Due volte campione del mondo a Bogogno, a cronometro e su strada, a due mesi dalla sua classificazione come atleta disabile. Prima, due ottimi posti agli Europei della Federciclismo e una miriade di gare in mountain bike. In mezzo, un incidente sull'amata bici, che non gli ha tolto un briciolo di grinta, anzi, gli ha "regalato una nuova, meravigliosa famiglia, quella paralimpica"

ROMA - È successo tutto a luglio, e da lì in poi, per Michele Pittacolo, è cambiata la vita. Prima ha chiuso la pompa di benzina che gestiva con il suocero, "tanto guadagnano solo i petrolieri - dice Michele- , i gestori quasi nulla", poi viene classificato al Comitato Italiano Paralimpico come atleta disabile (CP4 la sua categoria) e due giorni dopo già vince due titoli italiani Cip sulle due ruote. Ad agosto presumibilmente si prende qualche ora di svago e di vacanza, ma poi a settembre è in pista, con la maglia azzurra ai Mondiali su strada di Paraciclismo di Bogogno, Novara. Lì, non ce n'è letteralmente per nessuno, nella sua categoria: tanto che Michele taglia per primo il traguardo per due volte, nella prova in linea e in quella a cronometro, entrando di diritto nell'Olimpo del Paraciclismo. "Sono arrivato al Comitato Paralimpico in punta dei piedi - racconta - dopo 7 anni di dilettantismo e 2 in mountain bike, la mia passione. Ma facevo anche gare con la Federazione Olimpica. In tutto conto 370 vittorie nella mia carriera. Non volevo pestare i piedi a nessuno, e loro mi hanno accolto come un fratello. È magnifico il gruppo che ho trovato, dal punto di vista umano".
Friulano, niente grappa e polenta, ma pastasciutta e mozzarella tra le sue tentazioni a tavola, Michele Pittacolo è un bel ragazzo di 39 anni, che lascia presto gli studi, per problemi familiari, parla a raffica e passa più tempo sulla sua bici che a piedi. Era in bici pure quando una macchina, lungo la strada, non si è accorta di lui e l'ha investito, nel 2007, due mesi dopo aver conquistato un grande quinto posto agli Europei di Ciclismo di Praga. Michele non indossava il casco, e il danno più grave l'ha riportato proprio alla testa: "Me l'hanno ricostruita, la testa - dice -, e parte del braccio destro. Tecnicamente ho riportato trauma cranico con ematoma epidurale". Poi si risveglia da 5 anestesie totali, interventi chirurgici complicatissimi, che ricuciono testa, braccio e mano destra. È un miracolato.
All'inizio, gli sembrava nulla di che, si era ripreso, "anche se la riabilitazione poteva fare poco, essendo compromesso in parte il sistema nervoso", correva ancora come prima con i normodotati, e all'Europeo del 2009 aveva portato a casa un ottimo quarto posto, stavolta "purtroppo tra l'invidia e la cattiveria di molti colleghi, davvero brutta cosa". Poi si è accorto di stancarsi prima di un tempo, di non riuscire più a fare tante cose insieme, di ritrovarsi la mano atrofizzata dopo due ore di bici, di fare ogni tanto cilecca con la memoria. Ha capito che poteva gareggiare, anche, con i colleghi disabili, sotto le insegne del Cip e con la sezione paralimpica della Federciclismo. "Monto sulla mia bici adattata, con il freno sul manubrio sinistro perché con la destra non ho più molta presa, e vado". Va, Michele, va che è una meraviglia: e con il Cip, dopo il lusinghiero quarto posto europeo con i colleghi normodotati, trova la sua gloria sportiva, diventa due volte campione del Mondo e soprattutto la sorpresa assoluta di un Mondiale sfacciatamente fortunato, per gli azzurri paralimpici, che con 11 medaglie complessive (di cui 5 ori, 4 argenti e 2 bronzi) stracciano il resto del mondo.
E oggi Michele Pittacolo, che è sposato con Raffaella e nel tempo libero restaura mobili antichi, ha trovato nel Cip una "grande famiglia". Sente i suoi nuovi amici al telefono quasi quotidianamente. Gente del calibro di Fabrizio Macchi ("uno di cui ho molta soggezione e rispetto, è un punto di riferimento, dal lato sportivo e umano. È a lui che chiedo consigli, che mi incoraggia e mi ha dimostrato grande affetto") e di Fabio Triboli, grande campione paralimpico e mondiale. Ma c'è anche lo stesso Mario Valentini, il tecnico nazionale "che crede moltissimo nelle mie potenzialità, e già mi ha garantito il posto tra i 5 che andranno a Londra 2012, risultati, altri incidenti o influenze permettendo (ndr dice facendo gli scongiuri). Ma prima di quella data è convinto che andrà benissimo anche ai Mondiali su pista di Manchester, a novembre". Non lo dice solo Valentini, ma Michele è modesto, fin troppo. Anche se siamo sicuri che l'umiltà saprà metterla da parte al momento giusto, per chiedere strada a squarciagola come sa fare, e arrivare in volata ai prossimi traguardi professionali della sua vita. (A cura del Cip)
(27 settembre 2009)




