Workshop sull’integrazione delle persone con disabilità nella capitale: duecento bambini delle scuole elementari raccontano le giornate passate con alcuni di loro, fra sensazioni e insegnamenti. Una esperienza conclusa con uno spettacolo e con l’accoglienza di 38 giovani artisti bielorussi. L’iniziativa sul territorio promossa dal Contact Center Superabile-Inail
ROMA - Hanno conosciuto "un diverso" e si sono accorti così che "siamo tutti diversi". E che dunque in fondo "nessuno è diverso". C'è tutta la spontaneità dell'infanzia nelle parole che i bambini delle scuole elementari lanciano alla platea alla fine del loro spettacolo: hanno nove e dieci anni, e sono gli alunni delle scuole elementari "Gianni Rodari" e "Salvatore Quasimodo" di Roma. Hanno appena messo in scena il lavoro conclusivo di un progetto di animazione che li ha portati a riflettere sulle diversità culturali e sul tema delle barriere architettoniche: hanno parlato, hanno ascoltato, hanno soprattutto conosciuto e passato del tempo con Rocco, Francesca e altre persone con disabilità. Insieme a loro sono andati in giro per la città, visitando le zone dell'Appio - Tuscolano e di Ostia Antica, e verificando direttamente le difficoltà di accesso che devono sopportare le persone costrette a muoversi su una sedia a ruote. Hanno scherzato, riso e giocato con loro, nell'ambito di un progetto che li ha visti muoversi al buio per verificare le difficoltà di un non vedente o passeggiare fin dietro l'angolo per accorgersi come per una persona che non può mettersi in piedi sia impossibile prelevare da un bancomat. Hanno vissuto, riso, giocato, riflettuto, e disegnato. Hanno disegnato davvero tanto, e le loro "opere" sono in bella mostra all'ingresso del teatro Orione di Roma, luogo scelto per la realizzazione del Workshop delle buone prassi nell'integrazione sociale e culturale delle persone con disabilità. E' una giornata di festa e di tante iniziative, promosse dal Contact Center Integrato Superabile - Inail, dall'Associazione volontari "Il Cavallo Bianco", dalle cooperative sociali "Tandem" e "Matrioska" e dal Consorzio Sociale Coin, con il contributo dell'Assessorato alla Cultura della Regione Lazio e della Direzione generale per gli enti cooperativi del Ministero dello Sviluppo economico. E' in sostanza una delle attività previste da Contact Center Superabile tra la gente comune, sul territorio: incontri pubblici per disseminare nella realtà concreta i frutti del costante lavoro di integrazione sociale e dialogo svolto ogni giorno. E con i bambini delle scuole romane ci sono anche trentotto giovanissimi ballerini, attori, clown e mimi, giunti dalla Bielorussia per uno scambio culturale fra bambini grazie a "Matrioska" (prima esperienza di cooperativa italo-bielorussa), sulla scia delle esperienze avute negli anni passati sul versante dell'integrazione sociale e lavorativa dei ragazzi di Chernobyl. Le compagnie teatrali "Pralesachka" e "Kloun-mim Theatre Buff" di Minsk mettono in scena - a sera - un vero e proprio spettacolo, e anticipano le loro performance anche di fronte ai duecento e più bambini romani che affollano il teatro al mattino.
Gli alunni delle scuole Rodari e Quasimodo si divertono terribilmente a stare sul palco, tutti insieme, in uno spettacolo multiforme di suoni e immagini. Cantano e ballano, mentre scorrono sullo schermo le immagini di alcuni spezzoni cinematografici o di alcuni casi di cronaca. Immagini scelte nelle ore di discussione e di confronto in classe, sui temi più vari e disparati: si vedono i bambini di Chernobyl e il fuoco e le fiamme delle Torri Gemelle, le avventure di Harry Potter, la disperazione del piccolo leoncino alla morte del Re Leone e il ringraziamento della popolazione di Nottingham al Robin Hood che "rischia tanto per tenere vive le nostre speranze".
E di speranze parlano davvero i bambini, quando hanno finalmente la parola: la speranza di poter vivere in un mondo senza barriere, culturali e fisiche. "Mi hanno insegnato che è possibile superare con la speranza le difficoltà della vita", dice una bambina della IV A. "Conoscerli è stato molto bello: ho provato tante sensazioni, come tristezza, rabbia, tenerezza, felicità. Ho capito che non è facile stare su una sedia a rotelle e che dobbiamo sostenerli", rilancia una bimba appena più grande. "La classe, dopo aver partecipato al progetto "Un mondo per tutti" ha cambiato atteggiamento verso i disabili: abbiamo tutti più rispetto", sintetizza il "portavoce della classe V sezione B"; "Prima del progetto ignoravo i disabili: ora mi rendo conto che mi comportavo da egoista", confessa un altro compagno di scuola.
Il successo del progetto "Un mondo per tutti" sta tutto qui: nei volti e nelle parole di bambini di nove o dieci anni che hanno conosciuto persone con disabilità e ne hanno apprezzato la voglia di vivere. Un progetto che mirava a far riflettere i giovanissimi sulle proprie reazioni di fronte all'inserimento nel mondo della scuola, del lavoro, e nella società, di persone con disabilità. L'accostamento alla diversità, la sperimentazione di itinerari turistici, la ricerca di strumenti per creare "spazi per tutti" è stata portata avanti con una passione che ha colpito tutte le classi partecipanti: "E' stato bello partecipare, è stato bello esserci". (Stefano Caredda)
(20 dicembre 2006)




