Sconcerto per la manovra correttiva da parte del Governo all'esame del Consiglio dei Ministri che riguarda anche le indennità di accompagnamento: a scrivere è Marina Cometto di Torino, madre di Claudia. Un video allegato alla lettera è la testimonianza della fatica e dell'impegno dei familiari con figli disabili gravi

ROMA - Un video e una lettera, indirizzati anche al Governo e al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: sono questi gli strumenti di cui si è avvalsa Marina Cometto di Torino nell'esprimere tutta la sua rabbia e costernazione nei confronti della manovra correttiva, all'esame in Consiglio dei Ministri, che tocca anche le indennità di accompagnamento per disabili gravi e non autosufficienti.
"Questa che vedete - scrive Marina, pubblicando il link al video ‘di famiglia' - è la spesa improduttiva di cui parlate. Si chiama Claudia e ha 37 anni". "Questa spesa improduttiva è stata causata dalla vostra sanità, dalla vostra non riabilitazione, dalla vostra istruzione fallimentare, dalla vostra poca considerazione della vita più fragile, preziosa solo per noi famiglie. Ho sopportato in tutti questi anni tante parole inutile, false, promesse sempre dimenticate. Ho sempre cercato di riuscire a emergere dalla solitudine e dal dimenticatoio in cui vengono relegate le famiglie disabili: sì, noi siamo famiglie ‘disabili', perché abbiamo perso molto delle nostre abilità e prospettive come genitori incontrando la disabilità, ma non è stato questo a far scattare la molla dell'indignazione".
"La frase che si sente e si legge in questi giorni - scrive ancora - è ‘tagliare le spese improduttive': includere le persone con disabilità in queste spese dimostra quanto voi non conosciate nulla di questo importante argomento. L'indennità d'accompagnamento che ricevono non è neppure sufficiente a coprire le spese che affrontano per poter fare quello che fanno tutte le altre persone. Per quelle poi come mia figlia che, come vedete, necessita di essere assistita premurosamente e totalmente l'indennità d'accompagnamento è addirittura da aumentare, perché è tutta la famiglia a essere coinvolta e non siamo messi in condizione di avere le stesse opportunità di tutti i cittadini".
"Ho rinunciato al lavoro per assistere mia figlia e non avrò neppure il diritto alla pensione, ma avrei dovuto metterla in istituto? - si chiede-. Staccarla dai suoi affetti e toglierle la dignità di sentirsi essere umano e non solo un numero? Amata e considerata parte importante di un nucleo affettivo e condiviso? Non è intervenendo così alla cieca sulle indennità d'accompagnamento e senza consultazione con le parti sociali, comprese le associazioni delle famiglie disabili, che si risolvono i problemi economici del Paese".
"Le persone con le difficoltà di Claudia, se riusciranno a sopravvivere a noi genitori e percepiranno la pensione di reversibilità dell'unico genitore che è riuscito a mantenere il posto di lavoro, pur avendo grandi necessità di assistenza per vivere, non avranno più diritto con i conteggi insulsi di cui si parla a riscuotere l'indennità d'accompagnamento. Chi troveranno disposto a occuparsi di loro, sacrificando la propria vita per mancanza di risorse economiche? Posso chiedere questo agli altri figli? Mia figlia sarà allora obbligata a essere ricoverata in istituto? È questo che si vuole? Mantenere in vita carrozzoni alienanti della dignità della persona, nascondendosi dietro alle parole che sono necessari?".
"Visto che il Ministro Tremonti e altri dimostrano ancora una volta che di disabilità non conoscono nulla, se non la voce spesa sociale nella lista delle spese da tagliare, credo sia utile, necessario e indispensabile bloccare questa orrenda, disdicevole e inutile azione che porterà solo danni maggiori a chi già è penalizzato non poco dalla nostra cieca e ottusa società". "Decisa a rivolgermi alla Corte Europea se sarà il caso. Siamo 3 milioni di invalidi in Italia con una famiglia al seguito: un esercito di persone che faranno la differenza al momento opportuno".
"Per arrivare al traguardo dei 37 anni di Claudia abbiamo faticato non poco. Lo abbiamo fatto volentieri e con amore, ma, arrivati all'età in cui per chi non ha incontrato la disabilità di un figlio è giunto il meritato riposo, siamo stanchi e anche noi abbiamo bisogno di maggior supporto - anche monetario - per coprire tutte le necessità di Claudia che in termini economici supera di gran lunga quanto percepito come indennità e pensione. Se non ci fosse la pensione di mio marito, non riusciremmo a offrirle pur con enormi sacrifici tutto ciò che le è necessario".
"Nonostante la Convenzione Onu che, ricordo, anche l'Italia ha sottoscritto, continuiamo - conclude Marina - a essere penalizzati e considerati zavorra. Il Governo attuale sta sradicando in ogni campo quanto costruito negli anni passati, ormai remoti; ci sta portando indietro a livello sociale agli anni buii in cui la disabilità veniva reclusa e nascosta". "Mi rifiuto di pensare che - chiosa infine - l'unica soluzione, forse desiderata da chi ci considera solo spese improduttive, sia toglierci di mezzo. Io non ci sto".
Marina Cometto
Torino
Madre di Claudia
(24 maggio 2010)





