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Interviste e personaggi

Andrea Cionna e quell'oro scippato: "Se ci ripenso..."

Quasi 42 anni e un palmares invidiabile per Andrea Cionna, podista non vedente di Osimo (AN). Tra le medaglie in bacheca, però, manca un oro: quello di Pechino, dove si è classificato solo settimo, con una rabbia infinita. Tutta colpa dei regolamenti IPC...

Andrea Cionna in gara

ROMA - Andrea Cionna è di Osimo (AN), la città che ha scelto per viverci da single impenitente, oltre che da campione paralimpico di atletica leggera, specialità maratona: la distanza che gli ha fruttato 4 ori ai Mondiali, più un bronzo ad Atene ed un altro ‘oro', quel 7° posto a Pechino che ancora brucia, ma ne parliamo in seguito.
Ha 42 anni, però se ne sente 15, lavora come impiegato alla Regione Marche senza troppo entusiasmo, ma per uno sportivo è del tutto comprensibile, ed ha una capacità sorprendente di mettere a proprio agio l'interlocutore, facendolo sentire un amico di vecchia data.

La sua disabilità? Andrea non vede, la sua categoria è B1, quella dei ciechi totali. "Fin da ragazzo ho avuto problemi di vista, poi a 21 anni l'ho persa definitivamente. Ma, come si dice, ho imparato presto, nel giro di 2-3 mesi a compensare, attivando gli altri sensi". Anche gli amici, la famiglia, gli affetti della vita hanno fatto la loro parte, ammette.

Come comincia la tua storia sportiva?
All'inizio i soliti sport amatoriali, settimana bianca, corse. Nel 1999 comincio ad allenarmi seriamente nell'atletica, perché avevo un amico che correva. Prima andavo sulla pista due volte alla settimana, poi tre, quattro, cinque volte. Vedevo che realizzavo buoni tempi, sempre migliori, quindi dovevo spesso cambiare atleta-guida, perché potesse starmi dietro

Nel 2008 hai realizzato il sogno del maratoneta, correre a New York
Ci ho messo 10 anni esatti, per arrivare lì: un tempo lungo in cui ho capito che il motore c'era, la forza fisica anche

Un podista vive di resistenza fisica. Quanti sono, a farli, 42 e passa Km, la distanza della Maratona, per di più sotto cronometro?
Si fanno, se ne fanno anche 200, di Km! Ovvio che conta molto la testa. Dico sempre che quando finiscono le gambe comincia a lavorare la testa. E più vai avanti, nella carriera sportiva, più le prestazioni che realizzi sono frutto soprattutto delle capacità mentali

Niente male, la tua carriera, puoi essere soddisfatto. Due bronzi ad Atene, 5 ori mondiali, tra maratona, 10.000m e 15.000m
Già, solo il bronzo ad Atene: mi aspettavo andasse meglio, conoscevo bene il tragitto, ma un mese prima di andare sono stato colpito da pubalgia. Cose che capitano, uno sportivo li mette in conto, gli infortuni

Troppo sei stato bravo! Per dire l'ultima, nemmeno due settimane fa ancora un oro nei 10.000m a Rodi, ai Mondiali IBSA per ciechi. E a Pechino l' ‘oro mancato', cioè il 7° posto. Spiegaci un po'
Se ci penso mi torna la rabbia. Sì, perché la categoria di disabili visivi, a Pechino, era unificata: cioè insieme ipo-vedenti di vario grado e non vedenti totali. Insomma, fatto sta che sono arrivato 7°, primo tra i non vedenti totali ma con davanti 6 ipo-vedenti, ovviamente avvantaggiati

Anche per la tua categoria la storia degli accorpamenti che penalizzano gli atleti. Già sentito per Alvise De Vidi, ma come succede?
E' la tendenza in atto da tempo, decisa dall'International Paralympic Commettee: vogliono ridurre il numero di gare e di medaglie messe in palio, così raggruppano diverse categorie di disabilità

Quindi a Londra sarà lo stesso, poche prospettive di andare a medaglia...
Probabilmente sì, io però continuo a correre e non pensarci

E al dopo ci pensi?
Dopo Londra, dici? Là vorrei andare, poi dopo chissà, forse il giro del mondo in barca a vela. Sai? È la mia passione, quello che faccio nel tempo libero con la mia barca ormeggiata al porto di Ancona

C'è vento buono dalle tue parti?
Mica sempre, alle brutte spingo a remi

Così alleni le braccia, oltre alle gambe. Ma dimmi di questa passione
Amo lo sport, a 360°: la vela è arrivata dopo aver fatto semplicemente un corso, noi disabili non abbiamo la patente nautica. Così partecipo spesso a regate, tra pochi giorni ne ho una a Trapani. E ho portato in giro per il Mediterraneo diverse imbarcazioni di 15 metri, anche con vento forza 9

Una forza della natura. E che altro?
A parte qualche sciata, mi immergo: anche se non vedendo mi privo del grande spettacolo che è sotto i mari. Però compenso con la sensazione piacevolissima dell'assenza di gravità, di sospensione nel vuoto. Ecco, se devo pensare al futuro, fuori dalle piste di atletica, mi vedo in giro per il mondo sulla mia barca a vela

Impiegato per dovere, podista per talento, velista non ‘per caso' ma per passione. Quante vite per un ragazzo di soli quindici anni....

(29 giugno 2009)