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Interviste e personaggi

Paralimpiadi, intervista al numero uno del Comitato internazionale: "Un grande spettacolo"

Philip Craven è il presidente del Comitato paralimpico internazionale dell'Ipc: in un'intervista pubblicata su SuperAbile Magazine risponde alle sollecitazioni sul ruolo dello sport, sui rischi di spettacolarizzazione eccessiva dei Giochi paralimpici, sul rischio doping, sulla crescita del movimento in numerose nazioni, comprese quelle recentemente colpite dalle guerre

ROMA - Lo sport paralimpico cresce in visibilità e attenzione, anche grazie alla presenza di atleti immagine come Oscar Pistorius: pur non essendo immune da fenomeni negativi come il doping, riveste un importante ruolo di integrazione sociale anche in paesi sconvolti da recenti guerre. Ecco il testo dell'intervista rilasciata da sir Philip Craven, presidente del Comitato internazionale paralimpico (Ipc) a SuperAbile Magazine.

I Giochi Paralimpici stanno vivendo un'evidente crescita di visibilità. A quali fattori attribuisce questa maggiore attenzione verso le gare degli atleti con disabilità?
Penso che sempre più persone si stiano rendendo conto che lo sport paralimpico sia sport a tutti gli effetti, praticato da atleti di alto livello. Uno degli aspetti più belli dello sport paralimpico è che è in grado di offrire sempre uno spettacolo indimenticabile e travolgente: che si tratti di un atleta che corre i 100 metri in 10 secondi o di un nuotatore senza arti superiori che faccia i 50 metri in stile libero in meno di 30 secondi. Inoltre l'accordo con la Commissione per le relazioni internzionali ci aiuta ad attuare una pianificazione a lungo termine, facendo in modo che ogni due anni i Giochi Paralimpici raggiungano un pubblico a livello mondiale. La visibilità del movimento raggiungerà il culmine proprio durante i Giochi di Londra: sono attesi circa 2.500 giornalisti e fotografi, mentre le immagini televisive entreranno nelle case di quattro miliardi di persone.

A suo giudizio, la presenza di atleti immagine come Pistorius è benefica per il movimento paralimpico e per l'avviamento allo sport delle persone con disabilità?
Oscar Pistorius ha conseguito dei formidabili risultati come atleta. Il suo successo ha sicuramente aiutato la causa del movimento paralimpico, cambiando la mentalità del pubblico, che ora capisce quali traguardi sia in grado di raggiungere una persona disabile. Fortunatamente Oscar non è il solo a determinare questo progresso. Oggi sono tanti gli atleti in tutto il mondo che vengono seguiti dai media e fanno notizia. Alcuni hanno addirittura prestato il proprio volto alle campagne pubblicitarie in vista di Londra 2012.

Puntare a una maggiore spettacolarizzazione delle gare è comprensibile, ma questo non rischia di sacrificare l'attenzione nei confonti degli atleti, per esempio accorpando le gare di categorie differenti, cancellando o mettendo in secondo piano sport in cui l'aspetto spettacolare risulta meno evidente?
È vero, maggiore è la visibilità, maggiori sono i rischi. Tuttavia sono convinto che ciò non determini una riduzione del numero di gare, né tantomeno comporti una minore attenzione nei confronti degli atleti. Alcuni aspetti saranno esaminati in maniera più approfindita, come la questione delle classificazioni o tutto ciò che è inerente al doping. Come avviene negli altri sport, più alto è il profilo, maggiori sono i controlli. I Giochi Paralimpici continuano a crescere, ed è fondamentale che rimangano un'occasione in cui i migliori atleti del mondo possano ritrovarsi e competere. È inoltre importante che le gare - di qualunque disciplina si tratti - siano competitive e vantino un'ottima selezione di atleti. Quindi spetta alle rispettive Nazioni il dovere di coltivare il talento dei propri atleti, in tutte le discipline e in tutte le diverse categorie di gara. La federazione di atletica dell'Ipc ha già reso nota la prima bozza del proprio programma in vista di Rio 2016. Sono previste più classi di gara, più competizioni femminili e - soprattutto - più gare riguardanti gli atleti con diversi tipi di disabilità.

Il fenomeno del doping e del suo contrasto caratterizza da tempo i Giochi Olimpici. Ultimamente, si segnalano casi di doping anche nello sport paralimpico: crede che, in ragione dell'aumento della visibilità, degli interessi e degli spazi, il doping inevitabilmente crescerà? Quali sono le contromisure adottate dall'Ipc?
Il doping, purtroppo, è presente in tutti i tipi di sport e quelli paralimpici non fanno eccezione. Esiste una piccola percentuale di atleti disposta a mettere a rischio la propria carriera sportiva, assumendo sostanze illegali per aumentare le proprie performance. Lo scorso anno sono stati effettuati 646 test anti-doping attraverso l'esame delle urine e del sangue. Sette alteti sono risultati positivi e sono stati sanzionati. Quattro facevano sollevamento pesi. A causa dell'accaduto abbiamo deciso di sottoporre a test anti-doping tutti coloro che praticano questo sport, almeno una volta prima di Londra 2012. Anche se il numero degli sportivi sospesi è ancora relativamente basso, l'Ipc sta informando gli atleti, i coach e i vari membri del Comitati nazionali, sulle conseguenze a cui si va incontro se non si rispettano le regole anti-doping.

