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Il Punto

Un corso di scrittura autobiografica per chi assiste malati di Alzheimer

L'esperienza friulana è la prima di questo tipo in Italia e già si pensa di ripetere l'iniziativa nel 2010. "Il valore della memoria personale e collettiva come ausilio nella cura del proprio caro"

mano che scrive su un quaderno

PORDENONE - Scrivere può servire ad affrontare la malattia di un familiare, a trovare una valvola di sfogo, a condividere esperienze ed emozioni, in sostanza può essere una sorta di auto-terapia. Ne sono convinti i membri dell'associazione "Familiari Alzheimer di Pordenone onlus", che da poco ha concluso il corso di "scrittura autobiografica clinica" dedicato a coloro che assistono un congiunto malato di demenza. E già si pensa di ripetere nel 2010 l'esperienza friulana, prima di questo tipo in Italia.

"L'atto, la prassi dello scrivere è per principio considerata occasione formativa di stimolo all'attenzione e all'interiorizzazione delle tematiche esistenziali - spiega la presidente dell'associazione, Daniela Mannu -. L'obiettivo del laboratorio è stato dunque quello di dare un contributo alla cura di sé  favorendo l'attenzione e la disponibilità a riconoscere nell'esperienza che si matura un valore aggiunto alla propria vita. Inoltre abbiamo voluto rimarcare il valore della memoria personale e collettiva come ausilio nella cura del proprio caro e come stimolo a ricostruire l'interazione soprattutto sul piano emotivo".

Il progetto, supportato dalla "Libera università dell'autobiografia" di Anghiari (in provincia di Arezzo), mirava fondamentalmente a evidenziare come la narrazione autobiografica, in particolare scritta, sia in grado di evocare esperienze e vissuti che si prestano a un'interpretazione e alla condivisione, anche in contesti di sofferenza a causa di malattie, lontananza, condizioni di privazione. "Un risultato importante  - riflette Mannu - è stato di introdurre nel contesto pordenonese nuove modalità di intervento nella cura di sé in persone svantaggiate. La richiesta partiva proprio dai familiari, che chiedevano di avere strumenti propri per la ricostruzione di una memoria, a volte labile, in un contesto familiare difficile, come quello in cui si convive con la malattia di Alzheimer, e di rimettere ordine ai ricordi utilizzandoli anche come strategia di intervento nella cura del proprio congiunto".

Nella regione Friuli Venezia Giulia si stimano tra i 15 e i 20 mila casi di pazienti dementi, la metà dei quali affetti da Alzheimer. E la percentuale di persone affette dal morbo risulta più alta nel territorio che nel resto di Italia. Per quanto riguarda la provincia di Pordenone, le stime contano dalle 3.500 alle 5 mila persone affette da demenza di cui il 55% colpite da Alzheimer. Di media al centro di valutazione neuropsicologica dell'azienda ospedaliera vi sono 23 nuovi accessi al mese. (gig)

(16 giugno 2009)