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Internet, ecco come "non perdere la bussola" nella rete

Seconda edizione del progetto "Non perdere la bussola", nato dalla collaborazione tra Google/Youtube e la Polizia Postale e delle Comunicazioni, adesso con il patrocinio del ministero della Gioventù. Ecco come insegnare ai ragazzi a sfruttare le potenzialità del web senza incorrere in comportamenti scorretti o pericolosi per sè o per gli altri

un uomo naviga su internet

ROMA - La sensibilizzazione e la formazione dei giovani di 13-18 anni sui temi della sicurezza in Internet e sull'uso responsabile della Rete. Insegnare, quindi, ai ragazzi a sfruttare le potenzialità del web senza incorrere in comportamenti scorretti o pericolosi per sè o per gli altri. Seconda edizione del progetto "Non perdere la bussola", nato dalla collaborazione tra Google/Youtube e la Polizia Postale e delle Comunicazioni, adesso con il patrocinio del ministero della Gioventù. La novità di quest'anno è l'allargamento dell'iniziativa ai formatori, vale a dire insegnanti e famiglie. La formazione verra' effettuata da giovani agenti della Polizia postale e delle Comunicazioni nelle scuole che ne faranno richiesta (il sito a cui rivolgersi è polizia.comunicazioni@interno.it), attraverso dei workshop formativi.

"Educare e formare i giovani sui rischi della Rete, dare loro consapevolezza e responsabilità, allargando l'intervento anche alla scuola e alla famiglia, grazie a una sinergia importante tra pubblico e privato- ha detto Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto- questo è quello che ci si propone di fare con 'Non perdere la bussola'. La formazione, quindi la prevenzione, è l'arma principale per combattere i pericoli che si nascondono nel web, prima ancora della repressione. Punire un reato vuol dire che questo che lo si è già commesso, prevenirlo no, Imparare a utilizzare la Rete in modo consapevole, evitando le trappole di cui è disseminata, vuol dire affrontare il futuro con una marcia in più".

Appassionato delle nuove tecnologie, Roberto Maroni, ministro dell'Interno, ha parlato più diffusamente dei rischi legati a una navigazione non consapevole: "Serve un'approccio nuovo con strumenti piu' efficaci per combattere i 'cyber crimini'. Il Governo, grazie all'impegno del ministro Meloni, ha investito molto sulla Rete e il Consiglio dei ministri ha deliberato la liberalizzazione del wi-fi, eliminando le restrizioni vecchie di 5 anni, quando eravamo ancora alla Preistoria in questo campo. I crimini più diffusi sono il furto di identità, di informazioni, le frodi bancarie, la pedopornografia, e l'Italia è all'avanguardia nella lotta. Un dato sulla pedopornografia: il giro d'affari della malavita nell'ultimo anno e' stato di circa 3 miliardi di euro, quanto quello della droga".

Nel corso dell'anno scolastico 2009/10 la Polizia ha incontrato 180.000 studenti di oltre 450 scuole; il primato spetta a Lombardia, Lazio e Sicilia. E si punta a superare quota 200.000. "E' stato un bilancio più che positivo- ha tenuto a sottolineare Antonio Apruzzese, direttore del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni- che ci ha portati a una scoperta importante: è difficile farsi ascoltare dai ragazzi in generale, figuriamoci per quanto concerne Internet dove si sentono dei professorini. In primis abbiamo utilizzato giovani agenti per colmare il gap generazionale, e anche esperti di informatica. In questo modo abbiamo trovato i giovani piu' inclini ad aprire le orecchie. I genitori? Non devono inseguire i figli sul piano della conoscenza tecnologica, ma devono dare informazioni generali di buon comportamento e di buon senso, importanti nella vita così come per evitare le insidie della Rete. Quindi è necessario un uso critico e sicuro di Internet attraverso un'opera di sensibilizzazione e informazione continua".

Qualche dato sull'attività della Polizia Postale: nel 2010 sono stati monitorati 19.000 siti, sono state svolte 77 azioni sottocopertura, 63 gli arrestati per pedopornografia, oltre 600 le persone denunciate, 900 i siti oscurati.

E quale vuole essere l'apporto di Google i termini di approccio responsabile ai nuovi media? Ne ha parlato Scott Rubin, responsabile della strategia pubblica e di comunicazione. "Google non vuole sottrarsi alla responsabilità che un importante azienda ha in termini di educazione all'uso di Internet, in particolare per quanto riguarda le nuove generazioni. Questo è un progetto di grande rilievo che ci vede collaborare con le istituzioni e la società civile, all'insegna della concretezza. E sulla base dell'esperienza maturata abbiamo deciso di coinvolgere anche genitori ed educatori".

E intanto Google ha creato anche in Italia un nuovo Centro Sicurezza Online per la famiglia (www.google.it/sicurezzafamiglia) in cui vengono convogliati suggerimenti, consigli, spunti oltre a informazioni su come usare gli strumenti di sicurezza. Il punto di partenza è stato dato da un'indagine "Bambini e nuovi media", secondo cui in un campione rappresentativo di oltre 500 genitori di bambini tra 8 e 13 anni solo il 18% ha mostrato di conoscere le nuove tecnologie e di essere in grado di affiancare i figli nel loro utilizzo, mentre un 21% dichiara di demandare ai media il compito di balia. Tra i temi trattati, cyberbullismo, contenuti violenti e/o a sfondo sessuale, adescamento on line, privacy.

(12 gennaio 2011)

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disabile su sedia a ruote naviga in internetC'è chi si costruisce un'identità ad hoc sul web e chi preferisce rivelare fin da subito la propria disabilità. La rete offre entrambe le possibilità, e ogni scelta ha le proprie ragioni di essere. E così mentre il dibattito impazza, vi chiediamo: voi che rapporto avete con i social network? Raccontatecelo