A Londra 2012 tornano gli atleti con disabilità intellettivo-relazionale. Un rientro, dopo Sydney 2000, ancora limitato ad appena tre sport e sette gare. È intenzione dell'Ipc puntare ad una presenza piena dei disabili intellettivi in tutte le discipline sportive? Si prevedono cambiamenti riguardo ai criteri di classificazione, nel prossimo futuro?
Il Comitato Internazionale Paralimpico è sempre alla ricerca di nuove discipline sportive per i diversi tipi di persone con disabilità. Per quanto riguarda gli atleti con disabilità intellettivo-relazionale, se la loro presenza in tre discipline ai Giochi di Londra 2012 andrà bene, si cercherà di ammetterli ad altri sport durante i giochi di Rio de Janeiro 2016. Naturalmente, sempre a patto che raggiungano i risultati previsti.

È ancora lontano il momento in cui le gare dei Giochi Olimpici e i Giochi paralimpici si disputeranno in contemporanea? O a giudizio dell'Ipc questa eventualità sarebbe inopportuna ed è preferibile mantenere l'attuale condizione di Giochi ospitati nei medesimi impianti, ma in un arco temporale diverso?
I Giochi Olimpici e quelli Paralimpici sono due cose distinte, con valori e scopi diversi, che si incontrano ogni due anni per dar vita a un unico grande evento sportivo. Entrambi i giochi continuano a crescere di dimensioni e di importanza, ma la loro unione è condizionata dal fatto che l'organizzazione logistica non vada a impedire la crescita, né dell'uno né dell'altro.
Abbiamo recentemente rinnovato l'accordo con il Comitato Olimpico Internazionale: le Paralimpiadi continueranno a tenersi nelle stesse città e nelle stesse sedi delle Olimpiadi, almeno fino al 2020.

Lo sport come strumento per favorire la piena integrazione delle persone con disabilità nella società, secondo quanto affermato anche nella Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Secondo la sua esperienza, quale è il modo migliore per ottenere risultati concreti allargando la platea di chi pratica una disciplina sportiva?
Il miglior modo per coinvolgere un individuo a fare dello sport è di fare sì che si diverta. Non ha alcun senso forzare una persona a praticare una disciplina che non le piace, perché questa vi rinuncerà presto. Quando si parla di sport paralimpici, bisogna tenere conto di alcuni fattori fondamentali, che potrebbero impedire a un individuo di prendervi parte. A volte le sedi dove si tengono gli allenamenti sono inaccessibili. Altre volte, invece, le attrezzature hanno costi troppo alti. L'Ipc sta mettendo un grande impegno nel fornire attrezzature sportive a basso costo in tutto il mondo. Grazie alla collaborazione con Motivation (un'organizzazione internazionale nata per aiutare le persone con disabilità motorie, ndr.) migliaia di persone hanno ottenuto sedie a ruote per giocare tennis o a basket a basso costo. Per quanto riguarda l'accessibilità, molte Nazioni stanno realizzando delle mappe su cui individuare il centro sportivo accessibile più vicino. Il che rappresenta un passo nella giusta direzione.

Lo sport paralimpico sta crescendo in tutto il mondo: quali sono i Paesi che a suo giudizio sono cresciuti maggiormente in questi ultimi anni, e non solo a livello agonistico? Quali l'hanno sorpresa favorevolmente e quali invece devono ancora iniziare il cammino?
Tutti gli Stati che fanno parte del movimento paralimpico sono cresciuti, sia che facciano parte del Comitato paralimpico da poco tempo, sia che ne siano membri fin dal 1960. Senza mettere all'indice alcun Paese, voglio però segnalare il caso della Cina, che rappresenta un esempio positivo da seguire: infatti i suoi centri sportivi (soprattutto quelli di Beijin), quanto ad accessibilità, sono tra i migliori del mondo. Fortunamente altri Stati oggi stanno seguendo le orme della Cina. E chissà che presto non riescano a sfidarla anche nella conquista del medagliere. Attualmente l'Ipc vanta ben 174 Stati membri, di cui 165 presenti a Londra 2012, rendendo questo l'evento più grande della storia paralimpica.

Che strategia utilizza l'Ipc per coinvolgere quelle Nazioni in cui, a causa di guerre recenti, è massiccia la presenza di giovani persone con disabilità? In queste realtà lo sport si dimostra effettivamente un veicolo di pace e di riconciliazione, o tutto ciò rimane solamente un auspicio difficile da realizzare nel concreto?
Il movimento paralimpico cresce ogni giorno di più e la crescita registrata negli ultimi anni è stata veramente eccezionale, soprattutto considerando che la sua nascita effettiva risale soltanto al 1960. Alcuni dei più recenti Comitati nazionali in giro per il mondo, fanno capo a Paesi colpiti dalla guerra. Lo sport è sicuramente, e puo continuare ad essere, uno strumento di pace. Grazie al lavoro della Fondazione Agitos, una branca dell'Ipc, contiamo di portare la nostra missione nei Paesi in via di sviluppo, con l'obiettivo di incrementare il numero di quanti praticano gli sport paralimpici. Ciò a volte significa dover superare delle grosse barriere o, quanto meno, sostenere lo sviluppo dei Comitati locali. A Londra sono attesi atleti provenienti da un gran numero di Paesi in guerra. Spero che colgano ispirazione da Paesi come la Bosnia o l'Iran, che negli ultimi anni sono stati coinvolti in conflitti armati. Queste Nazioni hanno dimostrato come gli sport paralimpici possano aiutare coloro che hanno subito gravissime ferite durante la guerra, dando loro l'opportunità di praticare sport e di competere ad altissimi livelli. (a cura del Cip)

(19 agosto 2012)