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Interviste e personaggi

"Seguitemi, canterò finché avrò voce"

Dallo sport alla musica, così Gian Luca Fantelli, allenatore di calcio a 5 malato di Sla, sfida il morbo di Gehrig. Laureato in Storia, vive a Medicina. Ha 46 anni, per 17 è stato in panchina. Ora scrive canzoni

Gian Luca Fantelli

ROMA - "E´ l´uomo felice che fa le cose inutili. L´uomo malato non ha la forza di abbandonarsi all´ozio". Il senso di tutto, Gian Luca Fantelli, allenatore di calcio a 5 malato di Sla, l´ha trovato in quest´aforisma di Gilbert Keith Chesterton, che ora brilla sul suo sito internet. Due anni fa gli è stato diagnosticato il morbo di Lou Gehrig, ora ha scelto di reagire, trasformando la malattia in opportunità, per cambiare vita e ripescare un sogno: diventare un cantautore. Abbandonati i campetti, in pochi mesi ha prodotto un disco di inediti, "Io vivo io vivrò", che è anche il titolo del suo progetto e dello spettacolo portato all´Europa Auditorium (tutto esaurito), al Tivoli, al teatro Fabbri di Forlì e ora racchiuso in un dvd. Con lui hanno suonato Fede Poggipollini, storico chitarrista di Ligabue, Drigo e Mac dei Negrita: sul palco, con una band di 15 elementi, Gian Luca ne canta quattro alla sua malattia, alternando i brani scritti con Luca Bollini ai testi recitati e alle foto. Già prepara il nuovo disco: "Nessuno alzerà bandiera bianca", che è anche il titolo di una sua canzone. Il 13 dicembre, intanto, ha dato l´addio al calcetto: al PalaSavena, per lui, c´era pure Renzo Ulivieri, oltre ai rappresentanti di tutte le squadre che ha allenato.

Quarantasei anni, bolognese con casa a Medicina, una laurea in Storia Medievale, un posto in banca, la tessera di giornalista pubblicista, una passione folle per il calcetto: in 17 stagioni, 400 panchine e 7 trofei vinti con 11 squadre diverse. L´ultima, il Faventia, l´ha allenata fino a giugno: poi ha detto basta, ma non era una resa. Semplicemente, aveva altro da fare: un tour e un cd, per esempio. Fantelli ci aveva già provato da ragazzo: a 16 anni la prima canzone per aiutare un compagno innamorato, poi le cover dei cantautori con l´amico Gianluca Naldi, le apparizioni sulle tv locali, un brano presentato al Bandiera Gialla, il premio della critica al Festival di Pavia, l´idea di arrivare a Sanremo Giovani. Il disco vero, però, non uscì mai, complice il solito impresario bugiardo: fin qui, è la storia di tanti artisti mancati, un giorno chiedi chi erano i Beatles e l´altro ti ritrovi a cantare soltanto sotto la doccia. Gian Luca, detto "il Fante", si dedica ad altro: sposa Moira, che gli darà Martina, una bambina che oggi ha 7 anni e si gode i trionfi sulle panchine della provincia. Finché, il 17 marzo 2007, arriva la diagnosi che è una sentenza. Lo stesso giorno, ma due anni più tardi, sceglie di riprendere la carriera artistica. "Non è il sogno proibito di un vecchio pazzo malato - avverte - : voglio solo dimostrare quello che so fare. La Sla mi ha tolto molte cose, ma mi ha dato una grande determinazione. Voglio farmi sentire: oggi con la mia voce, finché ce l´ho, domani con le mie canzoni, cantate da chi è più famoso di me". Il male per ora ha sfiorato gli arti superiori e la lingua, ma non gli impedisce di far musica. Non è un hobby: vuole diventare autore professionista e vivere di quello. "Raggiungere il mio obiettivo garantirà alla mia famiglia un futuro economico sereno, ma sarà anche di aiuto alla ricerca e di sostegno psicologico ai malati come me. Sono un artista vero. Non alzerò bandiera bianca". (Francesco Saverio Intorcia - La Repubblica Bologna)

(30 dicembre 2009)