Riconoscimento assegnato dalla comunità di Capodarco di Roma: Dora Costa ha una figlia affetta dalla nascita da una malattia genetica rara e da un ritardo cognitivo grave e ha perso l'altro figlio in un incidente stradale

ROMA - "Eravamo in cinque nel 2000 e siamo di nuovo in cinque nel 2008. Tutto l'aiuto che ho dato nel corso degli anni mi è tornato sempre indietro. Due persone sono, infatti, scomparse dalla mia vita e due persone sono rientrate in casa. Forse è questo che mi ha dato la forza di andare avanti nonostante tutto". Quella di Dora Costa è stata una vita difficile, fatta di sofferenza ma anche di dedizione e gratuità. Per questo la comunità di Capodarco di Roma ha deciso di assegnare a lei un riconoscimento simbolico, l' "Anello della lode", dedicato a tutte le famiglie che si prendono cura dei figli con disabilità.
La figlia di Dora, Simona, è affetta dalla nascita da una malattia genetica rara e da un ritardo cognitivo molto forte, che non le permette di essere autonoma. "A quattro anni si è manifestata la malattia di Simona. Ora ha 34 anni ma è come se fosse ancora una bambina piccola. In più ha la sindrome di Gaucher, una patologia rara", racconta Dora. "Fino a qualche anno fa era molto difficile anche trovare le medicine adatte a curarla. Credevo che nella vita quando sei costretto a portare una croce quotidiana come questa , niente ti possa più succedere, ma per me non è stato così. E così otto anni fa ho perso mio figlio in un incidente stradale".
Il dolore per la perdita del primogenito è stato l'ennesimo colpo per tutta la famiglia. " Mi sono dovuta rimboccare le maniche e farmi forza, ma mio marito non ce l'ha fatta. E' entrato in depressione", continua. "Non usciva più di casa, non riusciva a reagire. E poco dopo si è ammalato. Così dopo dieci mesi è scomparso anche lui". E mentre Dora si trovava a sostenere questo secondo grave lutto, Simona è rimasta incinta. "Ho sempre pensato che fosse pericoloso per mia figlia uscire da sola perché chiunque poteva farle del male, perché Simona è bella e ha un corpo bello. Così è successo che una persona non idonea si è avvicinata a lei", racconta ancora Dora. "Ho fatto di tutto per tenere questo ragazzo lontano da mia figlia ma è stato inutile, finchè Simona è rimasta in stato interessante, e per me è stato un colpo durissimo". Una situazione difficile che Dora è riuscita a superare grazie all'aiuto e al sostegno della Comunità di Capodarco. "Senza Don Franco non sarei riuscita a sostenere anche questo. Ero choccata e ho pensato anche all'ipotesi dell'aborto, perché ero disperata. Poi mi hanno aiutato a riflettere e così è nata Serena, una bambina bellissima che mi ha restituito la gioia di vivere".
Nonostante tutte le avversità, però, Dora non ha perso la volontà di aiutare gli altri. "Quando soffri così tanto nella vita riesci a capire più facilmente il dolore di chi ti sta vicino, e non puoi rifiutarti di dare aiuto". Così le porte della sua casa si sono aperte a una ragazza bulgara in difficoltà, che si è rivolta a lei perché, rimasta sola, non sapeva dove andare. "Ho conosciuto questa ragazza tramite alcuni parenti quando è morto mio marito, poi sei anni fa è venuta a bussare alla mia porta e io l'ho accolta. E' rimasta da noi un paio d'anni, poi ha cominciato a lavorare ed è andata via. Una volta perso di nuovo il lavoro, è tornata e io non potevo non darle aiuto"continua Dora, "anche da lei, però, ho ricevuto tantissimo, perché quando è nata la bambina da sola non ce l'avrei fatta". "Ora ho un solo pensiero fisso, cosa sarà di Simona quando io non ci sarò più. Ha due malattie gravi, e penso sarà difficile trovare qualcuno che si prenda cura di lei." (ec)
(1° gennaio 2009)








