultime indagini dell'Inps, riportate in un'inchiesta di Repubblica, svelano la dimensione del fenomeno: su 200mila pratiche, poco più del 10%, 22mila, sono state cancellate perché intestate a persone in buona salute. Altre 20mila sono in attesa di riesame e definite a rischio, e 100mila nuovi controlli straordinari sono stati disposti per il 2010. Nell'ambito delle ultime indagini, i video dei carabinieri di Napoli in cui finti ciechi parcheggiano l'auto e leggono il giornale e un'associazione di mutilati di Siracusa che agevolava i più furbi in cambio di voti al presidente assessore.
Ma quanto pesano sul bilancio dello Stato i cosiddetti falsi invalidi? La certezza è la crescita costante della spesa annua per l'assistenza agli invalidi civili: dai 13,5 miliardi di euro del 2006 ai 16,6 previsti nel 2010. E il numero degli assistiti sempre maggiore: se ne contano 2 milioni e 741mila. Secondo Repubblica, se la percentuale di pratiche irregolari emerse finora venisse applicata al numero totale delle prestazioni, nel 2010 si conterebbero quasi 12mila nuovi falsi invalidi. Anche se, come sottolinea lo stesso Inps, il campione esaminato esclude alcune fasce di invalidità ritenute certe. Sulle risorse pubbliche spese per le pensioni d'invalidità fasulle, l'Inps non si sbilancia: "Sicuramente alcune centinaia di milioni di euro". In realtà, un miliardo, se non di più, secondo Repubblica. Nel frattempo l'Istituto pensa a una riforma che gli assegni un maggior controllo sulle procedure e accorci l'iter burocratico per ottenere i contributi.
Una fabbrica, scrive Repubblica, in grado di produrre favori non solo ai diretti beneficiari, ma anche a politici, criminali e qualche associazione ufficialmente dedita alla carità pubblica. "Una pratica può costare fino a 6mila euro" racconta il pentito Alessandro Galante al pm palermitano Sergio Demontis.
La catena di montaggio è semplice: i procacciatori di assegni si spartiscono il credito accumulato dall'assistito dal momento della domanda a quello del riconoscimento dell'invalidità, mentre il falso invalido incasserà nel futuro. Il tutto, grazie alla complicità di una serie di organismi coinvolti nei vari controlli: un iter estenuante, 345 giorni la media italiana (quasi due anni in Sicilia), tra domanda all'Asl, visita medica, trasmissione ed esame del verbale da parte dell'Inps e il via libera dell'ente concessore. A favorire l'illegalità, la mancanza di controlli incrociati tra i vari organismi, l'assenza di un protocollo unico per ogni singola pratica e la scarsa trasparenza tra le commissioni mediche di verifica dell'invalidità, attività prediletta da chi cerca rendite elettorali.
Secondo il quotidiano, nel mirino, le associazioni degli invalidi, cui spetta un membro di diritto nelle commissioni di invalidità. A Siracusa il caso di Francesco Zappalà, l'ex assessore, presidente della sezione locale dell'Anmic (Associazione nazionale invalidi e mutilati civili), che in base alle accuse, si appoggiava a un medico compiacente, inserito nel gruppo che esaminava le domande. La storia degli invalidi, nel Centro - Sud si intreccia alla politica. Ed è proprio qui che si moltiplicano le cartelle mediche sospette, alla ricerca dell'assegno di assistenza di 255 euro che scatta solo con una percentuale di invalidità dal 74% in su. A Napoli sessanta finti ciechi sono finiti in carcere, con l'accusa di falso. A Palermo è ancora in corso il maxi processo a mille falsi invalidi e a Taranto la commissione di verifica dell'Inps ha segnalato cartelle mediche di presunti malati di mente che da soli conducono aziende.
(23 febbraio 2010)





