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L'Unione europea approva la direttiva anti-discriminazione

Riguarderà i servizi sociali e sanitari, l'educazione e l'alloggio: per le persone disabili dovrà essere garantito l'accesso a beni e servizi quali trasporti, servizi finanziari, telecomunicazioni, divertimenti e cultura, attraverso modificazioni architettoniche 'ragionevoli' o altre misure alternative. Inclusi nel testo i casi di discriminazione multipla o per associazione. Saranno forme di discriminazione anche le molestie

fumetto con un gruppo di persone

BRUXELLES - La direttiva europea anti-discriminazione volta a coprire tutti i settori oltre al luogo di lavoro supera la prima tappa dell'iter parlamentare, ricevendo l'approvazione della commissione Libertà civili del Parlamento europeo. Proposta dalla Commissione europea il 2 luglio scorso, questa direttiva servirà a proteggere i cittadini europei dalle discriminazioni basate su credo e religione, età, sesso e orientamento sessuale, disabilità. Questo nuova disposizione completerà il dispositivo legislativo europeo anti-discriminazioni, che già comprende una direttiva sull'eguaglianza uomo/donna, una sull'origine etnica e una sull'eguaglianza di trattamento sul luogo di lavoro. Settori di applicazione saranno i servizi sociali e sanitari, l'educazione, l'alloggio, e più in generale l'accesso a beni e servizi, quali i trasporti. Ne rimangono invece escluse le relazioni tra privati che non abbiano carattere professionale e commerciale. Vengono inoltre ritenute forme di discriminazione anche le molestie (harassment).

Per i deputati, che hanno approvato con 34 voti favorevoli su 45 la relazione della verde olandese Kathalijne Buitenweg, la direttiva dovrà coprire anche i casi di discriminazione multipla (ovvero quando più fattori di discriminazione si sommano, come potrebbe succedere a una omosessuale anziana e disabile) e per associazione (quando si vieni discriminati per il legame che si ha con una vittima di discriminazione, come potrebbe succedere ai famigliari di un disabile). Per quanto riguarda i disabili, dev'essere loro garantito l'accesso a tutti i beni e servizi (come trasporti, servizi finanziari, telecomunicazioni, divertimenti e cultura) tramite la predisposizione di modificazioni architettoniche 'ragionevoli' o con misure alternative. Queste però non dovranno rappresentare dei carichi sproporzionati per i gestori e la natura dei servizi forniti non deve venirne alterata. Sono previste anche delle salvaguardie per le piccole e medie imprese, che potrebbero trovare troppo oneroso prendersi carico di questi aspetti.

La direttiva infine prevede delle eccezioni, come nel caso dell'accesso a istituzioni scolastiche religiose (a patto che siano differenze proporzionali e necessarie). Inoltre, assicurazioni e banche potranno continuare a differenziare la loro offerta sulla base dell'età o della disabilità del cliente, finché queste rappresentano un fattore determinante per la valutazione del rischio. Altre discriminazioni basate sull'età rimarranno legittime, come per la vendita di alcol, l'utilizzo di armi, o per la patente di guida. D'altra parte però, i deputati chiedono che giovani e disabili possano godere di tariffe agevolate all'accesso a trasporti, sport e cultura. I deputati tengono a sottolineare che la direttiva non avrà alcuna incidenza sul diritto di famiglia, sulla laicità dello Stato, sull'organizzazione dei curricula scolastici o sulle differenze di trattamento basate sulla nazionalità, lasciando completamente inalterato l'equilibrio di divisioni tra Unione europea e Stati nazionali. Il voto della plenaria del Pe, che sulla materia ha per il momento solo potere consultivo non essendo stato ratificato il trattato di Lisbona, è previsto per i primi giorni di aprile. (Matteo Manzonetto)

(18 marzo 2009)