Ha già molte medaglie al collo ma altrettante, sempre più pesanti, ne cerca. La sua vita si divide tra i film di fantascienza, l'impegno agonistico e una laurea triennale in Scienze della comunicazione

ROMA - Un oro zecchino 24 carati, come è tutto l'oro, o quasi, lavorato in India. Se l'è preso nei giorni scorsi a Bangalore, nella Capitale dello stato indiano del Karnataka, Matteo Betti, giovane asso della scherma in carrozzina. Fioretto A è la specialità di quest'ultimo trionfo sulla scena mondiale, per questo ragazzo classe 1985, senese, ma ormai romano d'adozione e d'elezione, per aver scelto di militare nel Club scherma Roma. Abbiamo citato solo l'ultimo oro in ordine di tempo, ma potevamo elencare anche l'oro di Montreal nel fioretto, o i 3 argenti tra Varsavia (fioretto) e Lonato (fioretto e spada), sempre di quest'anno. Tutte tappe della Coppa del Mondo, tutti appuntamenti di vertice e prestigio assoluto, per Matteo, che la scherma l'ha scelta a soli 5 anni: ma allora era scherma in piedi.
Perché la disabilità del nostro campione glielo consentiva: Matteo appartiene alla categoria dei cerebrolesi, per complicazioni in sala parto: " un'emorragia cerebrale subita alla nascita che mi ha lasciato un'emiparesi", dice. Insomma, tirava di scherma in piedi dal 1991, poi nel 2005 la scoperta della versione in carrozzina, e "la semplice trasposizione - a suo dire - delle nozioni acquisite dall'una all'altra". Detta così sembra facile, invece risulta che la versione seduta della scherma richieda qualche dote in più di quella in piedi. Ad esempio, sono richieste grandi prestazioni mentali, di concentrazione e prontezza di riflessi e reazione, e una non comune forza di braccia, quelle che fanno il lavoro grosso.
Matteo è persona ambiziosa, scaramantica e super diplomatica. Pesa le parole con il bilancino, e profonde grandi elogi sinceri a entrambi gli allenatori che lo seguono nella sua avventura sportiva e sono parte dei suoi successi: quello toscano, e il romano. Francesco Montalbano, il primo, lo allena un giorno a settimana a Siena, dove è rimasta la sua famiglia, e Fabio Giovannini, tecnico nazionale, gli altri 4.
E' proprio Giovannini che Matteo ha seguito a Roma, trasferendovisi, "perché è vicino un obiettivo importantissimo, il mondiale di Parigi di novembre prossimo, e occorre prepararsi al massimo, stare vicini il più possibile", precisa Matteo.
Dopo gli allenamenti, resta tempo solo per il cinema e i film di fantascienza, storie futuristiche. In cima alla sua top ten ideale dei film ce ne è uno, "Senza ombra di dubbio: ‘Il Dottor Stranamore', di Kubrik", roba di ordigni nucleari per la distruzione dell'umanità e contraerei, film grottesco e fantapolitico.
Come hai cominciato a fare sport?
Ho sempre fatto solo scherma, all'inizio per divertimento puro e semplice. Dal 2005, invece, in modo più organico e strutturato, prendendola come un impegno serio.
Dopo le prime medaglie, se non sbaglio
Esatto. A sorpresa, ho vinto un oro e un argento ai Campionati Italiani, poi subito a ruota il bronzo a squadra agli europei, e nel 2006 l'argento a squadra ai mondiali.
Dicono che per il fioretto occorra testa, per la spada forza. Qual è l'arma che preferisci?
Mi ritengo un fiorettista, non saprei dire quali sono le caratteristiche che richiede in particolare questa specialità, potrei dire la più difficile: saper cambiare tattica in poche frazioni di secondo, riuscire a capire con sveltezza dove e come piazzare la stoccata vincente dopo essere stato toccato, ma questa è una caratteristica dell'intera scherma. Come i due modi di tirare: c'è il tiratore tecnico, riflessivo, e quello di forza, istintivo.
E tu sei il riflessivo?
Sì, e Andrea Pellegrini (ndr bronzo nella sciabola a Pechino 2008), per fare un esempio, è il tipico schermidore fisico, impulsivo.
Tornando alla vita quotidiana, fuori dalle pedane di metallo cosa fai?
Frequento la Facoltà di Scienze della comunicazione. Sono a metà della laurea triennale
Come mai questa scelta?
E' venuta naturale: tutto è cominciato dalla mia frequentazione di una redazione giornalistica a Siena, alla fine dell'anno scolastico e durante le vacanze estive. Così mi sono indirizzato a Scienze della comunicazione.
Capitolo Pechino, che bilancio tracci?
Diciamo che il 5° posto mi è andato un po' stretto. I miei avversari più temibili sono stati i cinesi. Sulla scena mondiale sono loro quelli più forti. Così ho cercato di rifarmi nelle 5 prove di Coppa del Mondo, quest'anno.
Hai dato una bella lezione di fioretto al cinese Ye, campione del mondo e paralimpico in carica, vincendo l'oro. Ma c'è un traguardo che non puoi dimenticare?
Sicuramente la prima affermazione individuale agli Europei 2007, quando ho vinto un oro a sorpresa, sorpresa per gli altri.
La consapevolezza non ti manca, come è giusto. Ma guardando avanti, quale obiettivo sportivo sogni di raggiungere?
Uno ce ne è, ma non lo dico di certo. Sono scaramantico, ricordi?
Qualcosa si è capito, ma qualche indizio si può dare: probabilmente è il sogno che affolla le notti di qualsiasi atleta paralimpico. Per il cinese Ye si è avverato lo scorso anno, giocando in casa. (a cura del Cip)
(14 dicembre 2009)




