Talento del basket in carrozzina, fra i suoi pregi non c'è la fedeltà alla maglia: ne ha cambiate sei. Il cestista della nazionale, bergamasco, ha vinto 15 tra scudetti, supercoppe, coppe Italia e coppe campioni. Ora però ha trovato moglie, e forse la sua casa definitiva, a Porto Torres

ROMA - Non è rimasto fedele ai Club, ne ha cambiati 6, finora, ma alla palla a spicchi sì, e all'adorato canestro, con cui fa i conti da quando aveva 11 anni. Sfidandolo in piena solitudine: "tiravo da solo al paese dove abitavo, Cisarano: mi avevano dato le chiavi della palestra, per quanto ci stavo, anche 5-6 ore al giorno". Fin quando, a 16 anni, arriva l'iscrizione alla PolHa Bergamasca e finalmente l'attività agonistica. Se non sapessimo che Fabio, 37 anni, è italianissimo, bergamasco di Osio Sotto, penseremmo di lui che è uno zingaro, sempre in cerca di casa. Una casa, però, che sia tassativamente vicino ad una palestra col parquet, dove svetti il canestro. Sì, perché dopo la Polha è andato a Cantù, poi a 22 anni approda a Roma, al Santa Lucia, la squadra che riuscirà a trattenerlo per il tempo record di 10 anni, pur con la parentesi madrilena del Fundosa Club. Lì Fabio si ferma solo un anno, ma sufficiente a fargli vincere la Liga, cioè lo scudetto spagnolo, e la Coppa del Re, "anche se poi sono dovuto rientrare, mi mancava tremendamente casa", neanche a fare una battuta. Insomma, fatto un rapido conto, ad oggi Fabio Raimondi ha vinto 15 trofei, e li elenca tutti con date e sedi, con una precisione impressionante: "E' che me li ricordo perché me li sono sudati".
Dopo la sosta a Roma, Fabio, arriva la Sardegna. Cos'è, voglia di mare?
"No, è che con il Santa Lucia avevo vinto tutto, 4 scudetti, 3 Coppe Italia, 2 Coppe Campioni. In particolare, poi, per ben cinque anni le finali scudetto le avevamo giocate contro il Sassari. Così mi sono incuriosito di questa squadra"
E hai preso la via sarda
"Prima però ho provato con il Porto Torres, a 10 km, da Sassari, era il 2004. Poi è arrivata l'Anmic Sassari (ndr, nelle stagioni 2006-2008). E quest'anno milito di nuovo nel Porto Torres"
La Sardegna sembra sia ora la tua casa d'elezione
"Sì, si sta bene, vivo in campagna, c'è tanto spazio per i miei quattro cani. Poi qui ho trovato l'amore, mi sono sposato con Marzia, tre anni fa"
Ma facciamo un passo indietro. Quale è l'origine della tua paraplegia?
"E' stato l'esito, previsto, di un intervento chirurgico che ho subito a 11 anni per porre rimedio a una neoplasia alla colonna vertebrale. Era il male minore cui andavo incontro, ci ero preparato"
Subito è arrivata la chance della pallacanestro, però
"Mi piaceva giocare con la palla, e la mia fisioterapista mi ha consigliato il basket. Solo che nel paese dove abitavo non c'erano squadre. E io mi allenavo da solo. Per gran parte del giorno"
Togliendo spazio allo studio?
"Ero fortunato, avevo dei Professori tolleranti, a Ragioneria: mi dicevano che la mia fortuna non sarebbe stato lo studio, anche se andavo bene. Sono diplomato Ragioniere, ma non ho mai esercitato, sono sempre stato solo un atleta"
E la Nazionale, come è arrivata?
"Per un'altra fortuna, diciamo così. A sei mesi dall'inizio della mia attività agonistica, avevo solo 16 anni, si fa male Carlo Iannucci, un pilastro del basket in carrozzina in Italia e della Nazionale, lo conoscono tutti. Io già giocavo insieme a lui, avevo il suo stesso punteggio di gioco, il suo stile, così, quando si è rotto il femore, ho preso il suo posto in Nazionale. E ho giocato pure il mio primo Mondiale, sempre a quell'età"
Da lì l'ascesa. Ma a parte lo sport, che fai, nella vita?
"Sto lavorando con Astra Tech, una Ditta che si occupa di cateterismo per disabili, di produrre e diffondere le ultime tecnologie e dispositivi medici per la chirurgia e l'urologia. In particolare, curo il Progetto Sport, che si pone l'obiettivo di promuovere il basket. E' un lavoro che mi dà grandi soddisfazioni".
Quale testimonial più opportuno di Fabio Raimondi... La sede di AtraTech è a Casalecchio del Reno, Bologna, Emilia Romagna. Ma le distanze, si sa, non lo impensieriscono. (a cura del Cip)
(13 settembre 2009)




