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Social network. Elena: "Ma i problemi dei disabili, sono i disabili"

Una ragazza non vedente partecipa al dibattito lanciato da SuperAbile.it sul ruolo dei social network: "Finché ci saranno persone disabili che nella vita reale si chiudono in se stesse per aver subito pregiudizi e pietismi e approfittano della rete per nascondersi illudendosi di evitare i problemi, non ci sarà mai apertura nei confronti della disabilità. Non ci si può lamentare di non essere accettati, quando non si fa assolutamente niente per farsi accettare"

persone formano un simbolo della disabilità

In merito alla questione "Social network: rivelarsi o celarsi?", vorrei lanciare una provocazione nella discussione e sta tutta qui: i problemi dei disabili, sono i disabili. Finché ci sono persone disabili che nella vita reale si chiudono in se stesse per aver subìto pregiudizi e pietismi, e ne approfittano della rete internet per nascondersi illudendosi di evitare i problemi, non ci sarà mai apertura culturale nei confronti della disabilità. Non si può lamentarsi di non essere accettati, quando non si fa assolutamente niente per farsi accettare. Piaccia o no, dire in rete di essere disabili o farsi veder per strada con un qualsiasi ausilio che aiuta per la disabilità sensoriale o motoria, causa imbarazzo, e questo perché? Perché si è stati per centinaia di anni in cui i disabili erano chiusi in se stessi, non c'era la cultura, non c'erano le risorse... e adesso, mi si viene a raccontare e parlare di integrazione ma poi nascono come funghi i siti come amoredisabili e similari? Mi si viene a raccontare che la cultura è cambiata? No, non è cambiata per niente, perché sono molti di noi disabili a causarci i problemi, a noi stessi. Non ci rendiamo conto che per essere veramente accettati come persone normali, dobbiamo accettare anche di essere, in certe occasioni, rifiutati; perché non mi risulta che un vedente, o uno che cammina, non riceva qualche "due di picche" da un/a potenziale spasimante oppure in un rapporto di amicizia, o nel lavoro... Per certe persone disabili sembra quasi che la vita da "normodotato" sia una vita piena di felicità e priva di problemi, invece, non è vero, il mondo ha un sacco di cose che non va e i problemi accadono a tutti.

Questa è stata una cosa che, purtroppo, ho capito quando l'errore l'avevo già fatto. Quando mi sono lasciata influenzare dalla falsa speranza che bastasse non essere disabili per non subire pregiudizi e rifiuti, quando credevo che la rete fosse un'isola felice in cui bastava raccontare una storia per essere creduti. Invece no, non si può e non si deve giocare con i rapporti umani costruendoli su una bugia, perché le bugie hanno le proverbiali gambe corte e, per quanto un normodotato tenda troppo spesso a giustificare il disabile "poveretto chissà quanto avrà avuto paura"... Questa è una grande umiliazione per noi che ci troviamo, ancora una volta, a non essere trattati come tutti gli altri dato che tra normodotati, se uno racconta una fandonia per anni, come minimo l'altro ti squalifica.

Allora, tanto vale raccontare la verità da subito e affrontare i pregiudizi da subito perché solo così si dà la possibilità a se stessi di essere persone reali e libere, e agli altri di informarsi su tematiche alle quali altrimenti resteranno estranei a vita: stando il fatto che comunque umiliazioni e pietismi sono cose che sussistono, bisogna chiedersi cos'è meglio: subire un eventuale imbarazzo subito, e aver la possibilità di ribattere e difendersi, oppure nascondersi e poi giustificarsi, per sentirsi dire "poveretto" dopo senza avere alcuna possibilità di replica perché si sa di essere nel torto? E poi, non nascondo la tristezza e lo spavento sapendo quanto siano diffusi i siti web di incontri tra persone con disabilità...nascondersi dietro "una persona con i miei stessi problemi mi capisce di più, è più facile condividere"... ma che cosa? E dov'è finita la volontà di mettersi in gioco, di conoscersi, di crescere insieme, propria dei rapporti umani sentimentali o di vera amicizia?

La stima, l'affetto, l'amicizia e l'amore non guardano in faccia una persona se è bella, brutta, se cammina o no, se vede o se ha l'HIV; se una persona con una malattia o una disabilità preclude la strada a chi non vive la stessa condizione, fa lo stesso identico errore delle persone che tanto accusa. Senza poi contare il pericolo che può esserci quando si parla di relazioni sessuali tra persone entrambe portatrici di malattie veneree, si parla di sovrainfezione da HIV, o coinfezione HIV/HCV, e via dicendo...vale la pena un rischio simile, compreso rovinarsi l'eventuale terapia di anni, tutto per evitare l'eventuale ansia di relazionarsi sessualmente usando le precauzioni? anche se tanti non lo credono, una relazione tra persone positive all'HIV (sieroconcordante) deve essere protetta tanto quanto una relazione sierodiscordante cioè con uno dei partner sieropositivo e uno no e stessa cosa vale per l'epatite C e altre infezioni, si rischia l'effetto ping pong.

Non sto dicendo di essere contraria fermamente alle relazioni tra persone con disabilità, perché se sono nate e strutturate su sentimenti sani e non sul "mal comune mezzo gaudio", possono funzionare e anche bene, tanto quanto le relazioni "miste", che triste 'sta parola...sto solo dicendo che le relazioni non devono avere requisiti per essere instaurate, ad eccezione ovviamente del rispetto reciproco. Ciao. (Elena Brescacin)

(28 gennaio 2011)