Molto più che i controlli straordinari, andrebbero indicati i criteri di valutazione per stabilire a chi può essere concessa l'indennità di accompagnamento. L'analisi di Cristiano Gori, esperto di politiche sociali, docente di politica sociale alla Cattolica di Milano e consulente scientifico per l'Irs

ROMA - L'enfasi posta sui cosiddetti "falsi invalidi" nel dibattito intorno agli interventi da compiere per contenere la spesa per le pensioni di invalidità civile trasmette un'immagine distorta all'opinione pubblica perché "sposta l'attenzione dal problema principale", che non sono i controlli da effettuare ma "la debolezza degli interventi per i non-autosufficienti in Italia". Ne è convinto Cristiano Gori, esperto di politiche sociali, docente di politica sociale alla Cattolica di Milano e consulente scientifico per l'Irs, che in un articolo pubblicato su "Il Sole 24 Ore" analizza i dati relativi alla crescita della spesa, con particolare riferimento all'aumento del numero delle indennità di accompagnamento, la cui spesa è cresciuta nell'ultimo decennio ad un ritmo nove volte superiore a quello della spesa per le pensioni di invalidità.
Gori spiega che "l'indennità è l'unica misura nazionale stabile a sostegno dei costi economici causati agli anziani dalla non autosufficienza" e che l'aumento del loro numero si spiega con l'invecchiamento della popolazione (gli ultra-75enni sono cresciuti del 23% fra il 2002 e il 2009), con la maggiore informazione rivolta alla popolazione anziana (che in passato usufruiva meno di questa possibilità) e con il fatto che "l'accertamento dei requisiti per riceverla è basato su criteri generici e non standardizzati". A chi - cioè - deve valutare se una persona può o meno ottenere l'accompagnamento non è fornito "alcuno strumento tecnico di valutazione", né a livello nazionale è indicata "una soglia precisa di bisogno" per accedere alla misura. E' in questo spazio che si incunea la possibilità di assegnare l'indennità a chi effettivamente non ne avrebbe diritto, prassi più comune in alcune regioni nelle quali - a causa del difficile contesto socio-economico - l'invalidità civile viene impiegata "non come intervento a favore delle persone con disabilità ma come sostegno a famiglie in difficoltà economiche".
Il vero punto cruciale da affrontare, ancor più dei controlli - che peraltro ciclicamente vengono effettuati senza riuscire a invertire la tendenza - è dunque quello dell'introduzione di criteri standardizzati e precisi, in modo da definire chiaramente chi può e chi non può ricevere l'indennità. E, nell'ambito di questa revisione - precisa Gori - bisognerebbe anche "variare l'importo in base al grado di bisogno, cosicché coloro che hanno un livello maggiore di non autosufficienza ottengano più risorse rispetto ad oggi, visto che attualmente l'importo di 480 euro è inadeguato alle situazioni più gravi". A far da sfondo a queste misure, però, dovrebbe esserci l'incremento dell'esigua offerta di servizi alla persona che oggi viene attuata da comuni e regioni. Va rivista dunque l'intera politica per la non autosufficienza, per la quale oggi il nostro paese spende complessivamente meno degli altri paesi europei: la riforma della indennità di accompagnamento, dunque, servirebbe non a ridurre gli stanziamenti, ma ad utilizzarli meglio, in una prospettiva di sviluppo dell'intero settore, oggi finanziato in misura inadeguata. (ska)
(19 maggio 2010)






