Dopo il primo incontro del Tavolo che al ministero del Welfare s'occuperà dei temi della disabilità c'è poco spazio per l'ottimismo: dialogo avviato, ma poca incisività e risultati lontani. Più difficile del previsto uscire dall'impasse del dopo-Torino

ROMA - E' quasi un corto circuito, e uscirne sembra più complicato del previsto. Da un lato c'è un ministro che sottolinea le sue priorità e la sua visione dei problemi, senza però entrare mai troppo nello specifico; dall'altro ci sono le organizzazioni e le associazioni delle persone con disabilità, che non riescono a fare quadrato, si rivelano poco incisive, sfornano documenti su documenti ma non ottengono risultati. O almeno hanno la percezione di non ottenerne. E' insomma un vero e proprio gioco delle parti, in cui da questa parte della barricata c'è il governo che forse neppure vuole, ma certamente non prende ufficialmente posizioni precise per non urtare la sensibilità del mondo associativo e non essere accusato di assumere autonomamente decisioni sui disabili senza consultarli, e dall'altra parte ci sono le associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari, che studiano, propongono, anche si scaldano (i fischi riservati a Maurizio Sacconi durante la Conferenza nazionale delle politiche sulla disabilità di inizio ottobre a Torino), ma che alla fin fine stanno alla finestra in attesa che dall'esecutivo arrivi un segno chiarificatore, nel continuo dilemma fra la necessità di una protesta forte e vibrata e la convenienza a non alzare i toni e a sedersi al tavolo, nella speranza di rimediare almeno qualcosa.
Anche la nuova puntata del confronto fra il ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali e l'universo associativo delle persone con disabilità si è rivelato per lo più interlocutorio, e tutti i punti di domanda che costellavano la chiusura dei lavori della Conferenza di Torino continuano a pendere sulla testa dei protagonisti. La buona notizia è che finalmente il Tavolo è partito, che cioè quella sede d'incontro fra il governo e le persone con disabilità, di cui si favoleggia almeno dal momento della firma da parte del nostro paese della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili (marzo 2007), finalmente si sia materializzata. A dirla tutta, tecnicamente parlando ancora non ci siamo. Il cosiddetto Osservatorio previsto dal documento delle Nazioni Unite non arriverà prima di qualche mese: composto da una quarantina di membri, per un terzo rappresentanti delle associazioni, andrà in Gazzetta Ufficiale non prima della fine dell'anno (ben che vada). In attesa dei sempre troppo complessi "passaggi burocratici", pressato dall'evento, il governo alla Conferenza di Torino aveva ristretto i tempi e convocato - in attesa dell'Osservatorio - un altro Tavolo, destinato poi a confluire proprio nell'Osservatorio. In sostanza, avevano spiegato Sacconi e il sottosegretario Roccella, intanto iniziamo a ragionare insieme e a capire come e dove dobbiamo intervenire.
Invito accolto, naturalmente, dal mondo delle associazioni, che però faticano terribilmente a mostrarsi incisive. Il documento presentato congiuntamente da Fish e Fand, nel corso della prima riunione del nuovo Tavolo, è già un successo, solo a ricordare i dissapori che fino a non troppi anni fa hanno caratterizzato i rapporti fra le due Federazioni più rappresentative di questa parte del privato sociale del nostro paese. Una visione unitaria fra le storiche associazioni dei disabili italiani (l'Unione ciechi, l'Ente nazionale sordi, gli invalidi civili e quelli del lavoro, tutti riuniti nella Fand) e le nuove realtà nate più recentemente e convogliate nella Fish, è un prerequisito fondamentale per ottenere risultati. Ma non basta. Manca la capacità di mettere l'interlocutore di fronte al fatto compiuto, l'abilità cioè di chiedere al governo pochi e precisi impegni sui quali esigere, in tempi brevissimi, un si o un no. E' la strategia che vacilla, con una base sempre più insofferente (se non palesemente ostile) al governo, e una dirigenza che dà l'impressione di balbettare e di essere ancora alla ricerca dello schema tattico col quale provare a sfondare la difesa avversaria. In tutto questo, il gran numero di partecipanti al Tavolo, con una quarantina di associazioni rappresentate, oltre a Fish e Fand, rende ancora più difficile l'impresa: più che rappresentanza, rischia di creare confusione, in una miriade di rivendicazioni di parte incapaci di riassumersi in uno sguardo unitario e coeso. Quasi una babele insomma, dentro la quale è difficile starci (lo sanno le associazioni stesse) e di fronte alla quale (lo sa il governo) è difficile capirci qualcosa. (ska)
(22 ottobre 2009)











