Difficile applicazione per le nuove norme proposte dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Ecco l'opinione di due presidi di scuole con alta percentuale di stranieri nelle classi: "Aspettiamo indicazioni più precise dall'amministrazione"

ROMA - Il tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri in classe è una "buona idea", ma "nella teoria". Sulla difficile applicazione delle nuove norme proposte dal ministro Mariastella Gelmini intervengono i presidi. "Sulla carta è tutto facile- commenta Ada Maurizio, della scuola media Esopo di Roma- ma ora il problema dovranno gestirlo le scuole nella pratica dei fatti. E siccome le iscrizioni hanno già preso il via bisognerà fare riunioni straordinarie per definire il da farsi. Come faremo, in particolare- domanda la dirigente- se le domande superano il 30%? Chi entra e chi no? Serviranno delle graduatorie?". I dirigenti aspettano "indicazioni più precise dall'amministrazione". Anche perché "la nota- continua Ada Maurizio- è stata annunciata, ma noi non l'abbiamo vista".
Simona Salacone, la preside della scuola Iqbal Masiq sempre a Roma, dove gli stranieri sono in media il 15-17% per classe, parla di un provvedimento "ragionevole dal punto di vista dell'integrazione, ma che va governato e adattato soprattutto nei territori cittadini di periferia o nei piccoli centri dove la maggior parte dei residenti è straniero. Bisognerebbe accorpare le scuole in modo tale da omogenizzare i plessi che hanno molti stranieri con quelli che ne hanno meno. Invece a volte accade il contrario. Ad oggi- spiega Salacone- comunque il tetto nelle scuole dove già le percentuali sono altissime è inapplicabile. In futuro bisognerà governare meglio le politiche integrative per evitare scuole ghetto e migliorare l'offerta formativa per attrarre italiani e non farli andare via".
(12 gennaio 2010)





