Anche il Tar del Lazio dà ragione alle famiglie e annulla i provvedimenti che riducevano le ore di sostegno assegnate ad alcuni studenti disabili in Sardegna. E ora cosa succederà? Il rischio è di trasformare la qualità in quantità. Il commento di Salvatore Nocera, vicepresidente Fish

di Salvatore Nocera
ROMA - Dopo una serie crescente di decisioni dei Tar di tutta Italia di aumentare le ore di sostegno, anche il Tar del Lazio si è pronunciato da ultimo contro il ministero della Pubblica istruzione. Il tribunale amministrativo che ha sede a Roma, infatti, ha annullato i provvedimenti, basati sul taglio della spesa pubblica, che riducevano le ore assegnate ad alcuni alunni disabili in Sardegna rispetto all'anno precedente. In questi ultimi anni la trincea ministeriale è venuta continuamente arretrando, rispetto ai primissimi e assai rari ricorsi in cui neppure si costituiva in giudizio. Adesso l'amministrazione scolastica si costituisce in giudizio, tenta di negare l'illegittimità dei provvedimenti che tagliano le ore di sostegno, senza fornire neppure uno straccio di motivazione di carattere didattico, come ad esempio "l'alunno è migliorato negli apprendimenti quindi non necessita dello stesso numero di ore di sostegno dell'anno precedente"; oppure "l'alunno è seguito da tutti i docenti curricolari che sono seriamente aggiornati in materia"; oppure ancora "la classe è composta da un numero tanto ridotto di studenti che i docenti curricolari possono seguire perfettamente l'alunno". Nulla di tutto questo. E comunque il ministero non avrebbe mai potuto dare queste motivazioni, perché tali affermazioni sarebbero state platealmente smentite dalla realtà.
Il ministero della Pubblica istruzione, di fronte alle decisioni dei tribunali civili di qualche anno fa, ottenne lo spostamento di competenza ai tribunali amministrativi regionali sperando che così non potessero essere adottati i provvedimenti di urgenza. Ma i Tar hanno cominciato a concedere sospensive dei provvedimenti impugnati, garantendo così immediata giustizia provvisoria alle famiglie ricorrenti. Allora il ministero sostenne che i ricorsi non andassero proposti ai singoli Tar dove avevano sede le scuole, ma al Tar del Lazio, dal momento che le nomine venivano effettuate sostanzialmente dallo stesso ministero. Ciò, però, non ha scoraggiato i ricorrenti. Il ministero infine sperava sugli alti costi dei ricorsi giurisdizionali che avrebbero dovuto affrontare i ricorrenti. Ma anche questa volta le speranze sono andate deluse. Infatti i Tar hanno sempre più frequentemente condannato l'amministrazione non solo al rimborso delle spese legali, ma anche al risarcimento dei danni materiali. Queste ultime decisioni del Tar del Lazio sono ancor più pesanti per il ministero poiché esso è stato condannato anche al risarcimento dei danni non patrimoniali sulla base della costante giurisprudenza costituzionale, secondo cui in presenza della violazione di un diritto costituzionalmente protetto - come quello del diritto all'integrazione scolastica degli alunni con disabilità - non ci sono tagli alla spesa pubblica che contino né tanto meno problemi di bilancio.
Gli insegnamenti per il ministero. Quali conclusioni trarrà il ministero della Pubblica istruzione da questa ennesima battaglia perduta? Continuando così, c'è il rischio che l'integrazione scolastica, frutto di un processo didattico e organizzativo assai complesso, venga ridotta solo all'assegnazione del massimo delle ore di sostegno "per tutta la durata dell'orario scolastico" come ha deciso qualche tribunale. Se passasse questa tesi, anche le famiglie degli alunni con disabilità dovrebbero preoccuparsi perché le loro vittorie contro il ministero si tradurrebbero nella perdita delle enormi opportunità che l'integrazione offre ai loro figli, come è stato mostrato dalle preziose ricerche del professor Canevaro dell'Università di Bologna, del professor Vianello dell'Università di Padova e dei professori Ianes e D'Alonzo, rispettivamente dell'Università di Bolzano e della Cattolica di Milano.
Il ministero vorrà finalmente affrontare questi problemi con un atteggiamento pedagogico e non più esclusivamente burocratico-finanziario? Vorrà promuovere la qualità dell'integrazione scolastica dando attuazione ai suoi stessi provvedimenti recenti, come il dpr n. 81/09 sulla riduzione del numero degli studenti nelle classi frequentate da alunni disabili e come le "linee-guida" sull'integrazione che insistono molto sulla formazione iniziale ed in servizio dei docenti curricolari e sulla presa in carico del progetto individuale? I tempi stringono perché il monitoraggio sulla qualità dell'integrazione, che verrà effettuato sia dal Comitato ministeriale sia dalle associazioni ai sensi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ratificata dall'Italia, sarà inflessibile nelle denunce.
(4 gennaio 2010)




